di Ambra DragoQuarantasette anni fa il giudice Cesare Terranova e il Maresciallo Mancuso furono uccisi in via De Amicis a Palermo. Il giudice e il suo fidato maresciallo erano usciti a bordo della Fiat 131. Alle 8,30 quando furono raggiunti da una crivellata di colpi. Il giudice , alla guida dell’auto, morì sul colpo mentre il “suo ” poliziotto poche ore dopo. Era il 1979 e il giudice Terranova entrato in magistratura dopo la guerra fu pretore a Messina , a Rometta, per poi approdare a Marsala e il suo nome risuonò alle orecchie dell’opinione pubblica poichè resto legato alle indagini alla scomparsa di tre bambine per questo fatto a Michele Vinci fu dato l’ergastolo.
Poi raggiunse il capoluogo siciliano, con la carica di giudice istruttore e poi come Presidente della seconda sezione della Corte d’Appello di Palermo. Ma nella sua lunga carriera istrui processi contro la criminalità organizzata e Luciano Liggio ne decreto la morte. Un impegno costante per l’affermazione della giustizia condivido per un periodo con l’impegno politico. Terranova fu eletto nelle liste del PCI per due legislature ricoprendo un ruolo determinante all’interno della Commissione Parlamentare Nazionale Antimafia. Un periodo romano che non fece venire meno il legame con il maresciallo Mancuso, agente di pubblica Sicurezza e padre di quattro figli. Un legame indissolubile quello tra i due raccontato in una piece teatrale fortemente voluta da Carmine Mancuso, figlio di Lenin e come ha raccontato anche Geraldina Piazza nipote di Terranova.

Quest’ultima che insieme alla sua famiglia ha altresì vissuto per dieci anni nello stabile dello zio ha raccontato la gioiosità e la disponibilità del magistrato raccontando qualche aneddoto. “Ricordo che andavo a fare la spesa con mio che accontetava in tutto me e i miei fratelli. Riempivano il carrello di caramelle e quant’altro tanto che mia zia quando sistemava la spesa diceva in modo scherzoso: ” Ora che mangiamo”. questo per dire la generosità e con noi era straordinario”. Alla domanda cosa ha lasciato il giudice Terranova la risposta è stata chiara e decisa: “Era una persona profondamente onesta che ha lasciato nella sua famiglia una base di correttezza indimenticambile. a me capita ancora che se ad esempio i posteggiatore cerca di estorcermi dei soldi lo guardo e dico senza esitazione. “Gira a largo. Io sono nipote di Cesare Terranova perchè per me è un esempio e un valore aggiunto nella mia formazione di persona”. Inoltre abbiamo chieso se il Giudice avesse contezza del pericolo che stava correndo: “Quando loro erano partiti avevamo il diktat di non aprire a nessuno nemmeno se ad esempio veniva un contadino dalla campagna a portare qualcosa perchè ad esempio dentro il capretto poteva esserci qualche cosa pericolosa o minacciosa. Si capiva che non erano momenti facili”. Uno zio, un marito, un uomo di altri tempi ha ribadito Geraldina Piazza che crede nel valore della memoria, presenti gli studenti dell’ IC Giovanni XXIII-Piazzi.”E’ bellissimo vedere tanti giovani. e’ fondamentale il valore della memoria. Fin quando noi ne parliamo e portiamo avanti il ricordo vuol dire che il loro sacrificio non è stato vano”.
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“Il maresciallo Mancuso e il giudice Terranova ha sottolineato padre Massimiliano Purpura ,Cappellano della Polizia di Stato, furono e sono testimoni della lotta contro la mafia e che continuano a ispirare le giovani generazioni. Se si vuole sconfiggere la mentalità mafiosa bisogna fornire degli strumenti formativi in modo da saper riconoscere il bene dal male e da prendere le distanze da ciò che danneggia la vita umana. vari studenti questi servitori dello Stato oggi si rivolgono a voi perché essi sono vivi e sono il presente del nostro oggi, del nostro domani e del nostro futuro”.