Il Catania cade ancora al Massimino e la sconfitta contro la Scafatese riapre interrogativi pesanti sul rendimento della squadra. La Sicilia usa un’immagine forte per descrivere il ko: una “coltellata finale” firmata Toscano (“mai cognome fu così letale”), che ha regalato alla formazione campana il 2-1 e lasciato i rossazzurri nelle retrovie della classifica.
Per il quotidiano, il 4-0 rifilato al Cosenza rischia di essere stato soltanto un lampo. Contro la Scafatese, infatti, il Catania ha mostrato un volto completamente diverso, nonostante un undici iniziale che sembrava avere tutte le caratteristiche per ripetere la prestazione positiva della gara precedente.
A preoccupare sono soprattutto i limiti caratteriali e tecnici evidenziati durante la partita. La squadra è apparsa confusionaria sotto porta e poco precisa nella costruzione del gioco, incapace di dare continuità alla propria manovra.
Lunetta e Russo gli unici a dare qualcosa in più
Tra le note positive il quotidiano salva soprattutto Flavio Russo, ancora una volta a segno, e Lunetta, descritto come uno dei pochi giocatori capaci di spendersi con grande determinazione nella ricerca degli spazi in area avversaria.
Il problema, secondo La Sicilia, è però collettivo: il Catania continua a mostrare poco movimento senza palla e, quando manca l’invenzione di Cicerelli, fatica tremendamente a trovare soluzioni offensive. Una dipendenza dai singoli che diventa ancora più evidente nei momenti in cui gli avversari riescono a chiudere gli spazi e ad impedire ai rossazzurri di giocare con maggiore libertà.
Difesa fragile e centrocampo ancora da costruire
Uno dei principali motivi di preoccupazione riguarda la fase difensiva. Il quotidiano parla di una difesa che continua a concedere troppo, mentre il centrocampo appare ancora lontano da un equilibrio definitivo.
E proprio su questo punto La Sicilia pone diversi interrogativi al nuovo corso tecnico: perché gli avversari riescono spesso a imporre il proprio metodo di gioco? È accaduto anche contro due neopromosse come Savoia e Scafatese, sia in Coppa che in campionato. La sensazione descritta dal giornale è quella di una squadra ancora in pieno rodaggio, ma con un’incognita fondamentale: quanto durerà questa fase di assestamento?
I dubbi sulle scelte e sul nuovo metodo
L’analisi del quotidiano entra anche nel merito delle scelte tecniche. Viene messo in discussione, ad esempio, il mancato utilizzo di Dini, lasciato in panchina per le sue caratteristiche nella costruzione dal basso, nonostante i numeri della passata stagione.
Altri interrogativi riguardano le esclusioni di Di Gennaro e Allegretto. Quest’ultimo, in particolare, è ancora fermo per due dita rotte. “Anni fa Maurizio Anastasi giocò tante gare di campionato con il gomito fratturato. Ma in mezzo al campo il colosso del Catania lottava senza risparmiarsi. E non eravamo in Serie C. Proprio vero, erano altri tempi”, si legge.
Resta aperto il tema della costruzione del gioco dal basso affidata al portiere. La Sicilia si chiede quindi se il nuovo metodo di lavoro abbia previsto sufficienti alternative oppure se il Catania continuerà ad insistere sullo stesso tipo di costruzione, anche quando gli avversari riescono a neutralizzarlo.
Numeri che fanno paura
Il bilancio complessivo rende ancora più pesante la situazione: tre sconfitte nelle prime quattro gare di campionato, alle quali si aggiungono altre due sconfitte consecutive in Coppa. Numeri che, secondo il quotidiano, non possono essere ignorati da una squadra che avrebbe dovuto recitare un ruolo da protagonista.
La fase offensiva sembra funzionare soprattutto quando riescono a entrare in partita Lunetta, Russo e Cicerelli, mentre dagli altri interpreti ci si aspetta un contributo maggiore. Da qui nasce la domanda provocatoria: se questi sono i capisaldi del nuovo progetto, quanto bisognerà ancora aspettare prima di vedere una squadra realmente competitiva?
Michele Zeoli
In un articolo fortemente critico, La Sicilia dedica un passaggio positivo a Michele Zeoli, protagonista della vittoria della Scafatese. Applaudito dal pubblico del Massimino prima dell’inizio della gara, Zeoli ha preparato una partita concreta e senza particolari alchimie tattiche, riuscendo a portare a casa tre punti pesantissimi. Il tecnico, inoltre, ha mantenuto un atteggiamento sobrio anche dopo il gol del 2-1, senza lasciarsi andare a esultanze particolari.
Un dettaglio che rende ancora più amaro il confronto con il trattamento riservatogli al momento dei saluti: secondo La Sicilia, Zeoli è stato congedato con una certa superficialità, nonostante il legame costruito in passato con l’ambiente rossazzurro.
Ora subito Picerno
Il calendario non concede tempo al Catania per riflettere. Martedì arriva infatti la trasferta di Picerno, un’altra occasione per provare a invertire una rotta che si è fatta preoccupante. La speranza del quotidiano è quella di vedere in campo protagonisti diversi, più reattivi e soprattutto meno distratti.
La sconfitta con la Scafatese, però, lascia sul tavolo molti interrogativi: una difesa troppo vulnerabile, un centrocampo ancora alla ricerca del proprio equilibrio, una costruzione del gioco che non sempre convince e una squadra che sembra affidarsi troppo alle iniziative dei singoli.
Il Catania deve iniziare a dare risposte concrete, perché i risultati e il rendimento mostrati finora non sono quelli di una squadra costruita per stare ai vertici.
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L’articolo RASSEGNA STAMPA – La Sicilia: “Quanto dura il rodaggio? Se questi sono i capisaldi, c’è da preoccuparsi” proviene da Tutto Calcio Catania.