Se ci si mette nei panni della società, la situazione attuale del Catania non è semplice da gestire. Da una parte ci sono risultati che non soddisfano le aspettative e una squadra che, dopo alcuni segnali incoraggianti, è tornata a mostrare difficoltà. Dall’altra c’è un progetto tecnico completamente rinnovato in estate, che necessita inevitabilmente di tempo per essere assimilato.
Il primo passaggio importante è arrivato dopo il pesante ko in Coppa Italia contro il Savoia. In quel momento la società aveva scelto di intervenire pubblicamente con un comunicato nel quale confermava la fiducia a mister Emilio Longo, ma allo stesso tempo chiedeva una sterzata immediata.
Un messaggio abbastanza chiaro: fiducia sì, ma accompagnata dalla necessità di vedere una reazione concreta. La risposta sembrava essere arrivata con il 4-0 contro il Cosenza. Una prestazione convincente, un risultato largo e la sensazione che il Catania potesse finalmente aver imboccato la strada indicata dalla società. Ma quella sensazione è durata poco.
La successiva sconfitta interna contro la Scafatese ha nuovamente alimentato dubbi e interrogativi. E così, a distanza di pochi giorni, sono tornate a circolare voci su una possibile posizione a rischio per Longo.
Una decisione da ponderare
Dal punto di vista della società, però, un eventuale cambio in panchina non sarebbe una decisione banale.
Il Catania ha scelto in estate di stravolgere il progetto tecnico, affidandosi a una nuova guida e introducendo una filosofia di gioco differente. Sono arrivati numerosi giocatori nuovi, con caratteristiche diverse rispetto al passato, e il gruppo è stato completato soltanto nelle battute conclusive del mercato.
Questo significa che il lavoro di Longo e del suo staff è stato inevitabilmente condizionato dalla composizione tardiva della rosa. Una parte consistente dei nuovi acquisti ha iniziato a lavorare con continuità insieme all’allenatore soltanto nelle ultime settimane. Alcuni giocatori hanno avuto bisogno di tempo per inserirsi, altri devono ancora trovare la condizione migliore e qualcuno non è ancora sceso in campo.
Un’estate particolare
C’è poi un altro aspetto da considerare: la preparazione estiva non lineare. La prima parte del ritiro è stata vissuta direttamente al “Massimino”, in condizioni climatiche particolarmente pesanti, con il caldo afoso a rendere ancora più complesso il lavoro quotidiano.
A questo si è aggiunta una rosa costruita progressivamente, con diversi giocatori arrivati quando la preparazione era già iniziata e altri inseriti soltanto nelle fasi finali del mercato. Dal punto di vista della società, dunque, è necessario chiedersi quanto il Catania visto oggi rappresenti davvero il prodotto finito del progetto pensato in estate.
Il problema è che il tempo stringe
La società può comprendere le difficoltà di un progetto nuovo. Può considerare il mercato completato tardi, gli infortuni, gli inserimenti graduali e la necessità di assimilare una nuova filosofia di gioco. Ma allo stesso tempo non può ignorare i risultati.
Il Catania ha ambizioni importanti e non può permettersi di aspettare indefinitamente che tutti i tasselli vadano al loro posto. La richiesta di una sterzata contenuta nel comunicato successivo alla partita con il Savoia andava in questa direzione.
Longo o il progetto?
La domanda che probabilmente la dirigenza deve porsi non è soltanto “Longo è l’allenatore giusto?”, ma anche “il progetto che abbiamo costruito ha ancora bisogno di Longo per essere sviluppato?”
Cambiare allenatore significherebbe interrompere, almeno in parte, il percorso iniziato in estate. Vorrebbe dire introdurre una nuova metodologia, nuove idee, nuovi principi di gioco e chiedere ancora una volta a una rosa profondamente rinnovata di adattarsi.
Ma allo stesso tempo, confermare Longo significa assumersi la responsabilità di concedergli il tempo necessario per completare il lavoro, pur pretendendo quella sterzata che la società ha già pubblicamente richiesto. È una posizione non semplice.
In questo scenario, la sfida contro il Picerno assume un peso importante. Non necessariamente perché rappresenti un’ultima spiaggia, ma perché arriva in un momento nel quale ogni risultato contribuisce a costruire la valutazione della società.
Un successo potrebbe restituire ossigeno a Longo e soprattutto dare continuità al progetto. Un’altra prestazione negativa, invece, renderebbe ancora più difficile sostenere pubblicamente la scelta compiuta in estate. Da una parte c’è la necessità di non buttare via un progetto appena iniziato; dall’altra c’è l’obbligo di non ignorare segnali che, in questo momento, non sono incoraggianti.
La società dovrà trovare il punto di equilibrio tra pazienza e risultati, fiducia e responsabilità, progetto e necessità di vincere. Capendo se il progetto costruito in estate può ancora prendere la direzione prevista. La risposta, inevitabilmente, arriverà dal campo.
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L’articolo Il progetto scricchiola? Società chiamata a leggere i segnali proviene da Tutto Calcio Catania.