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Siracusa. Antonello da Messina, Granata: «Quella tavoletta la acquistai nel 2003 per 220 mila sterline

17 Agosto 2026

E’ un appello alla massima chiarezza quello lanciato da Fabio Granata dopo la scoperta del furto che ha colpito il patrimonio artistico custodito a Messina. Come riporta stamane il quotidiano La Sicilia di Catania a pagina tre, l’ex assessore regionale ai Beni culturali, oggi presidente di Articolo 9, interviene sulla vicenda chiedendo che vengano accertate senza ritardi tutte le responsabilità, sia sul piano della sicurezza delle opere sia sotto il profilo investigativo. Granata conosce bene la storia della preziosa tavoletta di Antonello da Messina finita al centro del caso. Fu infatti proprio durante il suo periodo alla guida dell’assessorato regionale che l’opera venne acquistata sul mercato internazionale. Era il 2003 e la tavoletta proveniva da una collezione privata di Berlino. L’acquisto avvenne a Londra, attraverso un’asta da Christie’s, per una cifra che oggi appare particolarmente significativa se rapportata alle quotazioni raggiunte da opere analoghe.

«Hanno trafugato, insieme a tre inestimabili opere di Antonello facenti parte del Polittico di San Gregorio, anche la preziosa tavoletta di Antonello da Messina che nel 2003 acquistai da assessore regionale da Christie’s per 220 mila sterline», ricorda Granata. L’ex assessore sottolinea inoltre un elemento che rende ancora più rilevante la vicenda. L’opera acquistata all’epoca dalla Regione, infatti, presenta caratteristiche che richiamano da vicino un altro dipinto recentemente entrato nelle collezioni dello Stato a fronte di un esborso decisamente superiore: «Si tratta di un’opera identica a quella recentemente acquistata dal ministero per 20 milioni di euro», evidenzia.

Il ricordo di quell’operazione riporta dunque alla stagione in cui la Regione siciliana utilizzò gli strumenti garantiti dall’autonomia speciale per riportare nell’Isola opere di grande valore storico e artistico. Un percorso che, secondo Granata, non può essere messo in discussione proprio alla luce di quanto accaduto. «Sono certo che l’assessorato avvierà subito un’indagine per accertare eventuali responsabilità interne al museo», afferma, auspicando parallelamente un intervento deciso degli investigatori specializzati nella tutela del patrimonio culturale. «Confido che il Nucleo tutela patrimonio dell’Arma dei carabinieri individui subito esecutori e mandanti della gravissima ferita inferta al nostro patrimonio culturale».

Il furto, nelle parole dell’ex assessore, assume quindi una dimensione che va oltre la semplice sottrazione di opere d’arte. Per Granata si tratta di un colpo inferto direttamente alla memoria e all’identità culturale siciliana, proprio perché riguarda testimonianze artistiche di assoluto rilievo. Da qui anche la sua riflessione sul ruolo dell’autonomia regionale nella gestione dei beni culturali. Granata mette in guardia dal rischio che la vicenda possa riaccendere le consuete polemiche sull’autonomia speciale della Sicilia.

«Purtroppo adesso si apriranno le insopportabili e solite lamentazioni contro l’autonomia speciale della Sicilia sui beni culturali», sostiene. Una lettura che l’ex assessore respinge con decisione, rivendicando invece i risultati ottenuti negli anni attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto. «È grazie a questa autonomia che acquistammo l’opera e grazie alla stessa che negli anni abbiamo organizzato musei, parchi archeologici e tutela del patrimonio», aggiunge Granata.

Il punto, dunque, non sarebbe secondo l’ex assessore l’esistenza dell’autonomia, ma la capacità delle istituzioni di utilizzarla in maniera efficace, assicurando allo stesso tempo adeguati livelli di tutela e sicurezza. «L’autonomia è un formidabile strumento se saputo utilizzare. Servono consapevolezza e sapienza: questa la vera partita», conclude. Ora l’attenzione si sposta sulle indagini e sugli accertamenti interni. L’obiettivo è ricostruire la dinamica del furto, comprendere come sia stato possibile sottrarre opere di tale valore e individuare eventuali falle nei sistemi di vigilanza. Una vicenda che riporta così in primo piano anche il tema della protezione del patrimonio culturale siciliano e della necessità di garantire alle opere d’arte condizioni di sicurezza adeguate alla loro eccezionale importanza.

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