Il governo di Taiwan cercherà di acquisire oltre 200mila droni attraverso un bilancio speciale per la difesa per un valore di circa 39,529 miliardi di dollari Usa. Tuttavia, al momento, tale bilancio non ha ricevuto l’approvazione del parlamento locale. Lo ha riferito il Taipei Times.
A seguito di un briefing tenuto ieri davanti ai legislatori, il ministero della Difesa Nazionale di Taiwan ha rivelato sette categorie di armamenti che saranno acquisite attraverso questo bilancio, con l’obiettivo di rafforzare le capacità difensive dell’isola di fronte alla crescente pressione militare della Cina.
Il progetto prevede l’acquisto di circa 200mila velivoli senza pilota, inclusi droni per la sorveglianza e la ricognizione costiera e droni per l’attacco costiero, oltre a mille imbarcazioni senza pilota, munizioni vaganti come l’Altius-700M e vari sistemi anti-drone. Costruire una grande flotta di droni è diventata, inoltre, una priorità difensiva assoluta per Taipei, che vede l’esperienza ucraina come un chiaro esempio di come utilizzare la tecnologia per contrastare una potenziale aggressione da parte di Pechino.
Tra gli armamenti che Taiwan intende acquisire ci sono 82 sistemi lanciarazzi multipli Himars, con 1.203 munizioni a guida di precisione e 420 missili tattici, oltre a pezzi d’artiglieria semoventi (60 obici M109a7) e missili anticarro, tra cui 1.050 missili Javelin e 1.545 missili Tow-2b. Questi sistemi verrebbero acquistati tramite un bilancio speciale per la difesa annunciato lo scorso anno dal presidente taiwanese William Lai per il periodo 2026-2033, con l’obiettivo di consolidare le forze armate in grado di «difendere permanentemente» la «Taiwan democratica» dalla «minaccia cinese».
I fondi finanzierebbero lo sviluppo del «Taiwan Shield» (T-Dome), un sistema di difesa aerea a strati annunciato da Lai il 10 ottobre e simile all’«Iron Dome» israeliano e al «Golden Dome» proposto dagli Stati Uniti.
Tuttavia, i due principali partiti di opposizione, il Kuomintang (Kmt) e il Partito Popolare di Taiwan (Tpp), che promuovono legami più stretti tra Taipei e Pechino, hanno bloccato l’approvazione del bilancio, facendo leva sulla loro maggioranza legislativa e accusando il governo di mancanza di trasparenza nel piano di spesa.
Le autorità di Pechino considerano Taiwan una «parte inalienabile» del territorio cinese e non hanno escluso l’uso della forza per prenderne il controllo. Per il governo di Taipei, solo i 23 milioni di taiwanesi hanno il diritto di decidere del proprio futuro politico.