Cronaca Catania 4 min

ESCLUSIVA – Aya: “Il Catania deve costruire certezze. No all’alibi della condizione fisica. A Caserta bisogna essere anche sfacciati”

24 Settembre 2026

83 presenze con la maglia del Catania nel biennio 2017-2019, guidando la retroguardia con carisma e sicurezza. Raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione, Ramzi Aya ha espresso il proprio parere sul momento in casa rossazzurra. Partendo dalla necessità di costruire certezze difensive. L’ex difensore respinge l’alibi della condizione fisica per giustificare l’avvio di campionato a corrente alternata degli uomini di Longo.

Il Catania è partito un po’ a rilento in questo campionato. C’era da attenderselo data la presenza di un allenatore nuovo e un organico parzialmente rinnovato?
«Il fatto di avere un allenatore nuovo può incidere e ancora non si sono creati magari i giusti meccanismi. Certo è che una piazza come Catania non è che ti dia tempo di aspettare troppo perchè i risultati camminano, i punti se ne vanno e gli obiettivi poi sfumano. C’è ancora tempo per recuperare, certo è che bisogna cambiare marcia».

La classifica al momento non soddisfa, tuttavia essendo il campionato ancora all’inizio c’è margine per rientrare nelle posizioni di vertice?
«Fondamentalmente c’è margine per recuperare, bisogna dare una sterzata perché comunque il Catania è una squadra che ha pure subito tanto parlando in ottica di gol subiti (8 reti incassate, ndr). Se vuoi provare ad ottenere qualcosa devi partire sicuramente da una fase difensiva solida. Se si vuole parlare di qualcos’altro che non sia il classico campionato di Serie C andato male, di un campionato da protagonista dove si gioca effettivamente per vincere, bisogna cambiare assolutamente modo di affrontare le partite. Ma questo non lo dico io, lo dice il campo. Bisogna un attimino trovare delle certezze e partire sempre da quelle difensive. Perché se una squadra subisce puntualmente 1-2 gol a partita di certezze ne ha poche secondo me. Bisogna trovare delle certezze e attaccarsi a quelle, migliorarle per far sì di ottenere poi dei risultati».

La Serie C si vince avendo la miglior difesa?
«Secondo me tutti i campionati sono così. Se uno analizza dieci campionati diversi con la prima che vince il campionato, puntualmente se non è la prima è la seconda miglior difesa. Se tu crei un equilibrio tra attacco e difesa ottieni dei risultati, se non lo crei difficilmente potrai ottenere dei grandi riscontri».

La squadra è parsa in ritardo di condizione atletica rispetto agli avversari. La ragione può essere ricercata nell’arrivo di tanti giocatori a fine mercato?
«Parlare di preparazione atletica non saprei perché ci sono tanti parametri da vedere. Certo è che se uno ha preso dei giocatori a fine mercato che magari non si allenavano è un conto, se ha preso dei giocatori che puntualmente erano in altre società dove si allenavano regolarmente allora è un altro conto. La storia della condizione fisica a me non è mai piaciuta. Può influire un 5-10% però fino a un certo punto. A me non sono mai piaciuti questi alibi, bisogna prendersi le responsabilità. Penso possa rappresentare un 5-10% in più che sicuramente può aiutarli a migliorare il loro andamento».

Domenica la formazione rossazzurra è attesa dalla difficile trasferta sul campo della Casertana. Per uscire dal ‘Pinto’ con un risultato positivo ci saranno da sudare le proverbiali “sette camicie”…
«Secondo me sono tutte partite un po’ complicate. Il campionato è questo. Il girone del Sud è sempre di temperamento, con molto agonismo, ogni partita ha le sue insidie. Secondo me bisogna lavorare prima su se stessi e poi in funzione dell’avversario. Si deve avere rispetto della Casertana, della loro squadra, ma fino a un certo punto. Bisogna avere un pizzico di presunzione. Voler andar lì, fare la partita, vincerla. Con rispetto, bisogna essere anche un po’ sfacciati».

Lo scorso anno hai partecipato al corso federale di Coverciano conseguendo l’abilitazione come Allenatore UEFA B. Che esperienza è stata?
«Sicuramente è stata un’esperienza formativa, ti interfacci con persone di un certo livello. Me la porto dentro e la rifarei altre cento volte. Certo, farlo di presenza a Coverciano è stato un plus per noi. Perché comunque hai la possibilità di stare sul posto, di lavorare sul campo, di interfacciarti con giocatori molto importanti che fanno di questo il proprio lavoro. Per me farlo è stata un’opportunità, devi avere un certo tipo di punteggio e io ci sono rientrato. Oggi mi sono un po’ allontanato dal mondo del calcio, sono sincero. Amo il calcio però non amo quello che vedo che sta diventando. Ormai c’è più business. Io mi sono sentito sempre un giocatore passionale, attaccato a un certo tipo di valori che ora non riscontro. Mi sono allontanato un po’ da questo mondo. Non so se in futuro intraprenderò questa strada che mi piace, mi affascina, ma adesso non così tanto da slegarmi alla mia famiglia onestamente».

Si ringrazia Ramzi Aya per la gentile concessione dell’intervista.

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