Cronaca Caltanissetta 3 min

Gela: donna grave ma in turno c’è un solo medico. Il soccorso così diventa a rischio

14 Settembre 2026

La carenza di personale sanitario al «Vittorio Emanuele» non è un concetto astratto o lontano. È un problema quotidiano che si scontra brutalmente con la salute e la vita dei cittadini. La scorsa notte, solo l’abnegazione del personale dell’unità di Rianimazione e il tempestivo intervento del direttore sanitario di presidio, Alfonso Cirone Cipolla, hanno evitato un disservizio nel pieno di un dramma, garantendo le cure necessarie a una donna in gravi condizioni. In piena notte, la paziente era giunta nel presidio ospedaliero con una sospetta e emorragia interna causata dalla rottura di un vaso sanguigno. Il medico di turno del Pronto Soccorso – l’unico in servizio in quel momento – ha compreso immediatamente la gravità della situazione e ha attivato la centrale del 118. Dalla base del «Sant’Elia» si è subito alzato in volo un elicottero, pronto a raggiungere l’aviosuperficie di Gela in pochi minuti. A quel punto, però, è emerso la macchina del soccorso si è scontrata con la realtà delle carenze di personale. Le condizioni della donna imponevano la presenza di un medico a bordo per l’intera durata del trasferimento. L’unico medico del Pronto Soccorso non poteva certo abbandonare il reparto, lasciandolo scoperto.

Non abbiamo conferme sull’esistenza o meno del medico di pronta reperibilità. Sono affari interni che – a quanto si apprende – sono già in corso di accertamento da parte della direzione sanitaria per valutare eventuali inghippi o responsabilità e trovare soluzioni.

Il medico del Pronto Soccorso, senza altre opzioni, si è rivolto ai colleghi dell’Unità di Rianimazione. In reparto erano in servizio due medici, una dotazione sufficiente a coprire l’ordinario notturno tra le terapia intensiva e eventuali urgenze. Distogliere uno dei medici per scortare la paziente significava, inevitabilmente, sguarnire un altro reparto critico. Questo tipo di assistenza dovrebbe essere a carico del Pronto Soccorso, ma la realtà della struttura parla di una cronica e grave carenza di organico, dove in atto vi sono solo due medici strutturati su 14 previsti, affiancati da colleghi esterni con rapporto libero professionale a ore. Di conseguenza, per l’ennesima volta, i sanitari della Rianimazione hanno dovuto farsi carico dell’emergenza, lasciando parzialmente scoperto il loro servizio per tappare la falla. Recentemente l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, ha assicurato il massimo impegno, ipotizzando l’apertura ai crediti formativi per gli specializzandi e disponendo il trasferimento temporaneo di un medico da Caltanissetta a Gela per un mese. Interventi che, alla prova dei fatti, sono insufficienti e di là da venire. Di notte, quando una vita è a rischio per un’emorragia improvvisa, servono risposte strutturali e professionisti in numero adeguato. Non è tollerabile che un’unità ad alta specializzazione come la Rianimazione debba rimediare a vuoti d’organico. La scorsa notte, la prontezza del medico e la lucidità del direttore sanitario hanno evitato il peggio. Ma quando l’equilibrio della sanità pubblica è così precario, il rischio che accada l’irreparabile diventa drammaticamente alto.

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