Sulla crisi idrica che da mesi mette in ginocchio Siracusa si riaccende lo scontro politico. E questa volta ad affondare il colpo è Carlo Gradenigo, ex assessore comunale e presidente di Lealtà & Condivisione, che rompe il silenzio con un duro atto d’accusa nei confronti dell’amministrazione cittadina e della gestione delle politiche sull’approvvigionamento idrico.
Per Gradenigo, quella che oggi viene raccontata come un’emergenza imprevedibile rappresenta invece l’epilogo di anni di occasioni mancate, di scelte contestate e, soprattutto, di indicazioni tecniche che – sostiene – sarebbero rimaste sistematicamente inascoltate.
«Da settimane ci interroghiamo sull’opportunità di intervenire ancora una volta in un dibattito tardivo – afferma l’ex assessore – Ma di fronte alle dichiarazioni che si sono susseguite sulla stampa è doveroso fare qualche precisazione. Sbagliare strada è possibile, ignorare per anni ogni indicazione tecnica lo è molto meno, soprattutto davanti alla tragedia idrica che oggi vive Siracusa».
Il maxi invaso ignorato: era già inserito nel Piano d’Ambito
Al centro della ricostruzione c’è un progetto che – secondo Gradenigo, geologo di formazione – avrebbe potuto cambiare radicalmente il sistema di distribuzione dell’acqua in città: il recupero della storica condotta e dei grandi invasi dell’ex Cassa per il Mezzogiorno, infrastrutture che, evidenzia, avrebbero una capacità pari a quattro volte quella degli attuali serbatoi dell’acquedotto cittadino.
Un’opera che, secondo l’ex amministratore, non rappresentava una semplice proposta politica, ma un intervento già coerente con gli strumenti di programmazione sovracomunale. Il progetto, sostiene, risultava infatti in linea con il Piano Idrico Regionale finanziato con oltre 846 milioni di euro, con il bando ministeriale SFNIISSI da un miliardo di euro e risultava già inserito nel Piano d’Ambito, requisito indispensabile per accedere ai finanziamenti.
Il presidente di L&C ricorda come nel 2021 fossero state poste «le basi per portare a compimento un’opera capace di risolvere in larga parte i problemi di qualità e approvvigionamento dell’acqua». Un progetto esecutivo che, secondo quanto previsto, avrebbe dovuto essere predisposto da Siam entro il 2022 e che successivamente sarebbe stato formalmente riproposto per essere inserito nella programmazione regionale e nei bandi nazionali.
L’ex assessore sottolinea inoltre come quell’intervento avrebbe ottenuto il massimo punteggio previsto tra i criteri di valutazione del bando ministeriale, rafforzando significativamente le possibilità di finanziamento.
Ma il nodo, secondo l’analisi di Gradenigo, non riguarda soltanto le risorse economiche perse. È anche una questione di modello infrastrutturale. La condotta proposta, alimentata per gravità e non attraverso il continuo ricorso ai pozzi e alle pompe di sollevamento elettriche, avrebbe garantito una maggiore stabilità del sistema, limitando gli effetti dei frequenti blackout che negli ultimi anni hanno provocato violenti colpi d’ariete e numerose rotture della rete idrica.
Bastavano tre passaggi in un contratto già firmato
Da qui l’affondo politico più duro. Secondo Gradenigo, nonostante il ruolo strategico ricoperto dal Comune all’interno dell’Assemblea Territoriale Idrica e la presenza di figure istituzionali direttamente coinvolte nella gestione del sistema, l’unica proposta avanzata sarebbe stata quella di realizzare un nuovo campo pozzi, scelta che giudica incompatibile con le moderne strategie di contrasto alla siccità.
«Bastavano tre passaggi previsti nero su bianco in un contratto già firmato – sostiene l’esponente – Invece tutto è stato ignorato, salvo poi raccontare l’emergenza e continuare ad attribuire le responsabilità all’aumento dei costi energetici seguito all’invasione russa dell’Ucraina».
Per l’ex assessore quella spiegazione non sarebbe sufficiente a giustificare gli anni di ritardi accumulati. Secondo la sua ricostruzione, a fronte di un solo anno di forte incremento dei costi dell’energia, sarebbero stati di fatto rinviati per quasi un quinquennio investimenti, opere e progettazioni che oggi presentano il conto ai cittadini.
Le dichiarazioni di Gradenigo riaprono così un confronto destinato ad alimentare il dibattito politico siracusano proprio mentre Siracusa continua a fare i conti con una delle più gravi crisi idriche degli ultimi decenni. Sul tavolo tornano i temi della programmazione, della capacità di intercettare i finanziamenti pubblici e delle responsabilità amministrative nella gestione di una risorsa essenziale.
Un confronto che, inevitabilmente, chiama ora in causa anche una risposta costruttiva, e non la solita scusa, dell’amministrazione comunale e dei soggetti coinvolti nella gestione del servizio idrico.
L’articolo Siracusa. Scandalo idrico, invasi ignorati e bandi milionari persi. Tuona l’ex assessore: «L’Amministrazione ha bruciato occasioni» proviene da Libertà Sicilia.