Una burocrazia più snella per trasformare finalmente l’area di crisi industriale complessa in un motore reale di sviluppo per il territorio. Durante un’audizione in Commissione Industria al Senato, Marco Calabrò, rappresentante del Dipartimento per le politiche per le imprese del Mimit, ha tracciato la rotta per superare le lungaggini che da troppo tempo frenano il rilancio produttivo della città del Golfo. Il cuore del problema risiede nel divario tra le aspettative generate e le risposte concrete del mercato.
Il caso di Gela è stato citato come esempio emblematico di un cortocircuito procedurale che rischia di paralizzare gli investimenti. «Ci sono margini di semplificazione dei processi su cui stiamo già ragionando», ha spiegato Calabrò. Il riferimento critico è alle manifestazioni di interesse che, sebbene numerosissime sulla carta, si rivelano spesso poco vincolanti e fonte di inutili tensioni sociali. «A Gela – ha sottolineato il dirigente del Ministero – si sono registrate 432 manifestazioni di interesse, ma all’apertura effettiva del bando si sono presentate soltanto sei aziende». Un dato che evidenzia come l’attuale disciplina rischi di gonfiare le speranze della comunità senza produrre un impatto industriale tangibile.
L’obiettivo del Governo è ora quello di «snellire le procedure» per accorciare drasticamente i tempi che portano alla firma degli Accordi di programma. Per Calabrò, la tempestività è l’unico strumento efficace per operare correttamente nel rilancio di un polo strategico come quello gelese, sottolineando la necessità di «intervenire in anticipo» rispetto alla desertificazione del tessuto produttivo.
Ma l’opposizione incalza e chiede certezza su tempi e definizioni.
«La crisi industriale – afferma il senatore M5S Pietro Lorefice, segretario di presidenza di Palazzo Madama – non può diventare un limbo senza fine. Il ministero competente deve esercitare una regia vera, con impulso, controllo sui tempi e scadenze certe. Nel caso dell’area complessa di Gela le imprese, come ho più volte rilevato, denunciano procedure farraginose e ritardi, anche nel rapporto tecnico con Invitalia, con risposte fuori tempo e informazioni contraddittorie. Se esistono fattori esogeni che rallentano i processi, vengano indicati e risolti. O si sblocca tutto subito o si ammetta che così si condanna un territorio a perdere lavoro e futuro».
La sfida per la città resta quella di convertire i buoni propositi ministeriali in cantieri e nuovi posti di lavoro. Ridurre i passaggi formali significa restituire credibilità agli strumenti agevolativi, evitando che il futuro economico di Gela rimanga intrappolato tra le maglie di una comunicazione troppo ottimistica e una realtà amministrativa eccessivamente farraginosa.
L’articolo Gela: ministero punta alla semplificazione per sbloccare i bandi attuativi delle Aree di crisi proviene da Today 24.