Dalla politica internazionale alla sicurezza interna, dall’Ucraina alle riforme istituzionali. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha risposto a circa 40 domande nel corso della tradizionale conferenza stampa di inizio anno, toccando i principali dossier aperti.
Sul piano internazionale, la premier ha escluso l’ipotesi di un’azione militare statunitense sulla Groenlandia, definendola «non condivisibile e non conveniente per nessuno». Quanto alla guerra in Ucraina, Meloni ha ribadito la contrarietà all’invio di soldati italiani, sottolineando che la vera garanzia di pace resta l’articolo 5 della Nato. Nessun “veto putiniano”, secondo la presidente, nelle parole di Salvini: una lettura che ha definito «di parte», aggiungendo che è arrivato il momento in cui anche l’Unione europea deve dialogare con la Russia.
Ampio spazio anche ai casi internazionali che coinvolgono cittadini italiani. Sul caso Trentini, la premier ha assicurato che il governo è impegnato «quotidianamente da oltre 400 giorni», mobilitando tutti i canali disponibili. Fiducia è stata espressa anche nei rapporti con il Venezuela dopo la liberazione di altri italiani. Sulla strage di Crans-Montana, Meloni ha garantito il pieno supporto alle famiglie delle vittime e l’impegno a individuare e perseguire le responsabilità.
Sul fronte interno, la presidente ha ammesso che i risultati sulla sicurezza «non sono ancora sufficienti» e ha annunciato un cambio di passo nel 2026, con nuovi interventi contro la violenza minorile e le gang giovanili. In tema di giustizia, ha confermato che il referendum dovrebbe tenersi il 22 e 23 marzo e ha aperto al dialogo sulla riforma della legge elettorale, pur ribadendo che, in caso di stallo, deciderà il Parlamento a maggioranza.
Sull’ex Ilva, infine, Meloni ha assicurato che il governo non avallerà «proposte predatorie». In apertura della conferenza, la premier ha ribadito l’importanza della libertà di stampa, definendola «presupposto fondamentale della salute democratica del Paese».
«Non so perché non mi proponente mai di andare a lavorare con Fiorello a pagamento», cosa che «io vorrei fare». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni nella conferenza di fine anno interpellata su un suo futuro al Colle. «Mi basta e mi appassiona quello che sto facendo – ha aggiunto -. Se lo farò ancora» nella prossima legislatura «dipenderà dal voto degli italiani». Meloni ha spiegato di non ambire a «salire di livello». «Mi faccio bastare il livello mio», ha concluso.