Il Catania sta vivendo una fase particolare anche dal punto di vista logistico. La squadra utilizza il “Valentino Mazzola” di Misterbianco, impianto con manto in erba sintetica, come sede degli allenamenti in attesa della piena disponibilità di Torre del Grifo.
Il tema merita attenzione perché le partite interne vengono invece disputate al “Massimino“, su una superficie differente. Non significa che il sintetico sia responsabile degli eventuali problemi fisici della squadra, ma la differenza tra il terreno sul quale ci si allena quotidianamente e quello sul quale si gioca può rappresentare una variabile da considerare.
Sintetico e naturale: cambia il modo di giocare
Il passaggio da una superficie all’altra comporta alcune differenze nella risposta del terreno. Cambiano la velocità con cui viaggia il pallone, il rimbalzo, la trazione e la percezione dell’appoggio durante accelerazioni, frenate e cambi di direzione.
Per un calciatore professionista non si tratta certamente di un ostacolo insormontabile. I giocatori sono abituati a confrontarsi con campi differenti. Ma quanto è importante allenare quotidianamente gli stessi gesti e gli stessi automatismi sulla superficie sulla quale poi si disputa la partita?
La questione diventa ancora più interessante per il Catania di Longo, una squadra che deve lavorare su pressing, intensità, aggressività e velocità della circolazione del pallone.
Non soltanto una questione di infortuni
Quando si parla della differenza tra sintetico ed erba naturale, il primo pensiero va inevitabilmente agli infortuni. Ma bisogna evitare conclusioni affrettate. La letteratura scientifica non dimostra che il sintetico sia semplicemente “più pericoloso” dell’erba naturale. Il rischio dipende da numerosi fattori e anche la qualità e le caratteristiche specifiche del terreno hanno un ruolo.
Più interessante è interrogarsi sulla continua alternanza tra superfici. Un giocatore può trascorrere gran parte della settimana eseguendo sprint, frenate, cambi di direzione, esercitazioni tattiche e partitelle su un terreno e poi ritrovarsi la domenica su un altro. Il corpo deve adattarsi a una risposta differente del terreno, così come devono farlo gli stessi gesti tecnici.
Accelerazioni, frenate e cambi di direzione
È soprattutto nelle situazioni ad alta intensità che la questione diventa interessante. Il pressing richiesto da Longo comporta continui scatti brevi, arresti, ripartenze e cambi di direzione. Lo stesso vale per una squadra che vuole aggredire immediatamente dopo la perdita del pallone. La superficie influisce sulle condizioni nelle quali il gesto viene eseguito.
Torre del Grifo rappresenta la soluzione
Lavorare presso una sede stabile come Torre del Grifo avrebbe un valore logistico e metodologico. La situazione di Misterbianco nasce infatti come una soluzione temporanea. Nel frattempo, i lavori a Torre del Grifo non sono stati ancora completati ed il recupero totale della struttura rappresenta uno dei passaggi più importanti.
Per il Catania sarebbe un passaggio significativo: avere una vera e propria “casa” per gli allenamenti e poter programmare il lavoro settimanale in condizioni più vicine a quelle delle partite.
Una variabile da monitorare, non un alibi
Alla fine, la questione va collocata nella giusta prospettiva. Allenarsi sul sintetico non significa automaticamente aumentare gli infortuni, così come giocare sul naturale non garantisce l’assenza di problemi fisici. Sarebbe troppo semplice individuare nella superficie la spiegazione di eventuali difficoltà. Ma per il Catania può essere una variabile tecnica e fisica da monitorare.
Se una squadra passa buona parte della settimana sul sintetico e poi affronta le gare interne sul naturale, lo staff deve inevitabilmente considerare questo elemento nella gestione dei carichi, nella scelta delle esercitazioni e nella preparazione della partita.
E c’è un’altra considerazione: se il Catania vuole costruire al “Massimino” un calcio intenso, aggressivo e riconoscibile, allenarsi regolarmente su una superficie il più possibile simile a quella delle gare potrebbe facilitare il lavoro di adattamento.
E’ un dettaglio della quotidianità rossazzurra che merita di essere osservato, soprattutto finché la squadra non potrà tornare a disporre stabilmente di una struttura propria con campi in erba naturale.
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L’articolo Allenarsi sul sintetico e giocare al Massimino: quanto può incidere? proviene da Tutto Calcio Catania.