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Due anni senza Totò Schillaci. “Non ero previsto” il libro di Corrado De Rosa

18 Settembre 2026
Totò Schillaci

A due anni dalla scomparsa di Totò Schillaci. Dai gol con il Messina a diventare l’eroe di Italia ’90. In quell’edizione del Mondiale vinse il titolo di miglior giocatore e di capocannoniere posizionandosi secondo nella classifica del Pallone d’oro, alle spalle del tedesco Lothar Matthäus. In Serie A ha giocato 120 partite segnando 37 reti con le maglie di Juventus e Inter e vincendo con i bianconeri una Coppa Italia e una Coppa Uefa. Dall’esperienza in riva allo Stretto il trampolino di lancio verso il calcio che conta. Oltre 60 gol realizzati con i giallorossi tra il 1982 e il 1989 e due promozioni dalla C2 alla B, ai tempi dei “bastardi” di Scoglio e del “Celeste” stracolmo. Tra i cadetti, sotto la gestione di Zdenek Zeman, fu poi re dei bomber con 23 reti.

“Non ero previsto”, il libro di Corrado De Rosa su Totò Schillaci

Dopo il libro della figlia Jessica, “Solo io posso scrivere di te: Ricordi di un papà campione”, un altro testo traccia un bel ritratto dell’indimenticabile attaccante palermitano, venuto a mancare a causa di un male incurabile il 18 settembre 2024. Si intitola “Non ero previsto”, ad opera di Corrado De Rosa e vuole farne rivivere il mito, tra campo e vita privata, in ogni sua sfaccettatura. Totò Schillaci non era previsto. Non doveva nemmeno esserci ai Mondiali del 1990, eppure, per una breve stagione, è diventato il volto dell’Italia: gli occhi dilatati, la gioia di chi non sa bene cosa stia succedendo ma intuisce che non potrà succedere mai più. Corrado De Rosa parte da lì, da una fotografia scattata allo stadio San Paolo di Napoli dopo il suo gol nella semifinale contro l’Argentina, per raccontare non solo la storia di un uomo e di un giocatore, ma quella di una nazione intera che si specchia nei propri eroi e li consuma in fretta.

Schillaci viene da una casa popolare di Palermo: è il Sud che ce la fa, il ragazzo senza pedigree che riesce a entrare, a suon di gol, nel salotto buono del calcio internazionale. Anche se, passata quella stagione leggendaria, la stessa Italia che lo aveva messo sull’altare lo nasconde sotto il tappeto. Alla fine del libro, trent’anni dopo, Schillaci si ritrova in una clinica oncologica di Palermo. La città è bloccata per l’arresto di Matteo Messina Denaro. Al microfono di un giornalista, Totò dice: “Alle otto e un quarto sembrava il manicomio”. È stato il suo modo di chiudere il cerchio, con l’ironia e la lucidità di chi ha capito tutto, troppo tardi ma piuttosto bene.

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