C’è un modo curioso per guardare la classifica del girone C dopo sei giornate. Il Catania è primo. Il problema è che si trova in testa alla parte destra. Undicesimo posto, sette punti, otto lunghezze dal Sorrento capolista. Qualcosa che, prima dell’inizio del campionato, probabilmente in pochi avrebbero immaginato. Non tanto perché il Catania fosse chiamato necessariamente a dominare il girone, quanto perché le aspettative attorno alla squadra rossazzurra erano certamente diverse.
Il paradosso è tutto qui: il Sorrento guarda tutti dall’alto, mentre il Catania, che avrebbe dovuto essere tra le squadre chiamate a contendere il vertice, oggi deve guardare verso l’alto per ritrovare la propria dimensione.
Una classifica al contrario
Dopo appena sei giornate sarebbe prematuro rendere una posizione di classifica un verdetto definitivo. Il girone C ha già dimostrato quanto velocemente possano cambiare gli equilibri. Sette punti non sono un abisso. Otto punti dalla vetta, invece, cominciano a essere un distacco che merita attenzione. Soprattutto quando a guidare la classifica non è una delle formazioni indicate alla vigilia come favorita, ma il Sorrento. È uno di quei casi in cui il calcio ricorda quanto siano fragili le gerarchie costruite prima del campo.
Il Catania che doveva essere e quello che è
Il Catania non ha ancora trovato una propria fisionomia. Moduli cambiati, giocatori arrivati in momenti differenti, condizioni fisiche da recuperare, infortuni e un gruppo che deve ancora assimilare pienamente le idee di Emilio Longo. Tutti elementi che hanno contribuito a rendere meno fluido l’avvio della stagione.
Il paradosso del Sorrento
Dall’altra parte c’è il Sorrento. Quindici punti dopo sei giornate significano una partenza che ha modificato completamente la lettura della classifica. Il Catania può avere una rosa costruita con determinate ambizioni, ma il campo non conosce il valore dei pronostici, bensì i punti conquistati. Così, dopo sei giornate, la squadra che avrebbe dovuto inseguire è davanti e quella che avrebbe dovuto stare davanti è costretta a inseguire.
Sette punti non cancellano tutto
Attenzione, però, a non cadere nell’altro estremo. Sei giornate raccontano una tendenza, non una stagione. Longo deve riuscire a mettere insieme i pezzi, recuperare giocatori importanti e trovare un sistema capace di esaltare le caratteristiche della rosa. Ma il tempo non può essere considerato un alibi infinito. Perché se è vero che sei giornate non decidono il campionato, è altrettanto vero che ogni giornata aggiunge informazioni. Quelle raccolte finora dicono che il Catania deve cambiare passo.
La classifica non aspetta
La prossima trasferta contro la Casertana arriva quindi in un momento particolare. Non è ancora una partita da dentro o fuori, ma può diventare un passaggio significativo. Perché il Catania ha bisogno innanzitutto di ritrovare continuità, fiducia e una direzione precisa. La classifica può ancora essere ribaltata. Anzi, in un campionato così equilibrato, bastano poche giornate per modificare sensibilmente gli scenari.
Intanto però c’è quel dato, quasi beffardo, che resta lì a guardare tutti: il Catania è primo nella parte destra della classifica. Una frase che strappa un sorriso soltanto per qualche secondo. Perché subito dopo arriva la domanda seria: quanto tempo servirà per spostarlo dall’altra parte? Il campionato è ancora lungo, ma il momento di cominciare a risalire, inevitabilmente, è già arrivato.
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L’articolo Catania primo nella parte destra: il paradosso di una classifica che nessuno aveva previsto proviene da Tutto Calcio Catania.