Classe 1999, Emanuele Torrasi arriva al Catania dalla Juve Stabia a titolo definitivo e porta in rossazzurro un profilo costruito tra settore giovanile del Milan e anni di calcio professionistico. Ma oltre al percorso calcistico, Torrasi presenta alcune curiosità che aiutano a capire che tipo di giocatore potrà essere per Emilio Longo.
Una delle più particolari riguarda proprio la sua evoluzione tattica. Da bambino Torrasi giocava da attaccante con il Corsico e, affrontando spesso bambini più grandi di lui, riuscì a segnare oltre 170 gol. Successivamente il suo allenatore decise di arretrarlo a centrocampo, intuendo la possibilità di sfruttare meglio le sue qualità nella costruzione del gioco. È una trasformazione significativa: da attaccante prolifico a centrocampista capace di pensare e organizzare la manovra.
Intelligenza tattica al primo posto. Sì, perchè lo stesso giocatore, presentandosi alla Juve Stabia, aveva indicato nell’intelligenza tattica uno dei propri punti di forza, spiegando anche di amare il palleggio e di voler dare qualità alla manovra. «Amo il palleggio e dare un apporto di qualità. Credo che la mia forza sia l’intelligenza tattica». Un’identità che sembra sposarsi bene con l’idea di un centrocampista chiamato non soltanto a recuperare palloni, ma anche a dare ordine alla squadra.
Ai tempi del settore giovanile milanista, Torrasi veniva chiamato anche «il professore», oltre che «il tedesco». Il soprannome era legato soprattutto alla sua mentalità, alla voglia di migliorarsi e alla grande attenzione al lavoro quotidiano. Già nel periodo al Milan veniva considerato un giocatore particolarmente attento agli aspetti tattici e alla preparazione. Una mentalità che Torrasi ha mantenuto anche nel prosieguo della carriera.
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