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Siracusa. Sparatoria in via Von Platen, la svolta nell’indagine: spunta il fucile del killer

22 Agosto 2026

Un fucile a canne mozze nascosto dietro una siepe. È il nuovo tassello nell’inchiesta sul duplice tentato omicidio avvenuto il 13 agosto in via Von Platen, a Siracusa. L’arma è stata individuata dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura, che stanno lavorando per stabilire se sia quella utilizzata durante l’agguato contro un padre di 53 anni e il figlio di 31.

Le due vittime si trovavano a bordo di un’ape calesse, ferma al semaforo, quando sarebbero state raggiunte a distanza ravvicinata dai colpi esplosi dal 32enne siracusano ritenuto responsabile dell’attacco. Entrambi sono rimasti gravemente feriti agli arti inferiori e sono stati trasportati e ricoverati in ospedale.

L’agguato e la fuga

La ricostruzione investigativa restituisce la sequenza di un’azione consumata in pochi istanti. Il 32enne avrebbe raggiunto padre e figlio mentre erano fermi al semaforo e avrebbe fatto fuoco con un fucile a canne mozze. Subito dopo si sarebbe allontanato a bordo di uno scooter, facendo perdere le proprie tracce.

Da quel momento è scattata una serrata caccia all’uomo. Gli investigatori hanno passato al setaccio la zona, raccogliendo testimonianze e analizzando le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza presenti nell’area. Nel corso delle ricerche sono state effettuate anche numerose perquisizioni, alla ricerca di elementi utili a individuare il presunto autore dell’agguato e soprattutto di tracce che potessero condurre all’arma.

Il 32enne si presenta in carcere

Mentre la pressione investigativa aumentava, il 32enne era rimasto irreperibile. Secondo la ricostruzione fornita dalla Polizia, probabilmente sentendosi braccato dall’intensificarsi delle indagini, l’uomo avrebbe deciso di presentarsi spontaneamente presso una struttura penitenziaria.

È accaduto mercoledì 19 agosto. Una volta all’interno della struttura è stato eseguito nei suoi confronti il provvedimento di fermo per duplice tentato omicidio.

La misura è arrivata al termine degli accertamenti condotti dalla Squadra Mobile, che hanno permesso di ricostruire la dinamica dell’agguato attraverso le testimonianze e le immagini della videosorveglianza.

In foto: il fucile a canne mozze sequestrato

Il fucile nascosto dietro una siepe

L’attività investigativa è proseguita anche dopo il fermo, concentrandosi sulla ricerca dell’arma. Il fucile è stato infine rinvenuto all’interno di un appezzamento di terreno nella zona alta della città, in un’area adiacente a un supermercato.

Era nascosto dietro una siepe. Gli investigatori lo hanno recuperato e sequestrato, acquisendo così un elemento materiale che potrebbe rivelarsi decisivo per la ricostruzione dell’attacco.

Al momento, infatti, non è ancora possibile affermare con certezza che si tratti dell’arma utilizzata il 13 agosto. Sono in corso gli accertamenti tecnico-balistici per verificare la compatibilità del fucile con quella impiegata nel duplice tentato omicidio.

Gli accertamenti per completare il quadro

Il ritrovamento dell’arma rappresenta un passaggio significativo dell’inchiesta, ma gli investigatori dovranno ora attendere gli esiti degli esami tecnici per stabilire l’eventuale collegamento con l’agguato.

Restano inoltre da chiarire tutti gli aspetti della vicenda, compresa la sequenza precisa che ha preceduto e seguito la sparatoria. L’analisi dei filmati, le testimonianze raccolte e gli elementi acquisiti durante le perquisizioni costituiscono i tasselli di un’indagine che punta a ricostruire l’intero episodio e a consolidare il quadro investigativo nei confronti del 32enne.

Nel frattempo, padre e figlio, gravemente feriti agli arti inferiori durante l’agguato, non sarebbero più in pericolo di vita. Sul fronte investigativo, invece, la Squadra Mobile continua a raccogliere elementi per ricostruire ogni passaggio della sparatoria di via Von Platen, definire con precisione le responsabilità e fare luce sul movente che avrebbe spinto il 32enne a compiere l’agguato.

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