Prenderà avvio davanti al Tribunale di Siracusa il processo relativo al presunto sistema di intrusioni illecite nei fascicoli della giustizia locale, un caso che da mesi tiene banco nelle cronache giudiziarie dell’aretuseo. A deciderlo è stata la giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Catania, Anna Maria Cristaldi, che ha accolto integralmente la richiesta della Procura etnea disponendo il rinvio a giudizio per tutti gli imputati coinvolti nella vicenda, ribattezzata dagli inquirenti come “dossieraggio”. Con lo stesso provvedimento, la giudice ha anche stabilito la riunificazione dei due tronconi in cui l’inchiesta era stata originariamente articolata, cosicché un unico procedimento affronterà ora, davanti al collegio siracusano, tutte le posizioni degli imputati.
Il decreto dopo la rinuncia dei pm alla replica
Il decreto che dispone il giudizio è stato emesso al termine di una lunga udienza preliminare, nel corso della quale i pubblici ministeri Salvatore Grillo e Carmine Luca Volino hanno scelto di non presentare una replica conclusiva, ritenendo già sufficientemente illustrate le proprie argomentazioni. Sulla base degli elementi raccolti, la gup ha quindi ritenuto sussistenti i presupposti per portare l’intera vicenda dinanzi al dibattimento.
Le origini dell’inchiesta: accessi abusivi ai database della giustizia
Al centro dell’indagine, condotta dalla Procura distrettuale di Catania in virtù della competenza attribuita per i reati informatici, vi sarebbe un presunto meccanismo di accessi non autorizzati ai sistemi informatici giudiziari, protrattosi per un periodo di tempo considerevole. Attraverso queste intrusioni, secondo l’impianto accusatorio, sarebbe stato possibile consultare fascicoli coperti da riservatezza e successivamente diffondere le informazioni così ottenute per mezzo di scambi di messaggistica telematica. Proprio le conversazioni intercorse tra i soggetti coinvolti costituiscono uno degli elementi cardine su cui si fonda l’impianto probatorio: gli investigatori hanno infatti acquisito un numero rilevante di chat che, a loro giudizio, proverebbero la circolazione di dati estratti illecitamente dagli archivi digitali della giustizia. L’attività investigativa, conclusasi nell’autunno dello scorso anno, aveva portato alla luce quello che gli inquirenti definiscono un vero e proprio sistema di consultazioni non autorizzate riguardante procedimenti penali e altri atti custoditi nelle banche dati del Palazzo di giustizia di Siracusa.
Due filoni, ecco i sei nomi coinvolti
Il fascicolo, come detto, era stato in un primo momento diviso in due rami distinti. Nel primo compaiono tre nomi: Salvatore Malfa, all’epoca a capo della Gr Sistemi – società attiva nel comparto delle intercettazioni per conto dell’autorità giudiziaria, e formalmente estranea ai fatti oggetto di indagine -, l’ufficiale della guardia di finanza Dario Bordi, in servizio a Siracusa nel periodo considerato, e l’agente di polizia Rosario Salemi. Nel secondo filone risulta nuovamente coinvolto lo stesso Malfa, insieme a Massimo Romanelli, amministratore delegato della Gr Sistemi, e ad altri tre indagati: Gianluca Fiore, Giuseppe Giliberto e Luca Oliveri.
Un quadro accusatorio ridimensionato dalla prescrizione
Rispetto alla fotografia iniziale scattata al momento della chiusura delle indagini preliminari, il perimetro delle accuse si presenta oggi meno ampio. Diverse contestazioni mosse in origine dagli inquirenti sono infatti cadute per l’intervenuta prescrizione, un fattore che ha reso necessaria una revisione complessiva dell’impianto imputativo portato all’attenzione del gup. Restano invece pienamente in piedi, e saranno oggetto di approfondimento dibattimentale, i capi d’imputazione ancora contestabili, legati alla presunta acquisizione e diffusione di informazioni riservate sottratte ai sistemi informatici della giustizia siracusana. Sarà dunque il collegio del Tribunale di Siracusa a dover stabilire, nel merito, le eventuali responsabilità penali dei sei imputati.
Il calendario del processo
La data della prima udienza dibattimentale è già stata fissata: si terrà il 29 maggio 2027 dinanzi al Tribunale collegiale di Siracusa, che raccoglierà così l’eredità di un’inchiesta durata a lungo e che ha riguardato, nel suo complesso, presunte violazioni della riservatezza degli atti giudiziari custoditi negli archivi digitali del Palazzo di giustizia aretuseo.
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