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Siracusa. Sparatoria in via Von Platen, dopo l’agguato la Prefettura corre ai ripari: Stretta sugli ape calessini

26 Agosto 2026

 

A quasi due settimane dall’agguato che ha sconvolto Siracusa, il duplice tentato omicidio di via Von Platen è entrato in una fase diversa da quella, più immediata e spettacolare, della caccia all’uomo. Non ci sono più posti di blocco né perquisizioni a vista: c’è un fascicolo che deve passare, punto per punto, sotto gli occhi di un giudice. Ma nelle ultime ore la vicenda ha assunto anche una dimensione amministrativa, con un intervento diretto delle istituzioni sul territorio.

Il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica si è riunito in Prefettura a Siracusa, con la partecipazione del sindaco Francesco Italia, per fare il punto su una serie di episodi che nelle ultime settimane hanno acceso l’allarme in città: l’agguato di via Von Platen, ma anche due tentativi falliti di assalto a sportelli bancomat nella provincia. Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro, gli episodi vengono definiti fatti che hanno destato particolare allarme sociale, pur riconoscendo che le indagini avrebbero già portato a esiti soddisfacenti — un riferimento esplicito al rapido fermo di Damiano Rustico. Dalla riunione è scaturita una decisione concreta e immediata: una stretta sulla circolazione degli ape calessini, con nuove regole e la revoca di alcune licenze. Una misura che colpisce direttamente la categoria di mezzo su cui viaggiavano Nino e Ciccio Cassia quando sono stati raggiunti dai colpi di fucile, e che sembra rispondere tanto a un’esigenza di sicurezza quanto al bisogno di dare un segnale tangibile alla cittadinanza. Il sindaco ha espresso apprezzamento per l’impegno delle forze dell’ordine sul territorio.

Damiano Rustico, il 32enne siracusano che si è costituito lo scorso 19 agosto al carcere di Bicocca, a Catania, resta al momento sottoposto a fermo di indiziato di delitto. È una misura provvisoria, disposta dalla polizia giudiziaria con il coordinamento della Procura, che per restare in vigore deve necessariamente passare al vaglio di un giudice per le indagini preliminari entro tempi stretti. È qui che si gioca, in queste ore, la partita più importante: non più la ricerca del responsabile, ma la tenuta stessa dell’impianto accusatorio.

Un’arma, una siepe, un indizio da confermare

Il ritrovamento del fucile a canne mozze, occultato dietro una siepe in un terreno adiacente a un supermercato nella zona alta della città, ha rappresentato finora l’elemento probatorio più concreto emerso dopo il fermo. Ma resta, appunto, presunto: gli accertamenti tecnici in corso dovranno stabilire con certezza se si tratti effettivamente dell’arma con cui, il 13 agosto, Nino e Ciccio Cassia — padre e figlio conosciuti in città come “Cicoria” — sono stati raggiunti a distanza ravvicinata mentre si trovavano a bordo del loro Ape calessino, fermi a un semaforo. È un dettaglio tutt’altro che formale. In un procedimento per tentato omicidio, la corrispondenza balistica tra l’arma sequestrata e i proiettili estratti dai feriti (o rinvenuti sulla scena) può fare la differenza tra un quadro indiziario solido e uno ancora da consolidare. Finché quell’esame non sarà completato, il gesto di occultare il fucile resta un elemento fortemente indicativo, ma non ancora una prova chiusa.

Cosa deve decidere il giudice

Il fatto che l’udienza di convalida si svolga presso il Tribunale di Catania, e non a Siracusa, non è un dettaglio geografico casuale: la legge processuale penale attribuisce la competenza al giudice del luogo in cui il fermo è stato materialmente eseguito, e Rustico si è presentato spontaneamente in un istituto penitenziario del capoluogo etneo. È lì, dunque, che un giudice per le indagini preliminari dovrà valutare due cose distinte: se il fermo sia stato legittimo, e se sussistano i presupposti per trasformarlo in una misura cautelare vera e propria, come la custodia in carcere. Non è un passaggio scontato. Il giudice ascolta il pubblico ministero, ma soprattutto interroga l’indagato, che ha diritto a essere assistito da un difensore e a esporre la propria versione dei fatti. Se il quadro indiziario e le esigenze cautelari — pericolo di fuga, di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove — non venissero ritenuti sufficienti, il fermo perderebbe efficacia e l’uomo tornerebbe libero, restando comunque indagato.

Un quartiere che aspetta risposte

Al di là dei tecnicismi processuali, resta sullo sfondo una città che nei giorni successivi alla sparatoria si è interrogata a lungo sul movente. Le prime ricostruzioni degli investigatori hanno indicato in un litigio avvenuto poco prima dell’agguato la possibile scintilla che avrebbe fatto precipitare la situazione, ma su questo punto le indagini restano aperte: accertare con precisione cosa abbia scatenato una spedizione punitiva in pieno giorno, in una delle strade più trafficate della città, resta uno degli obiettivi dichiarati della Procura. Per ora, dunque, la vicenda di via Von Platen si muove su tre binari paralleli. Quello scientifico degli accertamenti balistici sull’arma ritrovata, quello giudiziario dell’udienza di convalida, e ora anche quello amministrativo aperto dalla Prefettura, che con la stretta sugli ape calessini prova a intervenire su un fronte che le indagini penali, da sole, non possono coprire: la sicurezza di chi ogni giorno percorre le stesse strade a bordo di quei mezzi. I primi due diranno, nelle prossime ore o nei prossimi giorni, se il fermo eseguito dalla Squadra Mobile reggerà al vaglio del tribunale. Il terzo, invece, produce già i suoi effetti: revoche e nuove regole che cambiano da subito le condizioni di chi lavora o si sposta con un ape calessino a Siracusa.

 

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