Non un’azione impulsiva dettata dal caos della ritirata, ma un piano d’azione deliberato e coordinato. Prende sempre più corpo un’ipotesi storiografica destinata a riscrivere la lettura dei tragici eventi che il 12 agosto 1943 insanguinarono il borgo di Castiglione di Sicilia. La prima strage compiuta dalle truppe germaniche sul suolo italiano non fu il frutto di una tragica fatalità, bensì un atto orchestrato nei minimi dettagli. È quanto è emerso con forza durante gli eventi commemorativi volti a rendere omaggio ai sedici cittadini inermi massacrati dalla Panzer-Division “Hermann Göring”. La giornata di memoria, apertasi con la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Patti, Monsignor Guglielmo Giombianco, e proseguita con gli onori solenni resi dall’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci presso la lapide del Municipio, ha trovato il suo momento di maggior spessore nel dibattito tenutosi all’interno dell’aula consiliare.
I punti oscuri della tragedia
Durante la tavola rotonda, accademici e ricercatori hanno incrociato analisi e testimonianze per tracciare una prospettiva inedita sulla vicenda. La tesi della pianificazione ha visto convergere studiosi di primo piano come il professor Rosario Mangiameli, tra i massimi esperti delle stragi belliche nell’isola, e la professoressa Pina Palella, presidente dell’ANPI di Catania. Tuttavia, l’ipotesi della premeditazione apre interrogativi finora privi di risposta scientifica:
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Il movente: Quale fu la reale scintilla scatenante, considerando che non vi fu un’azione di resistenza organizzata da parte della popolazione locale?
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I bersagli: Per quale ragione le truppe hitleriane decisero di giustiziare ed erigere a ostaggi — oltre trecento le persone rastrellate e poi rilasciate — esclusivamente individui di sesso maschile?
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La posizione italiana: Quale fu la condotta reale dei reparti del Regio Esercito che, pur presidiando l’area in veste di alleati ufficiali del Reich (l’Armistizio sarebbe stato siglato solo il 3 settembre successivo), assistettero passivamente all’azione?
Un patrimonio di memoria da valorizzare
Nel corso del convegno — coordinato da Maria Catena Ucchino — sono stati toccati diversi aspetti del quadro storico dell’epoca. Giuseppe Mazzaglia (vicepresidente ANPI Catania) si è soffermato sull’operato delle truppe alleate americane durante l’avanzata nell’isola, mentre Michele Tuccari (SiciliAntica) ha ripercorso i decenni di doloroso silenzio che hanno preceduto il giusto riconoscimento istituzionale, culminato nel Decreto Presidenziale del 2002 con la concessione della Medaglia di Bronzo al Valor Civile al Comune di Castiglione.
Un contributo fondamentale per far luce sui dettagli dell’eccidio è giunto dalla dimensione privata della memoria. Attraverso gli appunti inediti e i ricordi familiari presentati da Indira Portale, nipote del barbiere Salvatore Portale — una delle sedici vittime —, la storiografia si è arricchita di preziosi dettagli umani e narrativi. Sull’importanza politica e culturale della vicenda si è espresso anche il parlamentare Anthony Barbagallo, ricordando come figure del calibro di Pompeo Colajanni e Franco Pezzino avessero denunciato tempestivamente la gravità dei fatti, purtroppo a lungo rimasti ai margini della storiografia nazionale sulle stragi nazifasciste.
Per evitare che questo patrimonio di conoscenza vada perduto, il sindaco Concetto Stagnitti ha annunciato la piena disponibilità dell’amministrazione comunale a finanziare e sostenere nuovi percorsi di ricerca scientifica. L’obiettivo è avviare una sinergia stabile tra l’ANPI e l’Istituto Comprensivo “Santo Calì”, trasformando la memoria storica del 12 agosto in un progetto educativo permanente dedicato alle giovani generazioni.
L’articolo Castiglione di Sicilia. Non fu una ritorsione cieca: l’ombra della pianificazione sulla prima strage nazista d’Italia proviene da Libertà Sicilia.
