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A MENTE FREDDA – Laboratorio Longo: dalla lavagna al campo, come il tecnico rossazzurro ridisegna il Catania

16 Settembre 2026

Il laboratorio Longo non si ferma. Il Catania continua a cambiare pelle, alla ricerca dell’assetto capace di restituire equilibrio, certezze e continuità a una squadra che ha bisogno di ritrovare rapidamente la propria identità.

Dall’inizio del campionato a oggi, Emilio Longo ha provato diverse soluzioni. Prima il 4-3-3, sistema scelto per inaugurare la stagione. Poi il passaggio al 4-2-3-1, una modifica che sembrava poter garantire nuovi equilibri e che aveva dato segnali incoraggianti soprattutto nella sfida contro il Cosenza.

La sconfitta interna contro la Scafatese ha però rappresentato un nuovo campanello d’allarme. E così Longo ha deciso di cambiare ancora, ripartendo, temporaneamente in assenza di un terzino puro di ruolo, dal 3-4-3 già utilizzato nella ripresa della gara precedente e riproposto poi a Picerno con interpreti e caratteristiche differenti.

Il nuovo sistema ha portato con sé una serie di accorgimenti tattici che hanno permesso al Catania di trovare maggiore equilibrio, soprattutto nella prima parte della sfida del “Donato Curcio”.

Di Gennaro al centro, Dini tra i pali

Nel 3-4-3 rossazzurro, Ierardi e Perrotta hanno agito da braccetti, mentre la vera novità è stata rappresentata da Matteo Di Gennaro al centro della difesa. Una presenza che si è fatta sentire anche dal punto di vista della gestione delle situazioni difensive. Di Gennaro ha dato riferimenti ai compagni e contribuito a rendere più compatto un reparto che nelle prime giornate aveva mostrato più di qualche fragilità.

A completare il quadro, il ritorno tra i pali di Andrea Dini. Anche questa una scelta che ha dato i suoi frutti. Il portiere, tanto invocato dalla piazza e rimasto a lungo alle spalle di Rinaldi, ha risposto presente alla prima occasione, risultando decisivo soprattutto nel finale con l’intervento che ha impedito al Picerno di portarsi sul 4-3.

Bruzzaniti, l’arma a tutta fascia

Ma una delle chiavi più interessanti del nuovo sistema è stata la posizione di Bruzzaniti. Schierato largo sulla destra nel centrocampo a quattro, l’esterno ha avuto il compito di interpretare entrambe le fasi.

In fase di non possesso, Bruzzaniti è stato chiamato ad abbassarsi e a dare una mano alla linea difensiva, contribuendo a creare densità e a limitare le iniziative degli avversari. Una volta recuperato il pallone, però, la sua posizione gli consentiva di proiettarsi rapidamente in avanti e accompagnare l’azione offensiva.

Un lavoro dispendioso, ma interpretato con applicazione. Bruzzaniti ha risposto presente, sacrificandosi per la squadra e dimostrando di poter essere efficace non soltanto quando si tratta di attaccare gli spazi, ma anche quando occorre lavorare per il collettivo.

È proprio questo uno degli aspetti che possono aver soddisfatto maggiormente Longo: la disponibilità degli interpreti a calarsi nelle esigenze del sistema, accettando compiti differenti rispetto a quelli abituali.

Il Catania cerca ancora la sua identità

Il continuo ricorso a soluzioni differenti racconta un Catania ancora alla ricerca della propria dimensione tattica. 4-3-3, 4-2-3-1, 3-4-3: Longo sta provando diverse strade per trovare la formula capace di valorizzare al meglio il materiale a disposizione e, soprattutto, di restituire equilibrio alla squadra.

A Picerno qualcosa si è visto. Il Catania ha trovato maggiore compattezza, ha aggredito meglio gli spazi e per oltre un’ora ha imposto la propria idea di calcio. Il 4-0 raggiunto al 57′ rappresenta la fotografia migliore di una squadra che, almeno per larghi tratti, ha funzionato. Poi sono emerse nuovamente alcune fragilità, soprattutto nella gestione del vantaggio e nella fase finale. Ed è su questo aspetto che il lavoro dovrà proseguire.

Il tempo come alleato, ma senza sprecarlo

Longo sta dunque continuando a cercare. Sta sperimentando, modificando e provando a trovare la combinazione giusta. Il laboratorio rossazzurro è ancora aperto, ma le indicazioni di Picerno possono rappresentare una base interessante dalla quale ripartire.

A condizione, però, che tutti gli interpreti continuino a dare piena applicazione alle indicazioni dell’allenatore. Perché un sistema di gioco, per quanto efficace sulla carta, ha bisogno di giocatori disposti a sacrificarsi, correre, occupare gli spazi e interpretare correttamente entrambe le fasi.

Le basi per risalire la china possono esserci. Il Catania ha qualità, esperienza e alternative per costruire qualcosa di importante. Serve tempo, ma è proprio il tempo la risorsa che non può essere sprecata. Longo lo sa e per questo continua a cambiare, alla ricerca della formula giusta.

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