Non si arresta l’emergenza per il turismo della Sicilia orientale. A causa dei ripetuti stop imposti all’aeroporto di Catania-Fontanarossa dalla cenere vulcanica dell’Etna, gli operatori del settore stanno contabilizzando perdite economiche sempre più pesanti, e Siracusa non fa eccezione.
L’ultima testimonianza in ordine di tempo arriva dall’hotel La Rosa sul Mare, che ha ricevuto poche ore fa la disdetta di una prenotazione da parte di un ospite francese, Philippe Bourgeois, atteso in struttura dal 19 al 23 agosto. Nel messaggio di cancellazione, l’ospite spiega che il proprio volo Transavia da Parigi a Catania è stato annullato, rendendo di fatto impossibile raggiungere la Sicilia nei giorni previsti.
Non si tratta di un caso isolato. Nei giorni scorsi Fontanarossa è rimasto fermo per nove giorni consecutivi, con centinaia di voli cancellati o dirottati su Palermo e Comiso, e le associazioni di categoria hanno stimato in decine di milioni di euro l’impatto economico sul solo comparto turistico regionale. Anche dopo la parziale riapertura dello scalo, la minaccia di nuovi stop resta concreta: la società di gestione ha più volte ribadito che l’evoluzione dell’attività vulcanica non consente previsioni certe sulla piena regolarità dei voli.
È in questo contesto che torna a farsi sentire la voce di chi da anni chiede un secondo scalo per la Sicilia orientale. Il progetto dell’aeroporto turistico ‘Archimede’ di Siracusa, ideato già nei primi anni Duemila e più volte rilanciato, viene oggi indicato come una possibile risposta strutturale alla fragilità di un sistema aeroportuale che, avendo un solo grande hub a ridosso dell’Etna, resta sistematicamente esposto ogni volta che il vulcano si risveglia. Un secondo aeroporto dedicato al traffico charter e turistico permetterebbe di alleggerire la pressione su Fontanarossa nei momenti di crisi, tutelando l’economia di un territorio — quello aretuseo — che vive in larga parte di flussi turistici internazionali.
La cancellazione dell’hotel La Rosa sul Mare è solo l’ultimo, concreto esempio di quanto la vulnerabilità infrastrutturale della Sicilia orientale si traduca in un danno diretto e quantificabile per chi lavora nell’accoglienza. Un danno che, secondo gli operatori, potrebbe essere in parte prevenuto proprio grazie alla realizzazione di uno scalo alternativo come quello ipotizzato per Siracusa.
L’articolo Siracusa. Turismo al collasso: la chiusura di Fontanarossa affossa il territorio Aretuseo proviene da Libertà Sicilia.