La vicenda giudiziaria legata al presunto sistema di tangenti che avrebbe interessato alcuni appalti del Consorzio per le Autostrade Siciliane (Cas) torna al centro dell’attenzione. La Corte di Cassazione ha infatti depositato le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso maggio, ha annullato con rinvio la condanna inflitta in appello all’ex vicepresidente del Cas, Nino Gazzara, disponendo la celebrazione di un nuovo giudizio davanti a un’altra sezione della Corte d’Appello.
Il procedimento riguarda la presunta corresponsione di utilità economiche mascherate da consulenze professionali che, secondo l’impianto accusatorio, sarebbero state riconosciute a Gazzara dalla società Condotte d’Acqua Spa-Astaldi nell’ambito della gara per l’affidamento di tre lotti dell’autostrada Siracusa-Gela, tra il 2014 e il 2015. Un’infrastruttura strategica per il territorio siracusano, da anni al centro del dibattito pubblico per ritardi e vicende giudiziarie.
Nel settembre del 2025 la Corte d’Appello aveva condannato l’ex parlamentare di Forza Italia a tre anni di reclusione. Gazzara era rimasto l’unico imputato destinatario di una condanna in secondo grado, beneficiando comunque di una consistente riduzione della pena rispetto alla sentenza di primo grado, che aveva fissato la sanzione in sei anni e sei mesi.
Le motivazioni depositate dalla Suprema Corte chiariscono ora le ragioni dell’annullamento. I giudici della sesta sezione penale hanno accolto il primo e il terzo motivo del ricorso presentato dai difensori di Gazzara, gli avvocati Tommaso Autru Ryolo e Giovanni Calamoneri, ritenendo fondate le contestazioni relative all’insufficiente definizione dei fatti posti a fondamento della condanna. È stato invece dichiarato assorbito il settimo motivo di ricorso, riguardante il trattamento sanzionatorio.
Secondo la Cassazione, la sentenza d’appello non avrebbe ricostruito in maniera adeguata le condotte attribuite all’ex vicepresidente del Cas, rendendo impossibile verificare con precisione la loro effettiva rilevanza penale. Nelle motivazioni si legge infatti che vi è una «insufficiente descrizione del fatto accertato», tale da non consentire una valutazione completa dell’esistenza delle condotte contestate, delle loro caratteristiche e della loro eventuale contrarietà ai doveri d’ufficio.
Per la Suprema Corte, proprio questa lacuna impedisce anche di stabilire se vi sia stato un effettivo rapporto di corrispettività tra le presunte utilità economiche ricevute attraverso la società Pachira Partners e gli atti che sarebbero stati compiuti da Gazzara nella sua qualità di amministratore del Cas. In altri termini, manca una ricostruzione sufficientemente dettagliata del presunto legame tra i compensi contestati e gli atti amministrativi ritenuti illeciti.
L’annullamento con rinvio non rappresenta un’assoluzione nel merito, ma impone un nuovo esame della vicenda processuale. Sarà ora una diversa sezione della Corte d’Appello a rivalutare gli elementi raccolti, attenendosi ai principi indicati dalla Cassazione e colmando le carenze evidenziate nella precedente decisione.
La vicenda continua così a mantenere alta l’attenzione anche in Siracusa, territorio direttamente interessato dai lavori dell’autostrada Siracusa-Gela, opera infrastrutturale che negli anni è stata segnata da ritardi, contenziosi e numerose inchieste giudiziarie. Il nuovo processo d’appello sarà chiamato a chiarire definitivamente le responsabilità contestate all’ex vicepresidente del Cas, alla luce delle indicazioni fornite dalla Suprema Corte.
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