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Siracusa. Primo Maggio, sviluppo fermo e giovani in fuga. Zappulla (PD): «Celebriamo il lavoro o la sua assenza?»

1 Maggio 2026

Il Primo Maggio come momento di riflessione collettiva, non come semplice celebrazione rituale. È da questa premessa che prende forma l’intervento di Sara Zappulla, consigliera comunale del Partito Democratico, che lancia un’analisi lucida e severa sulle condizioni del lavoro e della qualità della vita a Siracusa, mettendo al centro una domanda cruciale: quale futuro offre oggi la città alle nuove generazioni?

Secondo Zappulla, la ricorrenza dedicata ai lavoratori dovrebbe rappresentare «un momento di verità collettiva», capace di spingere una comunità a interrogarsi sulle proprie prospettive economiche e sociali. Un interrogativo che, nel caso del capoluogo aretuseo, si intreccia con dati tutt’altro che rassicuranti. La classifica 2025 del Sole 24 Ore sulla qualità della vita colloca infatti Siracusa all’86° posto in Italia per disoccupazione giovanile, evidenziando una fragilità strutturale che continua a penalizzare il territorio.

Uno degli indicatori più significativi di questa crisi, sottolinea la consigliera, è il calo delle iscrizioni all’istituto Alberghiero. Un segnale che va oltre il dato scolastico e che riflette una crescente sfiducia verso il settore turistico, tradizionalmente considerato una delle principali vocazioni locali. «Se i giovani non credono nel turismo come possibilità concreta di futuro – osserva – il problema non riguarda loro, ma il modello di sviluppo che gli si sta prospettando». Un modello percepito come precario, stagionale e poco remunerativo.

L’analisi si amplia poi alla vivibilità complessiva della città. Zappulla mette in discussione l’idea, spesso celebrata, di Siracusa come luogo ideale in cui vivere, evidenziando come le sue indiscusse bellezze naturali e storiche non siano sufficienti a compensare criticità legate alla gestione urbana e alla programmazione amministrativa. «Il sole, il mare, la luce e la storia non bastano», afferma, indicando una città che fatica a rispondere ai bisogni concreti dei suoi cittadini.

Le difficoltà attraversano tutte le fasce d’età: lavoratori alle prese con ritmi di vita sempre più complessi in un contesto urbano congestionato, anziani che chiedono servizi e spazi accessibili, giovani che oscillano tra noia, desiderio di emigrare e impossibilità di costruire un futuro stabile. Un quadro che restituisce l’immagine di una comunità frammentata e in affanno.

Tra le criticità principali emerge l’assenza di una “cabina di regia” capace di mettere in rete amministrazione, sistema formativo, imprese e parti sociali. Un coordinamento che, secondo Zappulla, dovrebbe non solo facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, ma anche garantire un monitoraggio reale della qualità dell’occupazione: tipologia dei contratti, durata, retribuzioni e prospettive di stabilizzazione.

Il tema del lavoro si lega inevitabilmente a quello del potere d’acquisto. Avere un’occupazione, sottolinea la consigliera, non è più sufficiente se il reddito non consente di sostenere il costo della vita e di costruire un percorso di autonomia. «Se il lavoro non basta più a garantire stabilità, la questione non è individuale ma politica e collettiva», avverte.

In questo contesto, iniziative come i job day rischiano di rivelarsi insufficienti se non inserite in una strategia più ampia e strutturata. Senza un sistema stabile di orientamento, formazione e controllo della qualità del lavoro, tali eventi – pur utili sul piano comunicativo – difficilmente possono incidere in modo significativo sulle prospettive occupazionali.

Il nodo centrale, tuttavia, resta l’identità stessa della città. Zappulla descrive una Siracusa che «non sa cosa vuole diventare», sospesa tra slogan e ambizioni – dalla “capitale del mare” alla “città turistica” – ma priva di una visione concreta capace di trasformare queste etichette in sviluppo reale, lavoro stabile e benessere diffuso.

Il messaggio finale richiama il significato più profondo del Primo Maggio: il lavoro come strumento di dignità, autonomia e libertà. «Una città che non costruisce queste condizioni – conclude Zappulla – rischia di diventare un luogo bellissimo da raccontare, ma impossibile da vivere». Un monito che suona come un invito urgente alla politica e alla comunità a ripensare, insieme, il proprio futuro.

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