Siracusa è una città che sulla carta ha quasi tutto per vincere la propria partita. Possiede il mare, un patrimonio archeologico e monumentale inestimabile, Ortigia diventata negli anni una destinazione internazionale, un polo industriale ed energetico tra i più importanti del Mediterraneo e una posizione geografica che ne rafforza il potenziale turistico ed economico. Eppure, dietro questa vetrina, il quadro quotidiano racconta una storia molto meno rassicurante.
Il costo della vita aumenta, l’acqua può mancare o arrivare con pressione insufficiente, la rete elettrica continua a registrare disservizi, il traffico resta una costante e il trasporto pubblico non sembra ancora in grado di rappresentare una vera alternativa all’auto. Intanto, nei luoghi più preziosi del centro storico, la valorizzazione turistica si confronta con scelte che fanno discutere, mentre gli episodi di criminalità rischiano di incrinare l’immagine di una città che vuole presentarsi come destinazione culturale internazionale.
È dentro questo scenario che torna a intervenire il Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente, attraverso il suo portavoce Davide Biondini. Un anno dopo l’analisi dedicata all’economia siracusana nel decennio 2015-2025, il Comitato rilancia una definizione che sintetizza la propria lettura della situazione: “crescita senza prosperità”.
La tesi è semplice quanto scomoda: Siracusa dispone di risorse straordinarie e riesce a generare valore, ma non riesce a trasformare questa ricchezza potenziale in un analogo miglioramento del benessere quotidiano delle famiglie. E alcune delle contraddizioni già evidenziate, secondo Biondini, non solo persistono, ma appaiono oggi più marcate.
Il costo della vita presenta il conto
Il primo campanello d’allarme arriva dalle tasche dei cittadini. Biondini richiama una precedente rilevazione dell’Unione Nazionale Consumatori che stimava per Siracusa un aggravio di circa 579 euro annui per famiglia. Sulla base della rilevazione UNC sui dati ISTAT di giugno 2026, il portavoce indica ora un’inflazione tendenziale del 4%, tra le più elevate d’Italia, con un maggiore costo annuo stimato in 924 euro per una famiglia media.
Il dato assume un peso ancora maggiore se rapportato ai livelli retributivi del territorio. Perché non basta misurare quanto aumentano i prezzi: bisogna capire quanto reddito rimane dopo aver pagato bollette, alimentari, trasporti e servizi.
È qui che la crescita rischia di perdere il suo significato più concreto. Se i prezzi corrono più velocemente delle possibilità economiche delle famiglie, gli indicatori positivi possono convivere con una percezione diffusa di arretramento.
L’acqua c’è, ma il problema è farla arrivare
Il secondo paradosso è ancora più evidente perché riguarda una risorsa essenziale. Siracusa è un territorio ricco d’acqua. Eppure, dalla fine di giugno, migliaia di cittadini hanno segnalato, secondo quanto riferisce il Comitato, riduzioni di pressione, interruzioni e difficoltà di approvvigionamento.
A pesare è anche la condizione della rete. Biondini richiama la stima di una dispersione della rete idrica comunale pari al 65,2% dell’oro blu immesso. Una percentuale che racconta una contraddizione difficile da spiegare a chi apre il rubinetto e non trova un servizio adeguato: la risorsa esiste, ma una rete inefficiente impedisce di trasformarla in un servizio affidabile.
Il problema, quindi, non è soltanto quanta acqua abbia il territorio. È quanto della sua disponibilità riesca effettivamente ad arrivare nelle case.
L’energia prodotta non mette al riparo dai blackout
Stesso copione sul fronte energetico. Siracusa ospita uno dei principali poli industriali ed energetici del Mediterraneo. Un patrimonio produttivo enorme, che tuttavia non impedisce alla città di sperimentare blackout e disservizi elettrici.
Anche qui emerge una frattura tra potenza produttiva e qualità del servizio. Avere grandi conglomerati energetici sul territorio non significa automaticamente disporre di un’infrastruttura efficiente e resiliente.
E proprio questa distanza rappresenta uno dei nodi del ragionamento del Comitato: la ricchezza prodotta da un territorio non coincide necessariamente con la qualità dei servizi che quel territorio offre ai propri cittadini.
La mobilità e il rischio di una sostenibilità a metà
Poi c’è la mobilità. Secondo Biondini, la città continua a ridurre spazi viari e parcheggi in nome della sostenibilità senza però aver costruito un sistema alternativo realmente competitivo.
Il trasporto pubblico locale resta, nella sua analisi, poco frequente e poco capillare. I parcheggi diminuiscono, mentre il numero delle automobili non cala in misura proporzionata.
Il risultato è una situazione che rischia di produrre l’esatto contrario dell’obiettivo dichiarato: meno spazio disponibile, ma ancora un numero elevato di auto in circolazione. Quindi più congestione, più ricerca del parcheggio e più disagio.
La transizione verso una mobilità sostenibile, però, non può ridursi alla semplice eliminazione degli spazi per le automobili. Se non esiste un’alternativa credibile, il cittadino non cambia mezzo: cambia soltanto il percorso, perdendo tempo e aumentando la frustrazione.
Ortigia internazionale, Largo Aretusa trasformato in mercato
Ancora più delicato è il capitolo del turismo. Siracusa possiede un patrimonio UNESCO, Ortigia è ormai riconosciuta ben oltre i confini nazionali e la presenza dei visitatori stranieri continua a crescere. La città, insomma, ha tutte le carte per costruire una vera economia della cultura.
Ma proprio qui emerge una domanda sulla gestione dello spazio pubblico. Biondini punta il dito contro la scelta di destinare per oltre due mesi consecutivi Largo Aretusa a un mercatino commerciale. Secondo il portavoce, le casette di legno finiscono per alterare la percezione di uno dei luoghi simbolo del centro storico, inglobandone elementi caratterizzanti come lo skyline, la spirale archimedea, le prospettive verso la città e la semisfera d’acciaio lucido che richiama il genio di Archimede.
Il punto, naturalmente, non è stabilire se un mercatino abbia o meno diritto di esistere. La questione è più ampia: come si governa un patrimonio che è diventato uno dei principali asset economici della città?
Perché se il patrimonio culturale è il motivo per cui il turista arriva, la sua tutela dovrebbe essere anche il criterio con cui si decide come utilizzarne gli spazi.
Sicurezza, la variabile che può cambiare la reputazione
Infine c’è la sicurezza, il tema capace più di ogni altro di incidere sulla percezione di una destinazione. Biondini richiama la sparatoria avvenuta in pieno giorno in via Von Platen, con due persone a bordo di un motocalessino coinvolte nell’episodio, a pochi metri da un parcheggio utilizzato anche dai visitatori dell’area archeologica.
E ricorda l’aggressione, avvenuta pochi giorni prima a piazzale Marconi, ai danni di un gruppo di turisti francesi, attribuita dal portavoce a una baby gang.
Sono episodi differenti, ma per una città che punta a rafforzare la propria immagine turistica internazionale il messaggio è problematico: la reputazione di una destinazione passa anche dalla sicurezza percepita nei suoi luoghi più frequentati.
Monumenti, mare, archeologia e ristorazione possono attirare un visitatore. La sensazione di insicurezza può invece convincerlo a non tornare.
Il vero problema è la governance
È a questo punto che i diversi pezzi del mosaico tornano a comporre un’unica immagine. Costo della vita, acqua, energia, mobilità, turismo e sicurezza sembrano questioni separate. Per il Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente, invece, sono facce diverse dello stesso problema: la difficoltà di trasformare le enormi potenzialità di Siracusa in benessere diffuso.
La città non sarebbe povera di risorse. Al contrario, ne avrebbe una quantità eccezionale. Il problema, nella lettura di Biondini, è la mancanza di una governance cittadina capace di mettere quelle risorse a sistema, stabilendo priorità, obiettivi concreti e risultati misurabili. È questa, in definitiva, la provocazione del “Paradosso Siracusa”.
Perché una città può aumentare i propri flussi turistici senza migliorare proporzionalmente la vita dei residenti. Può essere ricca d’acqua e avere cittadini senz’acqua. Può ospitare un gigante dell’energia e convivere con i blackout. Può parlare di mobilità sostenibile mentre l’auto resta indispensabile. Può possedere uno dei patrimoni culturali più importanti del mondo e, allo stesso tempo, rischiare di soffocarlo sotto una gestione poco attenta degli spazi.
La domanda finale è quindi la più scomoda: se una città possiede tutto ciò che serve per prosperare, ma i suoi cittadini non ne vedono ancora i benefici nella vita quotidiana, il problema è davvero la mancanza di risorse o è il modo in cui quelle risorse vengono governate?
L’articolo Siracusa. Ricca di mare, storia e industria. Povera di servizi: il paradosso della prosperità mancata proviene da Libertà Sicilia.