Curva Nord e Curva Sud hanno scelto due modalità differenti per manifestare il proprio malcontento, ma su un punto il messaggio è stato sostanzialmente unanime: il Catania può e deve fare di più sul rettangolo verde.
È il dato più significativo emerso al termine di Catania-Savoia, una partita che ha progressivamente cambiato il clima sugli spalti. Se all’inizio il sostegno della tifoseria non è mancato, con il passare dei minuti e soprattutto con i gol incassati dalla squadra di Emilio Longo, la contestazione è diventata sempre più evidente.
IL MESSAGGIO DELLA NORD: “SUDARE E RISPETTARE LA MAGLIA”
La Curva Nord ha indirizzato il proprio malcontento soprattutto verso la squadra. Il concetto espresso dai sostenitori è stato chiaro: chi indossa la maglia del Catania deve dare tutto, correre, lottare e rispettare i colori rossazzurri. Alla base della protesta c’è soprattutto una questione di atteggiamento. La tifoseria vuole vedere una squadra capace di trasmettere sul campo quella determinazione che storicamente rappresenta uno dei tratti distintivi del pubblico catanese.
Ogni gol incassato da Dini ha contribuito ad alimentare il malumore e il clima al “Massimino” si è fatto progressivamente più pesante. La Nord, nel finale, ha scelto una forma di protesta particolarmente significativa: verso la conclusione del secondo tempo sono stati rimossi tutti gli striscioni, mentre nel post-partita il settore si è rapidamente svuotato. Un gesto che racconta più di tante parole lo stato d’animo di una parte importante della tifoseria.
LA SUD PUNTA IL DITO CONTRO SOCIETA’ E PROPRIETA’
Diversa, invece, la posizione della Curva Sud, che ha concentrato la propria contestazione soprattutto nei confronti della società e della proprietà. Nel mirino sono finiti il patron Rosario Pelligra e il vicepresidente Vincenzo Grella, considerati dai sostenitori tra i principali responsabili di una situazione che, ancora una volta, rischia di generare frustrazione all’interno dell’ambiente rossazzurro.
La Sud ha quindi scelto di distinguere maggiormente tra la prestazione della squadra e le responsabilità societarie, pur condividendo il giudizio sulla necessità di vedere un Catania diverso in campo. Il messaggio, in sostanza, è che il problema non riguarda esclusivamente i novanta minuti, ma coinvolge qualcosa di più ampio e le aspettative generate negli ultimi anni.
Al termine della gara, la Curva Sud ha invitato i calciatori a presentarsi sotto il settore, ribadendo il concetto di mantenere ben presente il traguardo fissato: la Serie B. La piazza vuole tornare in B e considera insufficiente qualsiasi percorso che non sia orientato concretamente verso questo obiettivo.
DUE PROTESTE, UN UNICO MESSAGGIO
Nord e Sud hanno quindi scelto strade differenti, ma alla base delle due contestazioni esiste un punto di contatto molto evidente. Il Catania deve fare di più. Da una parte la squadra chiamata a dare risposte immediate sul campo; dall’altra una società che deve dimostrare, attraverso scelte e risultati, di avere costruito un progetto realmente all’altezza delle aspettative.
La stagione è ancora alle battute iniziali, ma il pubblico del “Massimino” ha già fissato un limite oltre il quale non intende andare. Viene chiesto un atteggiamento diverso, una squadra capace di combattere su ogni pallone e soprattutto di dimostrare attraverso i fatti di credere nell’obiettivo dichiarato. Perché la Serie B, ribadita dalla Sud come unica meta, deve diventare un obiettivo percepibile ogni settimana sul campo.
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