Nel giorno dell’anniversario della strage di Via D’Amelio, il Tribunale di Gela ricorda le vittime innocenti della mafia. Un’iniziativa, promossa dall’Anm, Associazione nazionale magistrati, sezione di Caltanissetta, all’insegna della memoria e della legalità. Due nomi, Paolo e Gaetano. Un destino, ingiustamente, comune.Il primo è un magistrato di Palermo impegnato in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata; il secondo, un imprenditore gelese che tutte le mattine apre la saracinesca del proprio negozio di profumi. Vite che non potrebbero essere più distanti eppure, accomunate dallo stesso motore: il coraggio di dire no alla mafia. Il giudice Paolo Borsellino verrà assassinato da Costa Nostra il 19 Luglio del 1992. Una domenica, proprio come oggi. Il secondo, invece, si chiama Gaetano Giordano, viene ammazzato sotto casa per aver denunciato il pizzo- sotto gli occhi del figlio, Massimo. E lui, con la madre, Franca Evangelista, donna impegnata nel movimento Antiracket, era presente alla cerimonia di questa sera.


Due attentati mafiosi, in parti diverse della Sicilia, l’uno a pochi mesi di distanza dall’altro. Palermo e Gela, Via D’Amelio e Via Verga. Una scia di sangue che sembrava non finire mai, seminando un clima di terrore e di omertà diffusa.Trent’anni dopo, i loro nomi vengono scolpiti nelle mura del Palazzo di Giustizia di Gela. Nel pomeriggio, nel corso dell’evento, viene proiettato il docufilm “Falcone e Borsellino. Il fuoco della memoria”, alla presenza del regista Aldo Sarullo e del fotoreporter Franco Lannino. “Se dovessi raccontare con una scena -racconta il regista Sarullo- di quel giorno, il 19 Luglio di trent’anni fa, sarebbe questa: ci sono io davanti allo specchio, che mi tolgo la barba. Ero a casa mia a Palermo. All’improvviso, faccio un salto all’indietro perché sento un’esplosione fortissima. Mi affaccio senza capire effettivamente da dove provenisse. Poco dopo avrei scoperto della strage, del giudice Borsellino e della sua scorta. “
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