Piccolo paese della Basilicata, poco più di cinquemila abitanti e una realtà calcistica che negli ultimi anni è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante nel calcio professionistico. L’AZ Picerno è una delle storie più particolari della Serie C e dietro la crescita del club c’è soprattutto il legame fortissimo con il territorio e con un uomo che, pur avendo costruito la propria fortuna dall’altra parte dell’oceano, non ha mai dimenticato le proprie origini: Donato Curcio.
Nato a Picerno nel 1942, Curcio lasciò l’Italia a soli 19 anni. Prima l’Inghilterra, poi la Francia e la Svizzera, quindi il trasferimento negli Stati Uniti, dove a Buffalo costruì la propria attività nel settore della progettazione e produzione di macchinari per la decorazione di prodotti in plastica. L’azienda crebbe fino a diventare una realtà internazionale, ma il successo personale non recise mai il rapporto con il paese d’origine.
Anzi, fu proprio il legame con Picerno a spingerlo a restituire qualcosa alla propria comunità. Curcio finanziò con circa un milione di euro la realizzazione del nuovo impianto sportivo del paese, inaugurato nel 2008 e successivamente intitolato proprio a lui. Lo stadio è diventato negli anni il simbolo più evidente di quel rapporto tra l’imprenditore emigrato e la sua terra.
Un legame tra passato e presente che si ritrova anche nella “Porta di San Nicola”, opera in bronzo che racconta la storia di Picerno attraverso le immagini dell’emigrazione, delle partenze dalla stazione ferroviaria e del campo sportivo, emblema del rapporto mai spezzato tra chi è partito e la propria terra d’origine.
Il “Donato Curcio”, un piccolo gioiello
Lo stadio rappresenta oggi uno dei punti di forza del Picerno. Dopo la promozione in Serie C del 2019, l’impianto ha dovuto essere adeguato agli standard richiesti per il calcio professionistico. I lavori hanno portato alla realizzazione della curva ospiti, al rinnovamento delle tribune, delle panchine e dell’impianto di illuminazione.
Ma è soprattutto il terreno di gioco a rappresentare una delle caratteristiche più particolari del “Donato Curcio”. Il manto sintetico di ultima generazione ha ottenuto la certificazione FIFA Quality PRO, uno dei livelli qualitativi più elevati previsti per le superfici artificiali. Il restyling dello stadio è stato completato nel 2021, trasformando l’impianto in una struttura moderna e funzionale per una realtà di dimensioni così contenute.
Dall’Eccellenza alla Serie C
La crescita sportiva del Picerno è stata altrettanto significativa. La società ha costruito la propria scalata attraverso i campionati dilettantistici fino ad arrivare, nel 2019, alla storica promozione in Serie C.
Fu un campionato straordinario: il Picerno conquistò il primo posto nel girone H di Serie D con due giornate di anticipo, al termine di una stagione caratterizzata da ben 24 vittorie. Quel risultato portò per la prima volta nella storia il piccolo club lucano nel calcio professionistico.
La prima esperienza in C, tuttavia, fu complicata. L’impianto non era ancora pronto per ospitare le gare professionistiche e il Picerno dovette trasferirsi al “Viviani” di Potenza. La squadra retrocesse al termine della stagione 2019-20, ma riuscì a tornare rapidamente tra i professionisti dopo il secondo posto ottenuto in Serie D nel 2020-21 e la successiva riammissione in Serie C.
La leonessa e una nuova identità
C’è poi un altro particolare che racconta l’evoluzione della società. Dal 2023 il club ha modificato il proprio logo, sostituendo la precedente rappresentazione della torre medievale di Picerno con la sagoma di una leonessa, diventata il nuovo simbolo della squadra. Un cambiamento che ha accompagnato il percorso di crescita e la costruzione di una nuova identità visiva del club.
La leonessa rappresenta oggi una società che, pur mantenendo dimensioni territoriali ridotte, ha imparato a confrontarsi con piazze molto più grandi e blasonate puntando sull’organizzazione, sulla programmazione e su un rapporto molto stretto con il territorio.
Lo “zio d’America” e il sogno diventato realtà
La storia di Donato Curcio resta però il capitolo più affascinante. Prima ancora dell’imprenditore e del presidente onorario, c’è un emigrante partito da Picerno con una valigia e molte ambizioni. Una storia personale che ha attraversato diversi Paesi prima di arrivare negli Stati Uniti e trasformarsi in un successo imprenditoriale.
Curcio ha scelto di investire una parte di quel successo proprio nel paese dal quale era partito. Prima lo stadio, poi il sostegno alla squadra e alla crescita del movimento calcistico locale. Non è un caso che a Picerno venga chiamato affettuosamente “lo zio d’America”: il suo nome è ormai indissolubilmente legato alla storia sportiva della comunità.
E così, dietro la realtà calcistica che oggi affronta il campionato di Serie C, c’è la storia di un paese piccolo che ha saputo costruirsi una dimensione professionistica, di uno stadio nato grazie alla generosità di un emigrante e di una società che, passo dopo passo, ha realizzato il sogno di stabilizzarsi nel calcio italiano.
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L’articolo Picerno-American dream: viaggio nella storia rossoblù proviene da Tutto Calcio Catania.