Cronaca Siracusa 3 min

Le mire di Trump sulla Groenlandia, l'Europa attacca: «Stop a intese sui dazi»

14 Gennaio 2026
Renato

Le carte in mano sono quelle che sono, ma ora scoprirle sul tavolo non è più un tabù. L’Europa prova ad andare oltre le mere dichiarazioni di sostegno alla Danimarca sul dossier groenlandese e comincia a delineare le prime contromosse tattiche di fronte all’incombere di Donald Trump. Una, su tutti: il rinvio dell’ok dell’Eurocamera all’intesa sui dazi siglata in Scozia lo scorso luglio da Ursula von der Leyen e dal presidente americano. Il dossier commerciale, si sa, è particolarmente caro al tycoon. Nella loro missione a Bruxelles dello scorso novembre, il segretario americano al Commercio, Howard Lutnick, e l’altro caponegoziatore Usa, Jamieson Greer, hanno chiesto con veemenza all’Ue di arrivare al più presto al via libera definitivo all’intesa.

Ma le cose, nel frattempo, sono cambiate. L’offensiva di Trump sulla Groenlandia ha smosso anche i più prudenti a Bruxelles. Da più parti, nell’esecutivo comunitario ma soprattutto all’Eurocamera, è emersa la richiesta di una risposta tattica. Il rinvio del voto degli eurodeputati all’intesa del 27 luglio potrebbe essere una delle strade da seguire. Ai Socialisti l’idea non dispiace affatto. E la presidente del gruppo di Renew, la liberale francese Valérie Hayer, ha spiegato che «si può decidere di ritardare il voto se la situazione politica non si stabilizza e se Donald Trump continua a minacciare la nostra integrità territoriale e sovranità». L’appuntamento per un primo via libera sarebbe previsto il 26 gennaio nella commissione parlamentare Commercio.

Ma a questo punto il calendario torna in bilico. Di certo, il dossier Groenlandia sarà tra quelli prioritari alla Plenaria dell’Eurocamera. In vista dei lavori della prossima settimana la Conferenza dei presidenti dei gruppi (CoP) del Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una dichiarazione di pieno sostegno alla Groenlandia e alla Danimarca. «Qualsiasi tentativo di minare la sovranità e l’integrità territoriale» di Copenaghen e Nuuk «viola il diritto internazionale», si legge nel testo, sostenuto da Ppe, Socialisti, Liberali e Verdi, nuovamente riuniti in quella maggioranza Ursula presa a picconate negli ultimi mesi. E se il Ppe sul dossier si muove mantenendo una certa prudenza, da Socialisti e Renew già sono arrivati i primi strali contro Ecr,
Patrioti ed Europa delle Nazioni Sovrane.

«L’estrema destra tace mentre Trump viola il diritto internazionale», ha sottolineato la capogruppo di S&d Iratxe Garcia Perez. «L’ultradestra europea, da Afd a Jordan Bardella e fino a Giorgia Meloni si è dimostrata ipocrita» sul tema, è invece la posizione di Hayer. Il casus belli groenlandese rischia di esacerbare le tensioni anche sul dossier Big Tech. Secondo alcune indiscrezioni filtrate in queste giorni su alcuni media internazionali, le aziende della Silicon Valley starebbero facendo pressing sui partiti di estrema destra europea per agire contro il Digital services act (Dsa): non sembra un caso che il presidente polacco Karol Nawrocki – tra i più vicini a Trump in Europa – abbia già messo il veto sull’applicazione delle norme digitali comunitarie nel Paese. Bruxelles, dal canto suo, non intende fare passi indietro ed è tornata a mettere in guardia Elon Musk: le prime modifiche introdotte da X per impedire a Grok di generare
immagini sessualizzate di donne e minori sono sotto esame, ma se la piattaforma non correggerà la rotta la risposta è pronta. E potrebbe tradursi in pesanti sanzioni.

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