È il giorno della verità al Palazzo di Giustizia, dove sono iniziati questa mattina gli interrogatori di garanzia legati all’inchiesta sulla cosiddetta “legge mancia”, che vede coinvolto il deputato regionale di Forza Italia, Michele Mancuso. Al centro dell’indagine della Procura, che ha chiesto per il politico gli arresti domiciliari, vi sarebbe una presunta tangente da 12 mila euro che Mancuso avrebbe intascato per agevolare un finanziamento regionale da 98 mila euro in favore dell’associazione «Gentemergente».
La difesa di Lorenzo Tricoli
Il primo a rompere il silenzio davanti ai taccuini prima di entrare in aula è stato Lorenzo Tricoli, ex sindaco di Sommatino, braccio destro del deputato e considerato dagli inquirenti il tramite della dazione illecita. Tricoli ha respinto con forza ogni addebito: «Non c’è nulla di vero, risponderò puntualmente al giudice. Non esiste alcuno scambio di denaro». L’indagato ha cercato di smontare il peso delle intercettazioni, in particolare quelle relative a presunti passaggi di denaro che si ipotizza essere avvenuti all’hotel San Michele: «Sfatiamo questo discorso: quelle conversazioni si riferiscono al compleanno di Michele Mancuso. Aveva chiesto un regalo in busta e noi, come gruppo, gli abbiamo regalato un maglione. Questi sono pettegolezzi, concentriamoci sulle accuse».
Tricoli ha poi sottolineato il legame storico con il parlamentare per evidenziare l’illogicità dell’impianto accusatorio: «Secondo voi, per chiedere soldi a me l’onorevole Mancuso avrebbe avuto bisogno di fare tutto questo giro?». Infine, ha preso le distanze dal coinvolgimento dei propri familiari nell’inchiesta, precisando che il nesso tra i suoi nipoti e Mancuso sarebbe solo una costruzione dell’accusa.
Le dichiarazioni di Ernesto Trapanese
Parallelamente, davanti al Gip Santi Bologna, ha reso dichiarazioni spontanee anche Ernesto Trapanese, componente di “Gentemergente”. Assistito dagli avvocati Antonino Falzone e Mario Lupica, ha negato categoricamente qualsiasi episodio corruttivo. I legali hanno affrontato nel dettaglio il nodo delle “fatture gonfiate” contestate dai magistrati: «Si tratta di una fattura emessa per consulenze effettivamente espletate nei confronti dell’associazione», hanno chiarito.
In merito all’accusa di aver rendicontato spettacoli mai avvenuti, la difesa ha fornito una spiegazione tecnica: «Lo spettacolo citato fu rinviato per maltempo ma è stato regolarmente ripetuto e rendicontato in seguito. Professionisti e aziende hanno lavorato in entrambe le occasioni e sono stati pagati correttamente per il doppio impegno. I costi sono trasparenti».
Mentre gli avvocati si dicono fiduciosi di poter dimostrare la totale estraneità dei propri assistiti, l’inchiesta prosegue per accertare se dietro i fondi per gli eventi nel nisseno si celasse realmente un sistema di scambio tra politica e associazionismo.
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