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Siracusa. Blitz della Procura all’Isola delle Correnti: scatta il sequestro sull’attività balneare di Lunimar

14 Agosto 2026

Un decreto di sequestro preventivo, un tratto di costa tra i più suggestivi della Sicilia e una questione che ruota attorno a sdraio e ombrelloni. È su questo terreno che si apre il nuovo capitolo dell’inchiesta della Procura di Siracusa sull’attività balneare della società Lunimar all’Isola delle Correnti.

Il provvedimento giudiziario ha interessato l’attività svolta nell’area, con particolare riferimento all’utilizzo delle attrezzature destinate ai bagnanti. Una vicenda che adesso entra nella sua fase più delicata: quella del confronto tra gli elementi raccolti dagli inquirenti e la documentazione che la società intende mettere sul tavolo della difesa.

Il titolare di Lunimar, però, sceglie di rompere subito il silenzio: le sue parole sono affidate ad un messaggio sui social, non nasconde la tensione del momento, ma ostenta tranquillità. Dice di avere piena fiducia nella magistratura e si definisce «assolutamente sereno». La convinzione, ribadita più volte, è che nelle sedi competenti sarà possibile dimostrare la correttezza del comportamento tenuto dalla società.

Il punto di partenza della difesa è soprattutto documentale. Secondo la versione fornita dal titolare, l’attività non sarebbe stata avviata né gestita in assenza di autorizzazioni, ma sulla base di un insieme di titoli, pareri e atti rilasciati dalle amministrazioni chiamate a esprimersi nei rispettivi ambiti. Nella ricostruzione vengono chiamati in causa la Soprintendenza di Siracusa, il Genio Civile, il Comune di Portopalo di Capo Passero e l’Asp di Siracusa. A questi si aggiungono la documentazione amministrativa e quella sanitaria relativa alla gestione dell’attività.

Ma il cuore della vicenda sembra essere altrove. E precisamente sulla sabbia. La questione riguarda infatti le sdraio e gli ombrelloni utilizzati dai clienti. La società sostiene che le attrezzature non venissero collocate direttamente sull’arenile come parte di un’installazione stabile. La ricostruzione del titolare è diversa: sarebbero stati gli stessi clienti a noleggiare le attrezzature e a posizionarle autonomamente sulla spiaggia, in base alle proprie esigenze.

Una differenza che, sul piano della difesa, potrebbe diventare decisiva. I legali di Lunimar hanno già ricevuto mandato. Saranno loro, nelle sedi previste dalla legge, a ricostruire la vicenda attraverso atti, autorizzazioni e documentazione tecnica, fornendo alla magistratura gli elementi ritenuti utili a sostenere la posizione della società.

E c’è poi l’altro fronte, quello ambientale. Perché parlare dell’Isola delle Correnti significa inevitabilmente confrontarsi con un territorio fragile, di grande valore paesaggistico e naturalistico. Su questo punto il titolare respinge con fermezza qualsiasi ipotesi di interventi capaci di modificare l’arenile. La sua versione non lascia spazio a interpretazioni: nessuno scavo, nessuna struttura interrata, nessuna fossa e nessuna opera destinata a trasformare la spiaggia o l’habitat naturale. E non solo. Il titolare sostiene di non aver mai fatto entrare mezzi sull’arenile.

La difesa si sviluppa così lungo una linea precisa: distinguere l’attività vera e propria dalle modalità con cui i clienti avrebbero utilizzato la spiaggia. La struttura destinata alla gestione, viene sottolineato, si trova nell’area asfaltata. Ombrelloni e sdraio, invece, sarebbero stati utilizzati direttamente dagli avventori.

È una distinzione che ora dovrà essere valutata alla luce delle contestazioni e della documentazione acquisita. La società, tuttavia, insiste su un elemento: il semplice fatto che sulla spiaggia compaiano ombrelloni e sdraio non significherebbe necessariamente che siano stati installati dalla struttura balneare. Il ragionamento viene spinto fino alla quotidianità: ogni giorno cittadini e turisti raggiungono l’arenile con un ombrellone sotto il braccio, una sdraio e l’occorrente per trascorrere qualche ora al mare. Secondo Lunimar, la modalità contestata sarebbe riconducibile a una dinamica dello stesso tipo.

Ora, però, non saranno le dichiarazioni sui social a decidere la partita. Saranno gli atti, le autorizzazioni, le modalità concrete di gestione dell’area e la valutazione dell’autorità giudiziaria a stabilire dove passi il confine tra una normale fruizione della spiaggia e un’attività soggetta a specifici vincoli.

La società ha già annunciato la propria strategia: difendersi nelle sedi competenti e far parlare le carte. Il caso dell’Isola delle Correnti, intanto, resta aperto. E in un luogo dove il confine tra turismo, tutela ambientale e attività economiche è particolarmente sottile, sarà proprio quel confine a finire sotto la lente della magistratura.

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