Il Messina è stato deferito di fronte alla Sezione Disciplinare del Tribunale Federale Nazionale per il caso legato ai tesseramenti sottoscritti nell’estate 2025 dall’ex presidente Stefano Alaimo, all’epoca dei fatti inibito. Contratti regolarmente ratificati dalla Lega ma in seguito messi in discussione, dopo le istanze di Reggina, Sancataldese e Acireale, che peraltro dopo la retrocessione sul campo non si è più iscritto al torneo di Eccellenza.
Il presidente Justin Davis (foto Emanuele Villari)
I legali dell’Acr sostennero che i soci Justin Davis e Morris Pagniello non avessero alcuna responsabilità per la condotta dei precedenti dirigenti e rievocarono anche la decisione della Corte di Giustizia Federale, che nel 2010 escluse ogni responsabilità della società Delfino Pescara 1936 Srl, che aveva acquisito in Tribunale (proprio come l’Acr) il titolo sportivo del Pescara Calcio SpA, “per fatti ascritti al legale rappresentante della seconda, non tesserato con la nuova compagine”. Proprio in virtù di questo precedente, l’Acr confida quindi di scongiurare sgradite sorprese, dopo la penalizzazione di 14 punti che nel passato torneo ha compromesso la corsa salvezza, propiziando la dolorosa ripartenza dall’Eccellenza.
Il relatore del Tribunale Federale Nazionale Maurizio Lascioli
Dopo il deferimento si torna quindi in udienza, anche se la seduta odierna è stata rinviata per via dell’astensione del presidente Carlo Sica e del relatore Maurizio Lascioli e dovrà trascorrere presumibilmente un altro mese. Fin qui tutte le pronunce, anche la più recente legata alla posizione dell’ex tesserato Angelo Azzara, oggetto di un altro procedimento, non hanno avuto conseguenze per il Messina. In estate gli ex tesserati accettarono di legarsi all’Acr in un momento societario nebuloso come il futuro del club, poi salvatosi nonostante la liquidazione giudiziale della precedente società.
L’ex presidente del Messina Stefano Alaimo (foto Paolo Furrer)
Venti di loro si sono rivolti all’Associazione Italiana Calciatori, concordando il pagamento di una multa per evitare sanzioni più gravi come una squalifica, la cui entità sarebbe stata legata al numero di partite effettivamente disputate nonostante il tesseramento potenzialmente nullo. Di fatto un patteggiamento, ottenuto sfruttando l’articolo 126 del Codice di giustizia sportiva, che consente di chiudere il procedimento prima dell’effettivo dibattimento. A giudizio oltre all’Acr ci sono anche Matheus Reis, tesserato dalla Reggina, il club che ha paradossalmente sollevato il caso, Andrea Sorrentino, che peraltro ha già annunciato il suo ritiro dal calcio giocato, e il giovane del vivaio Alessandro Cirino.
Consulenti del nuovo Acr e curatela dopo il cambio di proprietà (foto Paolo Furrer)
Il Messina ha affidato la sua difesa ai legali Flavia Tortorella e Luis Vizzino, che hanno preferito non commentare il rinvio odierno. Il club continua comunque a professarsi assolutamente sereno sull’esito del procedimento. La ratifica dei tesseramenti e dell’iscrizione al campionato di serie D sono state d’altronde il preludio a ingenti investimenti da parte della nuova proprietà, che si sono aggiunti alle somme richieste dal Tribunale per l’acquisto del ramo sportivo del “vecchio” Acr e il saldo del debito sportivo pregresso, ereditato dalle gestioni Sciotto e Aad Invest Group. Per cui, in caso di eventuale condanna, verrebbero con ogni probabilità avanzate richieste risarcitorie nei confronti di Lnd e Figc.
L’articolo “Caso Alaimo”, perché il Messina va a giudizio? Il precedente del Pescara proviene da Messina Sportiva.