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Siracusa. Vent’anni di ritardi, ora il TAR impone la svolta: accesso agli atti per vigilare sull’iter del Parco degli Iblei

22 Luglio 2026

A poco più di un mese dalla sentenza che ha imposto alla Regione Siciliana di concludere il procedimento per l’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei, si apre una nuova fase della vicenda amministrativa e giudiziaria. L’Ente Fauna Siciliana E.T.S., associazione che ha ottenuto dal Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia – Sezione di Catania una pronuncia favorevole contro l’inerzia delle amministrazioni competenti, passa ora al controllo dell’effettiva esecuzione del giudicato.

Attraverso i propri difensori, gli avvocati Corrado V. Giuliano e Salvatore Nanè del Foro di Siracusa, l’associazione ha presentato una formale istanza di accesso alle informazioni ambientali, indirizzata all’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e, per conoscenza, al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e all’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente.

L’iniziativa si fonda sul decreto legislativo n. 195 del 2005, che recepisce nell’ordinamento italiano la Convenzione di Aarhus, oltre che sulle disposizioni in materia di accesso documentale e accesso civico, e rappresenta il primo passo concreto per verificare se le amministrazioni stiano dando piena attuazione alla sentenza pronunciata dal TAR di Catania (Sezione II, n. 1681/2026), pubblicata il 9 giugno scorso.

Tutti gli atti del procedimento sotto la lente

L’istanza è particolarmente ampia e punta ad acquisire l’intero patrimonio documentale relativo al procedimento amministrativo.

L’Ente Fauna Siciliana chiede infatti copia degli atti amministrativi, delle relazioni tecnico-scientifiche, degli elaborati cartografici e della corrispondenza istituzionale richiamati nella nota ISPRA protocollo n. 2021/15825 del 30 marzo 2021, oltre a tutta la documentazione successivamente prodotta nell’ambito dell’iter.

Tra i documenti richiesti figurano i criteri ecologici utilizzati per la definizione della perimetrazione e della zonizzazione del futuro parco, gli elaborati tecnici che hanno accompagnato l’istruttoria, gli shape file georeferenziati della cosiddetta “proposta definitiva”, nonché gli atti attraverso i quali ISPRA ha espresso il proprio parere favorevole e sono stati definitivamente concordati i confini dell’area protetta insieme alla Regione Siciliana.

L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato verificare che il percorso imposto dal giudice amministrativo venga rispettato nei tempi stabiliti; dall’altro ricostruire in maniera completa l’evoluzione tecnico-scientifica che, a partire dalle criticità evidenziate nel 2021, ha condotto alla definizione dell’attuale progetto.

Una vicenda lunga quasi vent’anni

Il caso del Parco Nazionale degli Iblei rappresenta uno dei procedimenti ambientali più longevi e controversi della Sicilia.

L’area protetta è prevista dalla legislazione nazionale sin dal 2007, quando l’articolo 26, comma 4-septies, del decreto-legge n. 159, convertito nella legge n. 222 dello stesso anno, ne dispose l’istituzione. Tuttavia, nonostante il chiaro dettato normativo, il parco non è mai stato formalmente istituito.

Secondo quanto ricostruito nella sentenza del TAR, il procedimento amministrativo risulta oggi sostanzialmente definito. La perimetrazione e la zonizzazione sarebbero ormai definitive e condivise tra Regione Siciliana e ISPRA, mentre lo schema di decreto del Presidente della Repubblica sarebbe stato trasmesso il 1° febbraio 2024 per l’acquisizione dell’intesa prevista dalla normativa.

Proprio l’assenza di ulteriori attività istruttorie ha costituito uno degli elementi centrali della decisione del Tribunale amministrativo, che ha ritenuto ingiustificato il protrarsi dell’inerzia amministrativa.

La sentenza del TAR: stop al silenzio delle amministrazioni

Con la decisione n. 1681 del 2026, i giudici amministrativi hanno dichiarato illegittimo il silenzio mantenuto dalle amministrazioni coinvolte nel procedimento.

Il TAR ha ordinato all’Assessorato regionale del Territorio e dell’Ambiente di concludere il procedimento entro il termine perentorio di 180 giorni, prevedendo fin d’ora la nomina di un Commissario ad acta nell’eventualità di un ulteriore inadempimento.

Una misura che evidenzia la particolare rilevanza attribuita dal Tribunale alla vicenda e alla necessità di porre fine a un ritardo amministrativo che si protrae da quasi due decenni.

La strategia dell’Ente Fauna Siciliana

L’accesso agli atti rappresenta ora uno strumento di vigilanza sull’operato delle amministrazioni.

La documentazione richiesta consentirà infatti all’associazione di verificare lo stato effettivo del procedimento e, se necessario, di promuovere un eventuale giudizio di ottemperanza qualora il termine imposto dal TAR non dovesse essere rispettato.

Si tratta di un passaggio che rafforza il controllo civico sull’azione amministrativa in una materia, quella ambientale, nella quale la normativa nazionale ed europea riconosce un diritto di accesso particolarmente ampio alle informazioni detenute dalle pubbliche amministrazioni.

«Non ci sono più alibi»

«Il Parco degli Iblei non è più un obiettivo da conquistare, ma un adempimento dovuto: la scienza ha detto la sua, i confini sono definiti, l’intesa è stata avviata. Dopo la sentenza del T.A.R. non ci sono più alibi. Con questa istanza chiediamo trasparenza totale sugli atti del procedimento, perché la piena conoscenza è la migliore garanzia che il termine fissato dai giudici venga finalmente rispettato e che uno dei territori naturalisticamente più preziosi della Sicilia riceva la tutela che gli spetta da vent’anni», afferma l’avvocato Corrado V. Giuliano.

L’Ente Fauna Siciliana ha infine chiesto che l’istanza riceva riscontro entro il termine di trenta giorni previsto dalla legge, riservandosi, in caso di mancata risposta o di diniego, ogni ulteriore iniziativa consentita dall’ordinamento.

La partita per il Parco Nazionale degli Iblei, dunque, entra in una fase decisiva. Dopo quasi vent’anni di rinvii, il confronto non si gioca più sulla necessità dell’istituzione dell’area protetta, bensì sull’effettiva capacità delle amministrazioni di dare esecuzione a un obbligo già sancito dalla legge e ora ribadito da una sentenza passata al vaglio del giudice amministrativo.

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