Cronaca Caltanissetta 4 min

«Corruzione e truffa», i pm chiedono gli arresti domiciliari per il parlamentare Mancuso

16 Gennaio 2026
Renato

Le spire dell’ennesima inchiesta si allungano sull’Assemblea Regionale Siciliana, portando scompiglio portando tensioni nelle fila del centrodestra di governo. Al centro della bufera giudiziaria, stavolta vi è il deputato regionale di Forza Italia Michele Mancuso, campione di preferenze alle ultime elezioni regionali, per il quale i magistrati hanno chiesto la misura cautelare degli arresti domiciliari. Ora toccherà al Gip decidere.
C’è un’aria pesante, di quelle che precedono i temporali d’inverno, tra i corridoi di Palazzo dei Normanni. Non è solo il freddo di questo 16 gennaio 2026 a gelare le stanze del potere, ma il ritorno di un fantasma che l’Isola non riesce a scacciare: quello della corruzione che si annida tra le pieghe dei finanziamenti pubblici, trasformando le istituzioni in uno sportello bancario per gli «amici degli amici».
Il comunicato del Procuratore e le accuse
Con una nota asciutta, improntata al rigore della presunzione di innocenza ma densa di dettagli tecnici, il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Salvatore De Luca, ha squarciato il velo sull’indagine che scuote Forza Italia. Il magistrato sottolinea come la Squadra Mobile abbia già notificato gli inviti a comparire per gli interrogatori, passaggio necessario prima che il Gip decida sulla richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura. Al centro della vicenda vi sarebbe una presunta tangente da 12.000 euro, che il deputato Michele Mancuso avrebbe ricevuto in tre tranches fino al maggio 2025. Il “prezzo” dell’accordo sarebbe stato il favoreggiamento dell’associazione “Genteemergente” nell’ottenimento di 98.000 euro di fondi regionali, stanziati nell’agosto 2024 per spettacoli nel nisseno. Non è tutto. Gli inquirenti ipotizzano anche una truffa aggravata da 49.000 euro attraverso l’uso di fatture per costi fittizi.
I nomi degli indagati: da Mancuso a Tricoli
Per evitare «erronee interpretazioni», la Procura ha messo nero su bianco i nomi dei coinvolti. Oltre al parlamentare Michele Mancuso, figura centrale è quella di Lorenzo Gaetano Tricoli, già sindaco di Sommatino e storico riferimento del centrodestra provinciale, indicato come persona molto vicina al parlamentare forzista. Con loro, nel registro degli indagati per corruzione e truffa, figurano i responsabili dell’associazione Gentemergente, Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli. Un sesto nome, quello di Eugenio Bonaffini, risponde della sola ipotesi di truffa aggravata, senza contestazioni di natura corruttiva. Contemporaneamente, è scattato il sequestro preventivo di quasi 70.000 euro, ritenuti il profitto illecito delle manovre sotto inchiesta.
Il garantismo di Tajani e l’affondo delle opposizioni
Da Catania, il vicepremier Antonio Tajani ha alzato lo scudo del garantismo azzurro: «Sono contrario a fare campagne sulle vicende giudiziarie. Vale la presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva», ha dichiarato, auspicando che Mancuso dimostri la sua «assoluta estraneità». Una linea di difesa che non placa però la tempesta politica.
Le reazioni alla notizia.
I parlamentari Ismaele La Vardera e Carmelo Miceli definiscono “inquietanti” i contorni dell’indahine, parlando senza mezzi termini di un vero e proprio «sistema» Caltanissetta. La Vardera e Miceli puntano i riflettori amche su Lorenzo Tricoli. L’inserimento di Tricoli nella lista degli indagati — secondo i due parlamentari — accende un faro sui legami tra politica regionale e amministrazione locale comunale del capoluogo. «È bene ricordare che i veri padrini del sindaco Tesauro sono proprio Tricoli e Mancuso”, hanno tuonato La Vardera e Miceli in una nota congiunta, chiedendo le immediate dimissioni del primo cittadino nisseno.
Dal canto suo, il sindaco Tesauro ha espresso “piena fiducia nel lavoro della magistratura”, cercando di smarcarsi dalle implicazioni politiche e garantendo che l’amministrazione comunale proseguirà nel solco della legalità.
Le reazioni politiche a livello regionale sono state immediate e veementi. Il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo, ha parlato di una “questione etica e morale non più rinviabile” e di un “metodo criminogeno” nella gestione del consenso. Alfio Mannino (Cgil Sicilia) e Ida Carmina (M5S) hanno stigmatizzato il “degrado morale” delle istituzioni e la “cultura della tangente”, accusando la Regione di essersi trasformata in un “bancomat” per interessi personali ed elettorali.
«Fatta salva la presunzione di innocenza, doverosa in casi come questo, non possiamo che constatare, con enorme amarezza, che la richiesta di arresto per il deputato di Forza Italia Michele Mancuso per corruzione rappresenti l’ennesimo sonoro schiaffo alla maggioranza e alla credibilità del governo Schifani, già ai minimi termini anche per l’assoluta inefficacia della sua azione». Lo afferma il coordinatore regionale per la Sicilia del M5S Nuccio Di Paola commentano l’inchiesta della procura di Caltanissetta. «È certo che un andazzo del genere non è assolutamente tollerabile e dovrebbe indurre a mettere una pietra tombale su storture come i maxi-emendamenti cui il M5S è sempre stato nettamente contrario. Episodi del genere, inoltre, dovrebbero fungere da ulteriore collante e stimolo per le forze alternative al centrodestra a dare finalmente un nuovo governo alla nostra martoriata Sicilia».
In attesa che la magistratura faccia il suo corso e che il Gip si pronunci sulle richieste cautelari, l’eco dell’inchiesta si riverbera nelle aule del potere siciliano, lasciando l’amaro in bocca per l’ennesima pagina di cronaca giudiziaria che investe l’Isola e i suoi rappresentanti.

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