Cronaca Catania 3 min

EX ROSSAZZURRI – Baronchelli: “Catania, il primo avversario te stesso. Jimenez come Fini, può fare vincere i playoff ai rossazzurri”

15 Maggio 2026

Le riflessioni dell’ex capitano rossazzurro Giuseppe Baronchelli sulla stagione del Catania e le possibilità di vittoria dei playoff della squadra etnea ai microfoni di Futura Gol. Ecco quanto evidenziato:

“Per il Catania c’è stata una partenza scoppiettante in campionato, poi alternanza di alti e bassi. Nell’arco di un campionato, per vincerlo, devi avere meno cali possibili. Il Catania però ha avuto anche qualche infortunio di troppo – comunque meno rispetto allo scorso anno – di giocatori importanti. La partita di Benevento è stato lo scoglio che ha deciso le sorti del campionato, nelle successive partite il Catania ha un pò tirato i remi in barca pensando ai playoff”.

“Quando vincemmo i playoff contro il Taranto nel 2002, la sera eravamo quasi tutti a mangiare nello stesso ristorante, quel gruppo era diventato una vera famiglia. Oggi la tecnologia ed i social allontanano un pò questi tipi di rapporti. Gaucci ai nostri tempi aveva tolto tuti i telefoni dalle camere. Giocavamo a carte tutti insieme. C’era solo una cabina telefonica per chiamare la famiglia, i cellulari non prendevano. Probabilmente è servito anche quello per vincere”.

Bella è stata l’idea di portare tutta la squadra a Veronello. Non tanto per la tattica ma per fare uno sforzo in più, cercare di capire magari meglio un compagno in difficoltà, stare insieme. Più si sta insieme, più si fa un corsa in più, una fatica in più per il compagno. Tra l’altro ho visto anche qualcosa lì in allenamento ma senza avvisare nessuno… Mi trovavo lì in zona per lavoro, l’allenamento del Catania era blindato”.

“La compagine che in questo momento mi dà qualche preoccupazione in più è il Ravenna. Una squadra che sa interpretare la gara. Questo fa la differenza, capire quando è il momento di saper soffrire o spingere sull’acceleratore. Al Ravenna i leader non mancano, giocatori che hanno fatto anche tante presenze in Serie A. Ho visto una squadra sempre propositiva. Il primo avversario del Catania è se stesso, subito dopo ci metto il Ravenna. L’Union Brescia? Rosa importante come Ascoli e Catania. Squadra di valore, ma costruita in poco tempo dopo un passaggio di proprietà veloce. Ha l’ossatura della Feralpisalò, tuttavia il peso specifico dell’indossare la maglia del Brescia è diverso”.

“Jimenez? Dalla metà campo in su lo vedo come il giocatore che ha quella scintilla in più, una freschezza di gamba che con il caldo gli permette di entrare in condizione prima degli altri. E’ quel calciatore che può fare vincere il Catania. Lo vedo simile al ‘nostro’ Michele Fini del 2002, quando gli dicevamo sempre che noi eravamo degli scarponi e lui doveva farci vincere. Poi il mondo ha portato tutto verso quella direzione. Lui e Iezzo sono stati quelli che subito dopo hanno fatto categorie importanti, potevano determinare e lo hanno fatto”.

“Indossare la maglia rossazzurra non è per tutti, la pressione la senti. Dalla mia esperienza calcistica l’arma vincente è aiutarsi l’uno con l’altro, dare tutto per il compagno di reparto. La squadra deve essere un blocco unico. Sono importanti anche i magazzinieri, i massaggiatori, lo staff. Tutti un blocco di granito. Noi eravamo così a Taranto, Graziani e Pellegrino ci completarono. Mi auguro che dal 7 giugno venga ricordata una volta di meno la nostra vittoria e quella del gruppo rossazzurro attuale”.

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