Il caso “Sistema Siracusa” torna a muoversi nei corridoi della giustizia, e lo fa con un nuovo colpo di scena destinato a riaprire tensioni mai del tutto sopite. La Procura generale presso la Corte d’appello di Messina ha infatti deciso di impugnare la sentenza di secondo grado, rimettendo in discussione un impianto giudiziario già profondamente rimaneggiato in appello.
Al centro dello scontro giudiziario ci sono i consulenti della Procura, scelti da Piero Amara e Giuseppe Calafiore, figure chiave dell’intera vicenda. Proprio loro erano stati assolti in appello con la formula più ampia: “il fatto non sussiste”. Una decisione che non ha convinto tutti, anzi.
A spingere per il ricorso è stato anche il Comune di Siracusa, costituitosi parte civile. Il legale dell’ente, l’avvocato Davide Bruno, non usa mezzi termini: la pronuncia dei giudici messinesi sarebbe incoerente. Una valutazione netta, che punta il dito contro il ribaltamento della sentenza di primo grado del 27 settembre 2022, in cui i consulenti – Mauro Verace, Gianluca De Micheli, Salvatore Maria Pace e Vincenzo Naso – erano finiti sotto accusa. Secondo l’impostazione originaria, avrebbero avuto un ruolo tutt’altro che marginale: quello di incidere sull’andamento di alcuni procedimenti penali poi finiti nel mirino degli stessi inquirenti.
Ma è nelle motivazioni depositate a marzo che emerge il quadro più inquietante. I giudici parlano di una vera e propria “Galassia Siracusa”: un sistema complesso, fatto di legami, influenze e interessi convergenti, tutti riconducibili a un unico centro. Un intreccio radicato nel territorio e alimentato da una rete fitta, ramificata, difficile da decifrare, costruita attorno all’asse Amara-Calafiore.
Non solo. Le carte descrivono anche un ambiente segnato da relazioni opache all’interno del Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia, connessioni che – secondo i giudici – si intreccerebbero con ambienti politici e giudiziari vicini ai due protagonisti.
In questo scenario si colloca la posizione di Giuseppe Mineo. Per lui la Corte d’appello ha ridotto la pena a quattro anni, ma ha confermato un punto cruciale: il suo coinvolgimento sarebbe legato al ruolo ricoperto all’interno del Cga e alla sua presenza in due vicende giudiziarie chiave.
Un mosaico ancora incompleto, fatto di sentenze, ricorsi e ombre che continuano ad allungarsi. E con l’impugnazione appena presentata, la partita giudiziaria è tutt’altro che chiusa.
L’articolo Siracusa. L’ombra lunga sul ‘Sistema Siracusa’, la bomba giudiziaria riemerge: colpo devastante della Procura proviene da Libertà Sicilia.