Ci sono parole che nel calcio non invecchiano mai. Restano lì, sedimentate nella memoria di una piazza, pronte a tornare d’attualità quando il campo ripropone gli stessi interrogativi. A Catania ce n’è una più di tutte: amalgama.
Era una delle parole care ad Angelo Massimino, il presidentissimo che ne aveva fatto quasi una categoria dello spirito rossazzurro. Oggi, a distanza di anni, quella stessa parola torna a fare capolino quando si prova a spiegare il momento del Catania. E non è un caso che di recente sia stata utilizzata anche da Matteo Di Gennaro e dall’allenatore Emilio Longo, sottolineando il fatto che il Catania non sia ancora riuscito a diventare pienamente una squadra.
Non è soltanto una questione di risultati
Sette punti dopo sei giornate raccontano una parte della storia. Il distacco dalla vetta ne racconta un’altra. E c’è un elemento che la classifica non riesce a fotografare: la sensazione di un Catania ancora in costruzione.
Una squadra può anche vincere senza essere perfettamente amalgamata. Può trovare punti attraverso gli episodi, le individualità, una giocata, una condizione atletica superiore. Ma quando l’obiettivo è imporre il proprio calcio, avere un’identità riconoscibile e mantenere continuità, allora l’amalgama diventa qualcosa di più concreto.
È il momento in cui i movimenti diventano automatici, in cui un compagno sa già dove troverà l’altro, in cui le distanze tra i reparti non devono essere continuamente corrette. È il momento in cui undici giocatori smettono di essere undici singoli. Un passaggio che il Catania non ha ancora completato.
Una squadra assemblata, non ancora completamente amalgamata
Il mercato ha preso forma progressivamente, con alcune operazioni chiuse soltanto nelle battute finali. Alcuni calciatori sono arrivati non nelle migliori condizioni fisiche, altri hanno avuto bisogno di tempo per inserirsi. Nel frattempo sono arrivati gli infortuni e il tecnico ha dovuto modificare il sistema di gioco.
Cambiare modulo significa cambiare riferimenti, movimenti, distanze e compiti. Significa chiedere ai giocatori di adattarsi mentre il campionato è già cominciato. E così il Catania ha iniziato a cercare contemporaneamente due cose: i risultati e la propria identità.
L’amalgama non si compra sul mercato
Una rosa può essere costruita in estate attraverso il mercato. L’amalgama, invece, si costruisce sul campo. Non arriva con una firma, non viene presentata insieme al nuovo acquisto e non può essere accelerata semplicemente perché la classifica impone di farlo. Ha bisogno di allenamenti, partite, errori, correzioni, vittorie e anche di tempo.
Per questo il riferimento a Massimino assume oggi un significato particolare. La vecchia ironia sull’amalgama appartiene a un altro calcio, ma il concetto è sorprendentemente moderno: non basta mettere insieme buoni giocatori per ottenere automaticamente una buona squadra.
Di Gennaro e Longo, quella parola tornata d’attualità
Quando anche Matteo Di Gennaro e mister Longo hanno utilizzato recentemente il termine “amalgama”, il tema è diventato ancora più significativo. Perché a parlare non sono osservatori esterni, ma un calciatore e un tecnico che vivono quotidianamente lo spogliatoio, gli allenamenti e il percorso di crescita della squadra. E allora quella parola può essere letta come la fotografia di una fase. Il Catania è una squadra che deve ancora riuscire a mettere insieme tutte le proprie componenti.
Il fattore tempo
Il recupero degli infortunati e la crescita fisica dei calciatori arrivati in estate possono modificare equilibri che oggi appaiono ancora precari. E c’è un altro elemento, meno visibile e forse più importante: la conoscenza reciproca. Più una squadra gioca insieme, più aumenta la possibilità che determinate situazioni diventino naturali. Il passaggio che parte prima, il movimento che viene intuito, la pressione coordinata, la copertura fatta senza bisogno di indicazioni.
Il rischio è confondere la fretta con la soluzione
Il Catania, inevitabilmente, deve migliorare. I punti persi e il distacco dalla vetta sono dati concreti e non possono essere ignorati. Per questo la tentazione di cambiare tutto potrebbe essere la risposta più immediata e non necessariamente quella più utile.
Se il problema è ancora quello di assemblare definitivamente i pezzi, ogni ulteriore rivoluzione rischierebbe di allungare il processo invece di accorciarlo. Ci si chiede, allora, quanto manca perché questi giocatori diventino davvero il Catania? Massimino avrebbe probabilmente sorriso davanti alla parola “amalgama”. Oggi, però, quella vecchia espressione racconta qualcosa di molto serio: il Catania ha già i suoi pezzi. Deve ancora trovare il modo di farli funzionare insieme.
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L’articolo Massimino l’aveva resa celebre, oggi torna d’attualità: il Catania cerca l’amalgama proviene da Tutto Calcio Catania.