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Siracusa. Cessione Isab, tuona Nicita (PD): «Non è politica industriale ma solo trattativa di mercato»

14 Maggio 2026

“La sottoscrizione del Sale and Purchase Agreement tra Ludoil Energy e GOI Energy per l’acquisizione di ISAB segna un passaggio di discontinuità che avviene per operazioni di mercato e non per una strategia di politica industriale del Governo.

Avere un player del settore è utile se sarà in grado di programmare investimenti reali e di ammodernare la raffineria. L’operazione Goi Energy, battezzata dal Governo con prescrizioni Golden Power inapplicate per quanto generiche, come abbiamo sempre sostenuto, non ha portato alcuna discontinuità. Anzi, quella operazione ha generato ritardi pesanti sulla transizione ecologica, la sostenibilità industriale, occupazionale e ambientale. La nuova operazione si colloca in uno scenario di fallimento di politica industriale e così come è stata annunciata, lascia aperti più interrogativi di quanti ne risolva: sull’assetto societario, sulla struttura finanziaria, sul ruolo di Trafigura, sulle prescrizioni Golden Power, sul piano industriale e sull’occupazione diretta e dell’indotto. Per questa ragione occorre chiarire al più presto questi nodi e mettere l’operazione in un quadro di nuove politiche industriali per un settore hard to abate”. Lo dichiara il senatore Antonio Nicita, vicepresidente del Gruppo PD al Senato, commentando l’annuncio del SPA reso noto ieri a Milano.

“Il primo nodo è l’assetto societariotuona Nicita – L’operazione è articolata in due fasi: una prima tranche relativa al 51% delle quote, e una seconda fase i cui tempi e condizioni non sono pubblici. Nel periodo intermedio, GOI Energy manterrà il 49% del capitale sociale: un peso tutt’altro che marginale. È legittimo chiedere se esistano accordi parasociali che attribuiscono a GOI poteri di veto o diritti particolari sulle decisioni strategiche, e in che modo questa governance transitoria sarà compatibile con un esercizio reale e non solo formale del controllo italiano sull’asset. Il Parlamento, e il territorio, hanno diritto di sapere chi decide davvero – e con quali strumenti – nei prossimi mesi e anni”.

“Il secondo nodo, ancora più strutturale, è il ruolo di Trafigura da un lato e la politica della raffinazione nazionale. Lo Stato non può accettare ambiguità e discrezionalità su un asset dichiarato di rilevanza strategica nazionale”, prosegue il senatore del PD.

Nuova interrogazione al Governo

Il vicepresidente del Gruppo PD al Senato anticipa quindi il deposito di una nuova interrogazione parlamentare urgente rivolta al Presidente del Consiglio e ai Ministri competenti, con l’obiettivo di ottenere una revisione complessiva del Golden Power in occasione del nuovo passaggio di proprietà. Una revisione che, secondo il parlamentare, non può limitarsi a una mera presa d’atto formale dell’operazione, ma deve tradursi in una ricalibratura sostanziale delle prescrizioni alla luce di quanto emerso tra il 2023 e il 2026: dal contenzioso sviluppatosi su più sedi alla perdita registrata nel 2024, fino alle persistenti opacità relative all’assetto societario di GOI Energy, alla governance transitoria fondata sul rapporto 51%-49% e al complesso intreccio tra forniture, accordi di offtake, finanza internazionale e controllo dell’asset industriale.

L’interrogazione chiede inoltre piena trasparenza sul valore economico complessivo dell’operazione, sulle modalità di finanziamento e sui soggetti industriali e finanziari coinvolti, sia direttamente sia indirettamente, compresa l’eventuale presenza di garanzie pubbliche o forme di sostegno statale. Viene richiesto anche di chiarire il contenuto dei patti parasociali che regolano i rapporti tra Ludoil e GOI Energy nella fase di co-governance. Parallelamente, Nicita sollecita l’introduzione di un obbligo di servizio pubblico, o di uno strumento regolatorio equivalente, che garantisca una quota minima di prodotti raffinati destinata al mercato nazionale e, in particolare, a quello siciliano e meridionale, richiamando gli emendamenti già presentati sul tema in Senato nell’ambito del Dl Fiscale. Secondo il parlamentare, infatti, non è sostenibile che la più grande raffineria italiana continui a convivere con i prezzi dei carburanti più elevati del Paese proprio in Sicilia.

Un altro punto centrale riguarda la richiesta di piena disclosure dei contratti di supply, offtake e finanziamento in essere tra ISAB e Trafigura, con particolare riferimento alla durata degli accordi, alle condizioni economiche e alle eventuali clausole di rinegoziazione legate al cambio di controllo societario. L’obiettivo è evitare che i vincoli previsti dal Golden Power possano essere svuotati attraverso strumenti contrattuali, lasciando un’infrastruttura strategica esposta a dinamiche geopolitiche e finanziarie sottratte al controllo pubblico. Nicita chiede inoltre che venga finalmente presentato in Parlamento un rendiconto pubblico sull’attuazione delle prescrizioni imposte nel 2023 in occasione della cessione da Lukoil a GOI Energy, insieme a una verifica formale sulla compatibilità delle operazioni commerciali ricostruite da Report e Greenpeace con le stesse prescrizioni e con il diritto internazionale, in coordinamento con le autorità di vigilanza competenti.

L’interrogazione insiste poi sulla necessità di un vero piano industriale, da presentare al Governo, al Parlamento e ai tavoli sindacali, corredato da un cronoprogramma quinquennale e decennale, da obiettivi produttivi misurabili e da investimenti dedicati, chiarendo anche quale debba essere il ruolo della raffinazione tradizionale nella fase di transizione energetica. A questo si accompagnano richieste precise sul fronte occupazionale: le garanzie dovrebbero estendersi non solo ai lavoratori diretti, ma anche all’indotto e alle imprese appaltatrici che gravitano attorno al polo siracusano, per un totale di circa duemila addetti, prevedendo inoltre programmi di formazione e riqualificazione professionale orientati alla trasformazione verso la bioraffineria.

Particolare attenzione viene infine dedicata ai temi della sicurezza industriale e ambientale. Nicita sollecita impegni vincolanti in materia di manutenzione straordinaria, prevenzione del rischio industriale e rafforzamento dei sistemi di monitoraggio ambientale, richiamando i precedenti sequestri giudiziari degli impianti legati alle emissioni e la vulnerabilità sismica del sito. Viene inoltre riproposta la questione irrisolta della bonifica del SIN di Priolo, ancora incompleta a oltre trentacinque anni dalla dichiarazione dell’area come territorio ad elevato rischio di crisi ambientale deliberata dal Consiglio dei Ministri nel novembre 1990.

In questo quadro, l’operazione dovrebbe essere inserita all’interno di una strategia industriale strutturata per il polo Priolo-Augusta-Melilli, anche attraverso lo strumento delle Zone Industriali di interesse Strategico nazionale previsto dal disegno di legge depositato da Nicita in Senato nell’ottobre 2025, favorendo al contempo l’accesso ai fondi del Clean Industrial Deal e di InvestEU. Il parlamentare chiede infine un coinvolgimento stabile delle istituzioni territoriali – Regione Siciliana, Città Metropolitana e Comuni dell’area industriale – nella definizione del percorso di transizione, insieme al riconoscimento di compensazioni territoriali strutturali coerenti con quanto previsto dall’articolo 119, comma 6, della Costituzione.

Nicita (PD): “Le operazioni di mercato non sono politica industriale”

“Quello che colpisce – sottolinea Nicita – davanti a un dossier di questa portata, è che il Governo e i parlamentari di maggioranza continuano a limitarsi a commentare operazioni private – esultando per il “ritorno italiano” o annunciando “svolte” a ogni cambio di proprietà – mentre ciò che manca è esattamente quello su cui vorremmo finalmente sentire la voce del Governo e della maggioranza: le politiche.

Le operazioni di mercato, per quanto rilevanti, non sono politica industriale – tuona il senatore DemLa politica industriale è altra cosa: significa decidere prima quale ruolo deve avere la raffinazione italiana nella transizione energetica europea; quale quota della produzione deve restare al mercato interno; quali strumenti – ZIS, perequazione insulare, compensazioni territoriali, obblighi di servizio pubblico, vincoli di bonifica – devono accompagnare gli asset strategici; come si finanzia la riconversione bioraffineria del distretto di Priolo. Su tutto questo, dal Governo Meloni e dalla maggioranza che lo sostiene, il silenzio è assordante. Si commentano le acquisizioni, non si guida l’industria del Paese.

L’operazione può rappresentare un’opportunità importante per il consolidamento e la riconversione del polo industriale di Priolo – conclude Nicita – solo se sarà accompagnata prima di ogni cosa da piena trasparenza sulla struttura proprietaria e finanziaria, dal chiarimento del ruolo effettivo di Trafigura, da investimenti misurabili e dalla presentazione al territorio di un piano industriale credibile e verificabile”.

L’articolo Siracusa. Cessione Isab, tuona Nicita (PD): «Non è politica industriale ma solo trattativa di mercato» proviene da Libertà Sicilia.

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