Cronaca Siracusa 2 min

Perquisizione nella sede del Garante della Privacy: il presidente Stanzione e gli altri membri indagati per peculato e corruzione

15 Gennaio 2026
Renato

Sono in corso perquisizioni da parte della Guardia di Finanza alla sede del Garante della Privacy nell’ambito di una indagine della Procura di Roma che vede indagato il presidente dell’Autorità, Pasquale Stanzione e gli altri membri dell’autorità. Peculato e corruzione i reati ipotizzati. Il fascicolo è coordinato dall’aggiunto Giuseppe De Falco.

Gli altri indagati oltre Stanzione sono Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Tutti componenti del collegio del Garante. Nel corso dell’attività della Gdf sono stati acquisiti cellulari e computer. L’indagine nasce dopo servizi di Report relativi alla spese e ad alcune procedure di sanzioni risultate opache.

Ci sono anche alcune tessere «Volare Classe Executive», del valore di 6 mila euro ciascuna, tra le utilità contestate i quattro indagati, tutti componenti del collegio del garante della Privacy, dai pm di piazzale Clodio.

E’ quanto emerge dal decreto di perquisizione e sequestro eseguito oggi dalla Guardia di Finanza. In particolare, nel capo di imputazione in cui si contesta la corruzione, si afferma che gli indagati «in concorso tra loro, quali pubblici ufficiali, omettendo un atto del loro ufficio, ovvero non erogando alcuna sanzione se non una meramente formale alla società Ita Airways
(nella quale – si legge – per altro il responsabile della protezione dei dati era, per gli anni 2022 e 2023, un avvocato membro dello studio legale fondato da Guido Scorza e del quale è
tutt’ora partner la moglie di questi), a fronte del riscontro di irregolarità formali e procedurali nel monitoraggio delle comunicazioni e nella tenuta della comunicazione relativa al trattamento dei dati nonché mettendo comunque a disposizione i propri poteri e la loro funzione in favore della società di volo, ricevevano come utilità tessere ‘Volarè».

Per quanto riguarda le accuse di peculato, i magistrati di Roma contestano agli indagati che «avendo per ragioni del loro ufficio la disponibilità di denaro pubblico se ne appropriavano attraverso la richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio di mandato per un importo ancora da quantificare». Sempre per questa fattispecie agli indagati
viene contestato di avere «utilizzato l’auto di servizio per finalità estranee alla funzione pubblica».

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