Cronaca Caltanissetta 4 min

Gela: luce di speranza oltre il muro, canti e cunti per ritrovare l’umanità

11 Gennaio 2026
Renato

Le feste sono ormai un ricordo, e tra un buon proposito e l’altro si ricomincia. La routine, il lavoro, le abitudini. È anche vero però, che lo spirito natalizio non è qualcosa che dovrebbe appartenerci solo la notte del 24 dicembre scorso. Lo dimostrano le volontarie e le educatrici che si spendono quotidianamente per restituire un po’ di leggerezza in luoghi in cui questa fa fatica a trovarsi: i carceri. Pochi giorni fa, presso il salone teatro della casa circondariale di Gela, alcuni detenuti hanno avuto la possibilità di festeggiare il Natale e l’Epifania, rendendosi protagonisti di uno spettacolo dal titolo «Canti e Cunti di Natale».

«Anche se in ritardo abbiamo deciso di festeggiare qui, tutti insieme. In fin dei conti, il natale vero può nascere in ogni momento, l’importante è aprire i cuori, donarsi agli altri e lasciar entrare la luce e la gioia. Abbiamo organizzato uno spettacolo con alcuni detenuti, e il risultato è stato a dir poco sorprendente. È il frutto di un cammino non facile, dato il contesto, ma che ci ha fatto scoprire tanta umanità. Qui nulla è semplice, anche solo parlare, esporsi, partecipare richiede coraggio» spiega Stefania Faraci, volontaria responsabile dell’associazione.
Un progetto che ha preso forma pian piano, in tre mesi di prove, tra pianti e sorrisi grazie all’impegno e alla dedizione dell’associazione «Volare liberi».

«Abbiamo raccolto poesie, canti e testi esclusivamente in dialetto. Abbiamo scelto il titolo “Canti e Cunti di Natale” perché volevamo dare voce a due grandi tesori della nostra tradizione siciliana. I canti che esprimono la fede, la nostalgia e la gioia e i Cunti, cioè i racconti popolari, storie semplici ma vere che custodiscono la saggezza e il sapore delle nostre radici. Portare avanti questo progetto tra tante difficoltà sembrava impossibile. Eppure ce l’abbiamo fatta» conclude.
Le volontarie Stefania e Antonella hanno accompagnato i ragazzi giorno dopo giorno, animate da un altruismo disinteressato e dalla gioia di superare le barriere, per riscoprirsi simili, fragili. Nonostante dubbi e paure iniziali, li hanno aiutati a superare pregiudizi e scetticismi, tendendo loro la mano. «Per noi è stata una vera sfida ma abbiamo creduto in questo progetto e soprattutto nei nostri ragazzi. All’inizio si sono accostati con un po’ di diffidenza, che col tempo ha lasciato posto alla fiducia e alla curiosità. Alcuni di loro non avevano mai cantato, mai suonato o recitato davanti a qualcuno. Mettendosi in gioco hanno scoperto di avere un dono: chi ha una bella voce per cantare, chi ha la capacità di recitare, chi ha la forza di raccontare. Sono venuti fuori dei piccoli artisti» racconta con emozione, la volontaria Antonella D’Arma.

«Ognuno di loro porta con sé la propria storia e noi abbiamo cercato di infondere fiducia e coraggio. La vera lezione l’abbiamo imparata noi: anche dietro le sbarre la speranza può farsi voce, poesia e musica» sottolinea. Un progetto a cui hanno preso parte ben 12 detenuti, a partire dal narratore, che entra in scena con coppola e lume in mano. Per poi passare ai canti; uno di questi intitolato «Nino Nanu Lu Pucuraro» è stato scritto e musicato direttamente da uno dei detenuti.
Ad applaudire tra il pubblico le famiglie, tra cui mogli e figli. Ai più piccoli sono state donate le tradizionali calze della befana. Un momento che ha lasciato sorrisi e visi fieri, non più dubbiosi, di essere applauditi e sostenuti da coloro che più si ama.
Fondamentale per la realizzazione dell’idea, il lavoro delle educatrici e il via libera del direttore del carcere, Walter Bressi, e della polizia penitenziaria che hanno supportato l’iniziativa.
Una bella rappresentazione di vita che racconta una storia. Quella di ragazzi che entrano in scena a testa bassa, ma che alla fine, riscattandosi, si scoprono protagonisti. Non certo invincibili o senza colpe, ma umani, come tutti.

(Nella foto grande, in alto, da sinistra, Caterina Bunetta, Stefania Faraci, Esmeralda Flores, Emanuela Faraci, Antonella D’Arma, le educatrici Anna Maria Ferro e Alessia Carelli, il direttore Walter Grassi e don Raimondo Giammusso).

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