Cronaca Agrigento 6 min

Siracusa, il patrimonio culturale che non basta

25 Giugno 2026

Cultura, turismo e impresa come elementi centrali per costruire il futuro del territorio. Sono stati questi i temi al centro dell’incontro “Patrimonio, Turismo e Impresa. La cultura come infrastruttura per il territorio”, promosso da Confindustria Siracusa in collaborazione con l’Istituto Europeo del Restauro e ospitato nella sede di viale Scala Greca.

L’appuntamento ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra istituzioni, imprese e operatori del settore culturale e turistico, con l’obiettivo di approfondire il ruolo strategico che il patrimonio storico, artistico e paesaggistico può svolgere nella crescita economica e sociale delle comunità locali. Ad aprire i lavori sono stati il presidente di Confindustria Siracusa, Gian Piero Reale, e il presidente dell’Istituto Europeo del Restauro, Teodoro Auricchio, che hanno evidenziato la necessità di rafforzare il dialogo tra il sistema produttivo e quello culturale per valorizzare appieno le potenzialità del territorio. A portare una visione più ampia sul rapporto tra cultura e sviluppo è stato Giulio Lattanzi, direttore generale del Touring Club Italiano.

Il ruolo delle imprese, tra ritorno economico ed etica del territorio

Nel suo intervento, Reale ha indicato con chiarezza la direzione che le imprese siracusane dovrebbero intraprendere: far diventare il turismo una vera industria, con un ritorno economico misurabile, ma senza perdere di vista una responsabilità più ampia verso il territorio. Non si tratta solo di chi opera nel settore turistico in senso stretto: anche le aziende di altri comparti, ha ricordato il presidente, possono scegliere di investire attenzione e risorse su aree da recuperare o valorizzare. L’esempio citato, quello del confronto avviato con la riserva delle Saline di Priolo, va in questa direzione: un’industria che non si limita a convivere con il territorio, ma che contribuisce a rigenerarlo.

È un punto che merita di essere sottolineato, perché rovescia una narrazione consolidata. Per decenni il rapporto tra la grande industria siracusana e il territorio è stato raccontato quasi esclusivamente in termini di conflitto: ambiente contro produzione, salute contro lavoro. Reale propone invece una terza via, quella della coesistenza attiva, in cui l’industria diventa anche soggetto di tutela. Una scommessa culturale, prima ancora che economica, che però richiede interlocutori istituzionali capaci di accompagnarla.

Infrastrutture: la lezione della Siracusa-Catania

Il presidente di Confindustria è netto su un punto: senza infrastrutture, non c’è impresa turistica che possa davvero attecchire. L’esempio dell’autostrada Siracusa-Catania, che ha cambiato il volto economico di due, forse tre province, è citato non a caso: dimostra come un’opera infrastrutturale possa generare effetti economici che vanno oltre il perimetro per cui è stata pensata.

Reale allarga lo sguardo a treni, aeroporti, strade, e introduce un tema spesso trascurato dal dibattito pubblico locale: l’ingresso del porto di Siracusa nell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Orientale. Una partita strategica, quella del modello di sviluppo portuale, su cui Confindustria chiede di essere parte attiva del confronto. È un’indicazione che va oltre la cronaca dell’incontro: significa che la competitività turistica della città passa anche da decisioni che si prendono lontano dal centro storico, nei tavoli che decidono il futuro della logistica e dei trasporti regionali.

Dalla zona industriale ai siti UNESCO: un patrimonio da ricomporre

Particolarmente interessante è la lettura che Reale offre della storia industriale del territorio, da rileggere “con gli occhi e la cultura di oggi”. Megara Iblea, racchiusa nel cuore della zona industriale, diventa l’esempio di come anche gli spazi più impensabili – dentro gli stessi stabilimenti – custodiscano siti di valore storico.

È un’idea ambiziosa: collegare quel patrimonio “nascosto” dentro la zona industriale con i grandi giacimenti riconosciuti, dal Tardo Barocco di Siracusa, sito UNESCO, alla Necropoli di Pantalica. Il tutto, secondo Reale, da sviluppare nel quadro dei criteri ESG e della sostenibilità ambientale, in un momento in cui il territorio sta affrontando criticità ambientali non semplici. Tenere insieme industria, ambiente e cultura: è qui, dice Reale, la sfida vera.

La contraddizione di Siracusa: ricchezza culturale, siti chiusi

È nel passaggio sulla fruibilità del patrimonio che l’intervista toglie ogni ambiguità e nomina il problema con chiarezza. Siracusa, dice Reale, vive una contraddizione: ha un numero importante di giacimenti culturali, molti dei quali restano chiusi. Il Castello Eurialo, via Elorina, il Ginnasio Romano: siti che, dice il presidente di Confindustria, basterebbero da soli ad alimentare il turismo di un’intera città, e che a Siracusa si contano a decine, inutilizzati o non fruibili.

La proposta di Confindustria è un progetto di partenariato pubblico-privato, costruito sulla logica che la fruibilità di un sito ha senso quando genera anche un ritorno economico, per il privato e per il pubblico insieme. È una proposta concreta, che sposta il discorso dal piano delle buone intenzioni a quello degli strumenti: collaborazione, investimento, gestione condivisa.

Overturismo: non siamo Venezia, ma il rischio è la bassa qualità

Sul tema dell’overturismo, già discusso da anni a Ortigia, Reale è misurato: Siracusa non è ancora ai livelli di Venezia, Firenze o Roma. Il problema, semmai, è opposto: un turismo di scarsa qualità, che lascia poco al territorio e crea difficoltà ai residenti.

La leva indicata è quella della destagionalizzazione e dell’attrazione di un turismo di qualità più alta, con l’INDA portato a esempio di un modello che funziona. A questo si aggiunge la necessità di regole più severe per contrastare quella che Reale chiama “anarchia commerciale”.

Il commento: le lacune che pesano sul Comune e sulla Soprintendenza

Le indicazioni di Reale disegnano una visione coerente e per molti versi condivisibile. Ma proprio perché partono da un dato di fatto innegabile – decine di siti culturali chiusi o non fruibili in una città che vive di turismo – pongono inevitabilmente una domanda che l’intervista non affronta direttamente, e che la cronaca cittadina invece pone da anni: di chi è la responsabilità di questo immobilismo?

La risposta, in larga parte, ricade su due soggetti che a Siracusa raramente vengono messi sotto la giusta pressione pubblica. Il primo è l’amministrazione comunale. Il Castello Eurialo, il Ginnasio Romano, gli innumerevoli siti minori sparsi tra Ortigia e la Neapolis non hanno bisogno solo di restauri: hanno bisogno di una governance che decida orari, gestione, accessi, biglietteria, manutenzione ordinaria. Sono competenze in larga parte comunali, o che il Comune può attivare e coordinare anche quando la proprietà o la tutela sono di altri enti. Negli ultimi anni, a fronte di annunci e tavoli tecnici, la città ha visto pochi cambiamenti tangibili sul fronte della fruizione quotidiana del patrimonio minore: un sito chiuso resta chiuso non per mancanza di bellezza, ma per assenza di una regia amministrativa che decida di aprirlo, di mantenerlo aperto e di renderlo economicamente sostenibile, magari proprio attraverso quel partenariato pubblico-privato che Confindustria propone e che richiede una controparte pubblica capace e disponibile a negoziare in tempi ragionevoli.

Il secondo nodo è la Soprintendenza. È comprensibile, e in larga parte necessario, che la tutela dei beni archeologici e monumentali risponda a criteri rigorosi di conservazione. Ma a Siracusa il rigore si è troppo spesso tradotto in lentezza procedurale, in pareri che arrivano dopo mesi, in progetti di valorizzazione che si arenano per anni in attesa di autorizzazioni. Il risultato è che il patrimonio, invece di essere protetto e insieme valorizzato, finisce per essere semplicemente congelato. Una Soprintendenza che dialoga con le imprese e con il Comune secondo tempi e modalità più moderne, senza abdicare al proprio ruolo di garante della tutela, è una condizione necessaria perché le proposte di Reale non restino, ancora una volta, solo parole.

Il merito dell’incontro promosso da Confindustria e dall’Istituto Europeo del Restauro è di aver rimesso al centro un’agenda chiara: infrastrutture, partenariato pubblico-privato, qualità del turismo, sostenibilità. Manca, perché non è compito di un’associazione di imprese fornirla, una cosa sola: la volontà politica e amministrativa di trasformare quell’agenda in atti concreti. Senza quella, anche il patrimonio più ricco resta, appunto, chiuso.

L’articolo Siracusa, il patrimonio culturale che non basta proviene da Libertà Sicilia.

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