Cronaca 4 min

Siracusa. Erba alta, parchi chiusi e 1,2 milioni di euro sprecati: il disastro del verde urbano, capoluogo ultimo in Italia

14 Maggio 2026

Immaginate di vivere in una città dove il parco sotto casa è irraggiungibile per metà dell’anno. Non per lavori di ristrutturazione, non per un cantiere in corso, ma semplicemente perché nessuno ha pensato di tagliare l’erba.

È la realtà quotidiana di decine di migliaia di siracusani, residenti in una delle città più povere d’Italia e d’Europa quando si parla di verde urbano accessibile. A lanciare l’allarme è Carlo Gradenigo, presidente di L&C, che fotografa una situazione senza margini di ambiguità: Siracusa, con i suoi 120.000 abitanti, si colloca agli ultimi posti in Italia per disponibilità di verde pubblico, con soli 7 metri quadrati per residente. Un dato che impallidisce di fronte alla media nazionale di 45 metri quadrati pro capite, e che risulta ancor più lontano dagli standard fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’OMS raccomanda infatti che ogni cittadino possa accedere ad almeno 5.000 metri quadrati di verde urbano entro 300 metri dalla propria abitazione: un traguardo che per Siracusa appare, allo stato attuale, utopico.

Un patrimonio verde solo sulla carta

Ma c’è una circostanza che aggrava ulteriormente il quadro già desolante: buona parte del verde che esiste sulla carta è nei fatti inaccessibile. Parchi e giardini pubblici vengono abbandonati a sé stessi per mesi interi, fino a trasformarsi in aree impenetrabili, con vegetazione incontrollata che scoraggia qualsiasi frequentazione. Il Parco Balza Acradina, il Parco Robinson di Boco Minniti, il Giardino della Città Solidale di via dell’Olimpiade, il Parco Neapolis: sono solo alcuni degli spazi verdi che, per almeno metà dell’anno, risultano praticamente preclusi ai cittadini.

L’unica manutenzione che viene eseguita con una certa regolarità è lo sfalcio antincendio – un intervento dettato da obblighi di sicurezza, non da una logica di fruibilità pubblica. Queste aree vengono trattate, nei fatti, come terreni incolti da bonificare occasionalmente, non come spazi di vita urbana da preservare e valorizzare. Questo significa che i già esigui 7 metri quadrati pro capite registrati ufficialmente sono in realtà sovrastimati: una quota significativa di quel verde non è mai davvero a disposizione della comunità.

Proposte concrete, inascoltate da anni

Eppure le soluzioni esistono, e non mancano nemmeno le proposte elaborate nel dettaglio. Gradenigo elenca una serie di interventi che da anni vengono avanzati all’amministrazione comunale senza trovare riscontro concreto.

Il primo nodo riguarda la gestione degli appalti: occorrerebbe redigere un nuovo bando di affidamento per la manutenzione del verde che fissi requisiti minimi obbligatori in termini di personale e attrezzature, così da selezionare operatori realmente in grado di svolgere il servizio. A questo si dovrebbe affiancare una progressiva meccanizzazione delle operazioni più intensive, per aumentare l’efficienza senza necessariamente incrementare i costi.

Sul fronte della trasparenza, la proposta è di pubblicare online, con cadenza settimanale, il calendario stagionale degli interventi: un’iniziativa che trasformerebbe la manutenzione del verde da servizio “a chiamata” – attivato solo dopo le segnalazioni dei cittadini – a un sistema programmato e verificabile da chiunque. Sul piano tecnico, manca all’interno degli uffici comunali una figura chiave: un agronomo professionista capace di vigilare sul rispetto delle norme tecniche previste nei capitolati d’appalto e di applicare in modo uniforme il Regolamento comunale del verde pubblico e privato.

Infine, c’è il nodo del regolamento per la sponsorizzazione delle aree verdi pubbliche: uno strumento pronto fin dal 2021 che consentirebbe ai privati di finanziare la cura dei parchi in cambio di visibilità, e che — nonostante la sua evidente utilità — non è ancora stato adottato.

Un milione e duecentomila euro bruciati

Sullo sfondo di queste mancanze strutturali si staglia un dato economico che colpisce: il Comune di Siracusa spende 1,2 milioni di euro l’anno per la manutenzione del verde pubblico attraverso il capitolato d’appalto. Una cifra tutt’altro che trascurabile, i cui effetti però stentano a vedersi nei parchi della città.

L’ultima gara per l’affidamento del servizio, espletata due anni fa, si è trasformata in un caso emblematico di cattiva gestione: ricorsi, inadempienze, lavori non eseguiti e – con effetto paradossale – erba che in alcune aree ha raggiunto i due metri di altezza. Una situazione che l’amministrazione sta ancora pagando, e che ha bruciato un’opportunità preziosa per dare finalmente al verde urbano siracusano un servizio all’altezza della città.

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