Un immobile sottratto alla criminalità organizzata torna a svolgere una funzione sociale e diventa finalmente una casa per chi, fino a oggi, non aveva un alloggio adeguato. È quanto accaduto a Palermo, dove il Comune ha proceduto all’assegnazione di un altro bene confiscato alla mafia a una famiglia composta da sei persone, tra cui cinque minori, costretta a vivere in comunità a causa di una condizione di grave difficoltà economica e abitativa. Il nuovo intervento si inserisce in un percorso avviato dall’amministrazione comunale per recuperare e restituire alla collettività gli immobili confiscati alla criminalità organizzata. Nel giro di appena due giorni sono già due gli alloggi assegnati a nuclei familiari che si trovavano in condizioni di particolare fragilità e che risultavano inseriti nella graduatoria dell’emergenza abitativa.
L’immobile assegnato alla famiglia si trova nella zona di Tommaso Natale-San Lorenzo ed è stato recuperato attraverso l’attività dell’Ufficio Abitare Sociale del Comune di Palermo. L’operazione è rientrata nel più ampio lavoro di ricognizione del patrimonio abitativo e di recupero degli immobili occupati senza titolo, svolto anche con il supporto della Polizia Municipale. In questo caso, il precedente occupante, che non aveva alcun titolo per utilizzare l’alloggio, ha scelto di procedere al rilascio spontaneo dell’immobile. Una circostanza che ha permesso all’amministrazione di rientrare nella disponibilità del bene senza ulteriori procedure e di destinarlo rapidamente alla sua originaria finalità sociale.
Per la famiglia beneficiaria, il passaggio rappresenta un cambiamento importante. La precarietà abitativa aveva infatti costretto i componenti del nucleo a trovare accoglienza in una comunità, in assenza di una soluzione abitativa stabile e adeguata. L’assegnazione dell’alloggio consente ora di ricostruire una quotidianità più sicura e dignitosa, soprattutto per i cinque figli minori. A sottolineare il significato dell’intervento è stato l’assessore all’Abitare Sociale Fabrizio Ferrandelli, che ha collegato il recupero dei beni confiscati alla necessità di dare risposte concrete alle persone inserite nelle graduatorie dell’emergenza abitativa.
L’assessore ha evidenziato come il patrimonio confiscato alla mafia possa diventare uno strumento concreto di inclusione sociale quando viene sottratto all’abbandono o agli utilizzi impropri e viene rimesso a disposizione della cittadinanza. In questa prospettiva, l’assegnazione dell’alloggio non rappresenta soltanto la soluzione a un problema abitativo, ma anche l’affermazione del principio secondo cui un bene sottratto alla criminalità deve tornare a produrre un beneficio per la collettività. Ferrandelli ha inoltre richiamato il tema delle difficoltà incontrate negli anni dalle famiglie che si trovano nelle liste dell’emergenza abitativa. La scarsità di alloggi disponibili e i tempi spesso lunghi per le assegnazioni, secondo l’assessore, hanno contribuito a creare situazioni di forte vulnerabilità, spingendo alcune persone verso circuiti abitativi irregolari.
È proprio su questo fronte che il Comune intende intervenire attraverso il recupero del patrimonio disponibile. Restituire gli immobili occupati senza titolo e riqualificare quelli confiscati alla criminalità significa, infatti, aumentare il numero delle abitazioni che possono essere destinate a chi ne ha effettivamente diritto. Il tema assume un peso ancora maggiore in una città dove la domanda di abitazioni a canone sociale e le richieste di sostegno da parte delle famiglie in difficoltà continuano a rappresentare una delle principali emergenze sociali. Per chi vive una condizione di indigenza, ottenere un alloggio non significa soltanto avere un tetto, ma poter accedere più facilmente alla residenza, ai servizi e a una serie di diritti collegati alla stabilità abitativa.
L’amministrazione comunale punta dunque a trasformare il recupero dei beni confiscati in una delle leve per affrontare l’emergenza abitativa. Ogni immobile restituito alla disponibilità pubblica può diventare una risposta concreta per un nucleo familiare e, allo stesso tempo, un segnale sul fronte della legalità. È questo il significato che Ferrandelli attribuisce anche all’attività portata avanti nel pieno del periodo estivo. Il lavoro sul patrimonio abitativo, ha sottolineato, non si ferma neppure durante il mese di agosto, perché dietro ogni assegnazione c’è una famiglia che attende una soluzione e una situazione di disagio che necessita di essere affrontata.
Il principio rivendicato dall’amministrazione è quindi duplice: da una parte recuperare alla piena disponibilità pubblica gli immobili che erano stati sottratti alla criminalità o utilizzati senza titolo; dall’altra trasformare quei beni in strumenti capaci di produrre un beneficio immediato per le persone più fragili. L’alloggio di Tommaso Natale-San Lorenzo rappresenta, in questo senso, un ulteriore tassello di un percorso che punta a coniugare legalità, recupero del patrimonio pubblico e diritto alla casa. Per una famiglia di sei persone, con cinque minori, significa soprattutto poter lasciare alle spalle una fase segnata dall’incertezza e tornare a guardare al futuro contando su una sistemazione stabile.
La restituzione alla comunità dei beni confiscati alla mafia assume così una dimensione concreta: non soltanto immobili sottratti alla criminalità, ma abitazioni che tornano a essere luoghi di vita e strumenti attraverso i quali le istituzioni possono dare una risposta a chi si trova in maggiore difficoltà.
L’articolo Palermo. Da bene confiscato a casa per una famiglia in difficoltà: il Comune restituisce alla comunità un altro immobile proviene da Libertà Sicilia.