Il terremoto che ha investito l’Istituto Nazionale del Dramma Antico non sembra destinato a esaurirsi con le dimissioni di Daniele Pitteri.
Al contrario, il caso che ha scosso i vertici dell’Inda apre una fase nuova e particolarmente delicata, nella quale finiscono sotto osservazione non soltanto i rapporti interni al consiglio di amministrazione, ma anche il modello organizzativo, le scelte artistiche e, soprattutto, il ruolo della consigliera delegata Marina Valensise. La sua permanenza ai vertici dell’Istituto, recentemente confermata dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, è destinata infatti a essere uno dei temi centrali del confronto che accompagnerà la scelta del prossimo sovrintendente.
Dopo lo strappo consumatosi con Pitteri, Valensise si trova al centro di un dibattito sempre più acceso: da una parte chi riconosce al suo lavoro il merito di avere contribuito al rafforzamento dell’Inda e alla sua solidità economica, dall’altra chi ritiene che l’attuale assetto dei poteri abbia prodotto una sovrapposizione di ruoli e tensioni difficili da governare. E proprio questo è il punto sul quale si concentra una parte crescente delle critiche.
Il paradosso dei numeri: teatro pieno, ma alberghi meno soddisfatti
Il dato dei biglietti resta imponente. Le rappresentazioni classiche continuano a richiamare oltre 200 mila spettatori e il Teatro Greco rappresenta ormai uno dei principali motori dell’immagine culturale di Siracusa. Ma dietro il successo del botteghino emerge una domanda che riguarda direttamente il territorio: quanto di questo pubblico si traduce realmente in pernottamenti, consumi e ricadute economiche per la città?
A sollevare il tema è Giuseppe Rosano, presidente uscente di Noi albergatori (in un suo recente intervento pubblicato su Libertà Sicilia), che rappresenta un comparto composto da migliaia di strutture e da circa 21 mila posti letto. Secondo Rosano, il modello attuale starebbe favorendo sempre più un turismo concentrato sulla singola giornata o, al massimo, su un breve soggiorno. Una dinamica che, secondo gli operatori del settore, rischia di modificare profondamente il valore economico delle rappresentazioni classiche.
Negli anni precedenti, infatti, il pubblico proveniente dal Nord Italia e dall’estero tendeva a programmare soggiorni più lunghi, spesso legati a più spettacoli e alla scoperta della città e del territorio. Oggi, invece, una parte consistente degli spettatori arriverebbe a Siracusa per assistere a una rappresentazione, pernottare una sola notte e ripartire. A questo si aggiunge la forte presenza delle scolaresche, che rappresentano una componente importante del pubblico ma che hanno evidentemente una capacità di spesa diversa rispetto al turismo adulto e internazionale. Rosano ricorda uno studio realizzato nel 2019, quando l’impatto economico delle rappresentazioni classiche veniva stimato in circa 36 milioni di euro. Un dato che, secondo la sua valutazione, oggi potrebbe risultare significativamente ridimensionato.
Il paradosso, dunque, è evidente: più biglietti non significa automaticamente più ricchezza distribuita sul territorio.
Le dimissioni di Pitteri fanno esplodere tensioni già esistenti
È dentro questo scenario che assumono un peso ancora maggiore le dimissioni di Daniele Pitteri. La rottura con i vertici dell’Inda, maturata dopo mesi di contrasti con Marina Valensise, ha fatto emergere pubblicamente tensioni che fino a poco tempo fa restavano prevalentemente confinate all’interno dell’Istituto.
La vicenda potrebbe avere anche ulteriori sviluppi sul piano giudiziario, mentre il nuovo consiglio di amministrazione è chiamato a gestire una situazione particolarmente complessa. Il problema, però, non riguarda soltanto una persona. Da più parti viene indicata come necessaria una riflessione sull’organizzazione dell’Inda e sul rapporto tra il sovrintendente e il consigliere delegato. Un equilibrio che, alla luce delle ultime vicende, appare sempre più difficile da mantenere.
L’accusa dell’ex sovrintendente Calbi
A riaccendere il dibattito è anche Antonio Calbi, con recenti interventi sulla stampa locale, che ha guidato l’Inda prima di Pitteri e di Valeria Told, anch’essa dimissionaria dopo una stagione. Calbi punta il dito proprio sull’architettura istituzionale dell’Istituto e sostiene che l’attuale Statuto attribuisca al consigliere delegato prerogative capaci di entrare in tensione con quelle del sovrintendente, che partecipa al consiglio di amministrazione senza diritto di voto. Una situazione che, secondo l’ex sovrintendente, finirebbe per indebolire la figura chiamata formalmente a guidare l’Istituto.
Nel suo intervento, Calbi ha contestato anche alcune scelte artistiche compiute negli anni precedenti, sostenendo che il consiglio di amministrazione avrebbe frenato l’arrivo a Siracusa di importanti registi internazionali, citando in particolare l’argentino Claudio Tolcachir e il greco Theodoros Terzopoulos, quest’ultimo destinato comunque a tornare nella programmazione del prossimo anno. Critiche anche agli esperimenti affidati a registi più giovani, che secondo Calbi non avrebbero sempre prodotto risultati artistici all’altezza delle aspettative.
La sua proposta è netta: eliminare la figura del consigliere delegato e restituire al sovrintendente una responsabilità piena nella gestione e nella direzione dell’Istituto.
È lo Statuto il vero nodo della crisi?
Il dibattito che sta maturando attorno all’Inda sembra quindi spostarsi progressivamente dal caso personale alla questione istituzionale. La domanda è se l’attuale Statuto sia ancora adeguato a governare una realtà che negli ultimi anni è diventata sempre più importante sul piano nazionale e internazionale. Il percorso di selezione del sovrintendente, basato su bando, individuazione di una terna e successiva nomina, rischia a questo punto di essere sottoposto a un nuovo esame.
Negli ambienti vicini all’Istituto comincia a farsi strada la convinzione che occorra una procedura capace di garantire maggiore chiarezza sui poteri e sulle responsabilità. Il timore è che la scelta del nuovo sovrintendente possa trasformarsi ancora una volta in un percorso accidentato, nel quale il candidato individuato finisca per trovarsi successivamente in conflitto con gli equilibri interni al consiglio.
La conferma di Valensise cambia gli equilibri
Nel frattempo, però, dal ministero della Cultura è arrivato un segnale preciso. Alessandro Giuli ha confermato Marina Valensise nel ruolo di consigliera delegata fino al 2030. Una decisione che, inevitabilmente, assume un peso politico e istituzionale nella fase apertasi dopo le dimissioni di Pitteri. La conferma rappresenta, da una parte, un riconoscimento del lavoro svolto negli ultimi anni e della capacità dell’Inda di mantenere una significativa autonomia finanziaria grazie soprattutto agli incassi delle rappresentazioni. Dall’altra, rafforza la posizione di Valensise proprio nel momento in cui intorno alla sua figura si concentra una parte importante del dibattito.
Il dato politicamente più significativo è che, nell’arco di pochi anni, tre sovrintendenti si sono succeduti in un contesto nel quale il rapporto con gli organi di governo dell’Istituto ha mostrato più di una difficoltà. È questo il punto che oggi alimenta le domande sul futuro.
E adesso arriva il nuovo Cda
Il nuovo consiglio di amministrazione dovrà quindi affrontare una partita tutt’altro che semplice. Da una parte ci sarà da individuare il nuovo sovrintendente; dall’altra sarà necessario ricostruire un clima interno capace di garantire stabilità e continuità all’Istituto. Sul tavolo c’è già la programmazione futura, con tre nomi di grande peso: Terzopoulos, Micheletti e Davide Livermore. E circola anche un’altra ipotesi di grande richiamo: quella di affidare a Fabrizio Gifuni l’interpretazione dell’Odissea prevista per il 2027.
Un progetto che confermerebbe la volontà dell’Inda di puntare su nomi di primo piano e su una programmazione capace di mantenere alta l’attenzione nazionale. Ma il problema, oggi, non sembra essere soltanto quello di scegliere gli spettacoli. La vera sfida sarà capire chi dovrà avere l’ultima parola sulle scelte artistiche e gestionali dell’Istituto.
Il caso Pitteri ha fatto saltare il coperchio. Le dichiarazioni di Calbi hanno riportato in superficie vecchie questioni. Gli albergatori hanno aggiunto un altro elemento di discussione, mettendo in evidenza il divario tra successo dei botteghini e ricaduta economica sul territorio. E sullo sfondo resta la figura di Marina Valensise, oggi ancora più centrale dopo la conferma ministeriale.
Per questo, più che una semplice successione alla guida dell’Inda, quella che si apre potrebbe essere una vera resa dei conti sul futuro dell’Istituto: governance, autonomia del sovrintendente, ruolo del consiglio di amministrazione, qualità delle produzioni e capacità di trasformare il successo del Teatro Greco in una ricaduta economica sempre più forte per Siracusa. Il prossimo capitolo sarà la scelta del nuovo sovrintendente. Ma la vera partita, ormai, sembra essere molto più grande.
L’articolo Siracusa. Terremoto all’Inda: dopo le dimissioni di Pitteri cresce la pressione sulla consigliera Marina Valensise proviene da Libertà Sicilia.