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“La violenza si combatte con un’educazione quotidiana che offra prospettive reali”: il messaggio della dirigente dell’IPSSEOA Wojtyla di Catania

9 Gennaio 2026
Renato

CATANIA – Poteva capitare a chiunque. Elio, il quattordicenne catanese massacrato da un branco di giovanissimi armati di tirapugni, poteva essere chiunque: tu che leggi, tuo figlio, il tuo migliore amico.

Per questo motivo, Elio e la sua storia devono essere considerate come un simbolo e le parole di sua madre Simona come un monito per tutti: “Quanto accaduto non può e non deve ripetersi“.

Da qui la riflessione di Rita Donatella Alloro, Dirigente dell’IPSSEOA “Karol Wojtyla” di Catania, la scuola alberighiera che Elio frequenta: “La storia di Elio ferisce profondamente non solo la sua famiglia, ma l’intera comunità scolastica e civile di cui facciamo parte. Di fronte a una violenza così cieca e gratuita, il rischio è quello di sentirsi impotenti o di relegare l’accaduto a un fatto di cronaca che riguarda ‘altri’”.

“Per questo vorrei sollecitare le vostre riflessioni come membri della comunità educante. La scuola non è un’isola, piuttosto riflette le fragilità, le tensioni e, talvolta, le derive del contesto sociale cui appartiene. Per questo è un luogo privilegiato dove è possibile costruire una nuova storia. Dobbiamo interrogarci, senza scorciatoie, su cosa possiamo e dobbiamo fare”.

Non basta più ribadire il valore della legalità. Non basta più condannare la violenza. Essere una comunità educante significa andare oltre i perimetri delle discipline e dei programmi. Significa educare alla cittadinanza, alla cura delle relazioni, al rifiuto della logica del branco e della sopraffazione”.

“Ad Elio dobbiamo non solo vicinanza e sostegno, ma l’impegno concreto di fare della scuola un luogo ancora più attento, inclusivo, responsabile. La violenza non si combatte solo con la repressione ma con un’educazione paziente e quotidiana capace di restituire senso, fiducia e prospettive”.

Doveva essere un sabato sera tra amici – ha raccontato Elio ai giornalisti – e invece… Sono ancora sotto choc e ho paura. Mi hanno picchiato senza motivo, per divertimento … Erano almeno 12. Mi hanno accerchiato e colpito prima frontalmente e poi da dietro. Un ragazzo mi ha sferrato un colpo fortissimo con un tirapugni”.

E questa violenza brutale e immotivata ha causato gravi lesioni all’orbita e all’occhio destro di Elio, ancora ricoverato al San Marco di Catania. Una storia da incubo che nasce dal disagio, dalla rabbia, dal senso di esclusione che sono terreno fertile per comportamenti violenti.

“Per questo la storia di Elio – ha concluso Rita Donatella Alloro durante il Collegio dei docenti di giorno 8 gennaio – non può chiudersi con l’eco dell’orrore o con l’indignazione di un momento. Deve diventare una responsabilità collettiva. Perché dietro quei colpi non c’è solo la violenza di un branco, ma un vuoto educativo, relazionale e sociale che chiama in causa tutti noi”.

“Oggi Elio è il volto visibile di una fragilità più ampia: quella di ragazzi che feriscono e di ragazzi che vengono feriti, spesso nello stesso silenzio. Sta a noi decidere se restare spettatori attoniti o se trasformare questa ferita in un punto di svolta. Solo scegliendo di educare, ogni giorno, al rispetto, all’empatia e alla dignità della persona, potremo spezzare la catena della violenza e restituire ai nostri giovani — a tutti i nostri Elio — il diritto di crescere senza paura”.

Articolo redatto in collaborazione con la prof.ssa Carla Condorelli

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