La nuova ISAB, quella passata sotto la guida italiana di Ludoil, ha aperto questa mattina le proprie porte al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Una visita dal forte significato istituzionale, arrivata pochi giorni dopo il perfezionamento dell’acquisizione del 51% della raffineria da parte del gruppo guidato dalla famiglia Ammaturo. L’operazione ha riportato sotto una proprietà italiana la guida del più grande complesso di raffinazione del Paese, con una capacità di circa 320 mila barili al giorno.
Urso ha incontrato i vertici aziendali, visitato lo stabilimento e incontrato le rappresentanze dei lavoratori. Un sopralluogo che arriva in una fase nella quale ISAB si trova davanti a una trasformazione importante: da un lato la necessità di consolidare la capacità produttiva tradizionale, dall’altro l’avvio di un percorso verso biocarburanti e nuove produzioni legate alla transizione energetica.
Il Governo considera Priolo un’infrastruttura essenziale per la sicurezza energetica nazionale. Lo stesso Urso, alla vigilia della visita, aveva ricordato come l’esecutivo abbia lavorato per evitare la chiusura della raffineria e accompagnarne il ritorno sotto una guida italiana, anche attraverso l’esercizio dei poteri speciali. Ma proprio adesso che la proprietà è cambiata, si apre la fase più delicata: trasformare il passaggio societario in un vero progetto industriale.
Adolfo Urso
Ludoil ha annunciato un piano da circa 1,3 miliardi di euro in cinque anni, destinato sia al recupero di alcune unità produttive sia alla progressiva riconversione verso i biocarburanti. Il programma prevede inoltre il mantenimento dell’attuale occupazione e un significativo ricorso a personale e imprese durante la fase dei lavori. Eppure, accanto agli investimenti annunciati, rimane una questione che il territorio chiede di chiarire: il rapporto contrattuale tra ISAB e Trafigura.
Secondo quanto riportato oggi, l’accordo di esclusiva per la fornitura del greggio e la commercializzazione dei prodotti della raffineria avrebbe una durata fino al 2033. Il tema è stato sollevato anche dal senatore Antonio Nicita, che ha chiesto di conoscere durata, condizioni economiche, ripartizione dei rischi e clausole di recesso dell’intesa, sollecitando il Governo a verificare che il rapporto non condizioni l’autonomia di un’infrastruttura considerata strategica.
È dunque questo uno dei punti sui quali l’attenzione resta alta. Non è in discussione soltanto un contratto commerciale, ma il rapporto tra autonomia industriale, sicurezza degli approvvigionamenti e tutela di un asset strategico nazionale.
Il ministro, parlando con i giornalisti dopo la visita, ha ribadito la centralità di ISAB nella politica industriale ed energetica del Paese. Il messaggio politico è chiaro: Priolo non deve essere considerata soltanto una raffineria da preservare, ma una piattaforma industriale sulla quale costruire una parte della nuova strategia energetica italiana. Ora, però, dalle dichiarazioni bisognerà passare ai fatti.
Per Siracusa la sfida è enorme: mantenere la produzione, garantire il lavoro, attrarre investimenti, sostenere l’indotto e accompagnare la transizione senza impoverire il patrimonio industriale esistente. La visita di Urso segna così l’inizio di una nuova fase. Il passaggio a Ludoil ha chiuso una partita societaria lunga e complessa. Quella industriale, invece, è appena cominciata.E il territorio chiede una risposta anche su una domanda precisa: quanto è realmente autonoma la nuova ISAB nei confronti di Trafigura?
L’articolo Siracusa. Urso all’ISAB: «Priolo è strategica, ora il rilancio» proviene da Libertà Sicilia.