Una costante, ormai, sembra esserci: il possesso palla elevato, accompagnato però da una serie di problemi che il Catania continua a trascinarsi dietro. Palloni persi banalmente a centrocampo, disattenzioni in fase difensiva, poca concretezza negli ultimi metri e una manovra che, pur mostrando una certa supremazia territoriale, troppo spesso non produce risultati concreti.
La sconfitta contro il Savoia in Coppa Italia Serie C ha riproposto un copione già visto nelle precedenti apparizioni. Il Catania tiene il pallone, prova a costruire, ma quando arriva il momento di trasformare il dominio territoriale in occasioni e gol, la squadra si inceppa. E quando perde il controllo della partita, concede troppo facilmente.
Rispetto alle precedenti uscite, contro il Savoia si è registrato almeno qualche segnale differente. Il dato relativo ai cross effettuati è aumentato, così come quello delle opportunità per andare a segno: sono state quattro le occasioni nitide costruite dal Catania. Un passo in avanti, almeno sul piano della produzione offensiva. Ma ancora insufficiente per cambiare la sostanza.
Il Catania continua a segnare troppo poco. Anzi, contro il Savoia è rimasto nuovamente a secco, incassando invece diverse reti e pagando ancora una volta errori individuali e disattenzioni collettive. Bisogna finalizzare ciò che si crea, evitando di compromettere il lavoro fatto attraverso errori evitabili.
POSSESSO SI’, MA SENZA MORDENTE
Il possesso palla può essere un indicatore importante, ma da solo non garantisce nulla. A maggior ragione quando diventa un possesso sterile, fatto di una circolazione spesso prevedibile e incapace di mettere realmente in difficoltà l’avversario.
Manca mordente, manca quella cattiveria agonistica necessaria per vincere i duelli e conquistare le seconde palle. Manca, in alcuni frangenti, anche l’intraprendenza per attaccare lo spazio, accelerare la giocata e sorprendere una difesa schierata.
La squadra sembra avere bisogno di un cambio di ritmo che non sempre arriva. E quando l’avversario riesce a sporcare la costruzione rossazzurra, ecco comparire quei palloni persi in zone pericolose che finiscono per alimentare le difficoltà di una fase difensiva ancora tutt’altro che solida.
Sarebbe semplicistico attribuire tutto a un singolo reparto o a un determinato modulo. Le difficoltà coinvolgono diversi aspetti: tecnico, tattico e soprattutto mentale. Il Catania deve ritrovare fiducia, ma anche una maggiore aggressività concretizzando le occasioni ed il predominio territoriale.
Avere il pallone per gran parte della partita e poi uscire dal campo senza segnare significa che qualcosa, nella fase di trasformazione della manovra, non funziona. Allo stesso modo non è sufficiente costruire una buona struttura di gioco se poi bastano alcune disattenzioni per subire gol evitabili.
LONGO CHIEDE TEMPO: I PRECEDENTI DI PICERNO E CROTONE
L’allenatore Emilio Longo, al termine della gara, ha ricordato come i suoi inizi di stagione non siano mai stati particolarmente eclatanti. Un concetto che il tecnico può sostenere attraverso gli esempi della propria carriera.
A Picerno, nel primo anno, dopo sette-otto giornate la squadra si trovava addirittura ultima in classifica, salvo poicostruire una rimonta che la portò a lottare per il terzo posto. L’anno successivo, sempre a Picerno, il percorso fu ancora più ambizioso: per buona parte del campionato la formazione lucana cercò di contendere la leadership alla Juve Stabia, che avrebbe poi conquistato la promozione diretta in Serie B.
Anche a Crotone l’inizio non fu semplice. La squadra si ritrovò per alcune giornate in fondo alla classifica, prima di costruire un percorso importante. Longo ha quindi ricordato il proprio passato per spiegare che il lavoro di un allenatore e la costruzione di una squadra non possono necessariamente essere giudicati dopo poche partite. Ma Catania non è una piazza qualunque, il tempo è denaro ed assume un peso diverso a seconda della piazza nella quale si lavora.
LA PAZIENZA HA UN LIMITE
Catania è una realtà che negli ultimi anni ha già attraversato diversi progetti tecnici, diversi allenatori, diverse idee e altrettante aspettative. La tifoseria ha aspettato, dato fiducia, sostenuto la squadra e continuato a credere nei programmi. Ma dopo anni nei quali i progetti tecnici non si sono rivelati vincenti, la pazienza inevitabilmente si assottiglia.
Non è dunque sufficiente chiedere di aspettare. Bisogna anche dare segnali concreti che giustifichino l’attesa e devono arrivare dal campo. La stagione è appena iniziata, ma i campanelli d’allarme sono già numerosi. È vero: siamo soltanto all’inizio. È altrettanto vero che una squadra nuova, con un allenatore nuovo e idee tattiche da assimilare, ha bisogno di tempo. Concedere tempo, però, non significa ignorare i problemi.
Il Catania deve intervenire sulle criticità che si stanno ripetendo: le palle perse a centrocampo, le disattenzioni difensive, gli errori individuali, la scarsa concretezza, la poca cattiveria agonistica e una manovra che fatica a diventare realmente pericolosa. Contro il Savoia qualcosa in più si è visto nella produzione offensiva, tuttavia il risultato finale dice ancora una volta che non è abbastanza
Il margine per sbagliare esiste, ma non è infinito. La piazza vuole tornare protagonista e soprattutto vuole vedere un percorso riconoscibile, fatto di crescita, identità e risultati. Le attenuanti legate all’inizio della stagione possono essere considerate. Quello che non può essere rimandato è il miglioramento.
Il Catania ha ancora davanti una stagione intera per cambiare passo. I primi veri segnali dovranno arrivare presto. Solo così la richiesta di pazienza di Longo potrà trovare una risposta positiva anche da parte di una piazza che, dopo tanti progetti rimasti incompiuti, ha sempre meno voglia di aspettare.
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L’articolo A MENTE FREDDA | Tra pazienza e aspettative: il difficile equilibrio di Longo proviene da Tutto Calcio Catania.