Cronaca Catania 5 min

ESCLUSIVA – Criniti: “Catania, il destino te lo crei da solo. I play-off li vince chi ha più tempra, devi correre e saper gestire le forze”

13 Maggio 2026

Totò Criniti ritiene che il Catania debba costruirsi da solo il proprio destino nel cammino play-off che lo vedrà entrare in gioco a partire da domenica. L’ex attaccante, raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, sposa la linea dell’annullamento dei valori delle squadre coinvolte negli spareggi promozione auspicando che i giocatori siano in grado di gestire al meglio le pressioni derivanti dal peso di vestire una maglia importante.

Il Catania tornerà in campo domenica dopo tre settimane di stop. Quanto può influire la lunga sosta sulla tenuta atletica dei giocatori?
«Si può guardare anche da un altro punto di vista. La sosta può essere salutare, dipende da quanto hai speso durante il campionato. Certo, dare continuità è sempre buono per un calciatore perché un po’ ti atrofizza ma niente di che. Io credo invece che sia salutare, Toscano potrebbe riorganizzare tutto e rimettere in sesto una formazione che mi auguro sia quella vincente».

Ritieni opportuna la scelta di aver svolto parte della preparazione in ritiro isolando la squadra dalle sollecitazioni esterne?
«A Catania io ci ho vissuto e c’è tanta pressione. Toscano è uno che ha vinto tanto e se ha scelto questo vuol dire che ha ritenuto giusto così viste le pressioni esterne. In questo momento la squadra ha bisogno di tranquillità perché questa è una grandissima occasione per centrare l’obiettivo. Sta mettendo tutte le carte in tavola, cercando di trovare la quadra compresa anche questa cosa qua. Quindi secondo me ha fatto bene».

Toscano che è stato richiamato dopo il breve avvicendamento con Viali…
«A questi livelli sono tutti buoni tecnici. Forse non era necessario cambiare in corsa, con una squadra che aveva formato lui, con le idee sue, lo stesso modulo di gioco. Cambiare delle volte non è salutare. Si cambia quando le cose sono veramente disastrose ma in quel momento non era così. Certo, non andava a mille però secondo me Toscano in quel momento l’avrebbe risolta tant’è vero che Viali è stato mandato via dopo quattro domeniche».

Quale può essere la chiave per ben figurare?
«Io ho ancora quell’amarezza del ‘Celeste’ quando abbiamo perso con il Messina. È un torneo a parte, quindi i valori un po’ si annullano. Negli ultimi dieci anni non ha quasi mai vinto quella che aveva il miglior piazzamento e io ne so qualcosa con la Sambenedettese che siamo arrivati quinti, abbiamo beccato la terza e li abbiamo vinti (contro il Brescello in C2 nella stagione 2001-02, ndr). Secondo me vince chi ha la tempra migliore, chi tira fuori il carattere e soprattutto chi sta meglio fisicamente nel senso che bisogna correre più degli altri. Devi correre e saper gestire anche le forze se no facciamo come quell’anno lì a Messina che eravamo una squadra un po’ più scafata e facemmo più fatica. Non dobbiamo scendere in campo perché siamo il Catania, una blasonata o perché rappresentiamo un’intera isola. Dobbiamo andare in campo con l’umiltà di dire si azzerano le situazioni, i valori ma poi però ‘infliggere il coltello’ quando c’è da infliggerlo».

Tra le compagini in corsa quali ritieni più attrezzate per arrivare in fondo?
«Non faccio nomi perché ai play-off si azzerano le cose. Ho seguito il Casarano con curiosità. Il Catania il proprio destino se lo crea da solo. Si è fatto male da solo in tante partite, fuori casa in modo particolare. Il campionato è stato di basso livello, tolto il Benevento che ha speso molto ed era una corazzata che andava da sola. Neanche la Salernitana mi ha impressionato così tanto, la Casertana non mi è dispiaciuta però alla fine il Catania si è fatto male da solo perché in un momento che doveva dare continuità di risultati non l’ha fatto. Devi mangiarti le mani per quei punti che non hai fatto con chi dovevi farli. Il calcio è strano, non sempre la blasonata vince con l’ultima. Ora il calcio è più tattico e vive di episodi. Non è come una volta che ti organizzavi e le squadre più o meno si equivalevano, adesso vivono molto di tatticità».

Perché a Catania i giocatori spesso faticano a gestire le pressioni?
«I giocatori che vengono a Catania devono mettersi in testa che non è una piazza come tutte le altre. Non è la Serie C, è la Serie A in Serie C. Devono dare il 300% perché il 100 non basta. Io quando sono arrivato la prima partita che ho fatto l’avevo capito subito. A parte che ho giocato in grandi piazze uguali a Catania. Venivo dagli anni di Trieste, Pesaro che però non avevano il peso specifico che ha il Catania come struttura di passato. Quindi quando ho fatto la prima partita contro l’Atletico Catania là ho capito che non si scherzava. Bisognava dare più di quello che ho sempre dato e così ho cercato di fare, poi non lo so se ci sono riuscito. Gente da Catania deve dare più di quello che ha sempre dato. Cercare di fare vita semplice, sana, stare sul pezzo, mangiare bene. Se tu pigli gente brava tecnicamente ma appena sente un fischio si intimorisce è finita».

Si ringrazia Totò Criniti per la gentile concessione dell’intervista.

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