Cronaca Siracusa 1 min

Giorgia, Elly e la mancata concordia

6 Febbraio 2026
Renato

Concordia civium la chiamavano nell’antica Repubblica romana. Qualcosa di impalpabile, spirito diffuso e, insieme, formidabile collante politico che teneva unito il corpo della società poiché garantiva che anche nei momenti di più acceso conflitto interno le contrapposizioni non degradassero nel distruttivo animorum disiunctio e si mantenessero nell’alveo del fertile dissensio opinionum. Ecco, oggi basterebbe che soffiasse solo un po’ di quell’antico spirito repubblicano tra le classi dirigenti al potere, governo e opposizione, e la larghissima maggioranza della popolazione italiana ne trarrebbe un gran beneficio, almeno in termini di fiducia nel futuro. Pie illusioni? Inutile buonismo? No. Piuttosto precisa pratica democratico-repubblicana che consentirebbe all’Italia di mettere in sicurezza l’unità politico-istituzionale laddove occorre raccogliere sfide «esistenziali», ad esempio, in politica estera, la difesa dei confini italo-europei e nel medesimo ambito dei nostri interessi economico-commerciali; o, in politica interna, il contrasto alla violenza politica a tutela dei corpi di polizia e delle stesse libertà di manifestare pacificamente. È vero, sia la Meloni sia la Schlein più volte ci hanno provato ma con esigui risultati. E allora sorge il dubbio se quando ci provano ci credono per davvero o se, in realtà, guidano meno di quanto appare i loro schieramenti politici. Nell’uno e nell’altro caso non c’è da stare allegri.

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