Tutto è pronto per la 109ª edizione del Giro d’Italia. Partenza l’8 maggio dalla Bulgaria e arrivo finale a Roma il 31 maggio. Saranno 3.480 i chilometri complessivi. Il grande favorito non può che essere Jonas Vingegaard. Il fuoriclasse della Visma Lease a Bike fa il suo debutto assoluto al Giro con una missione precisa: completare la “Tripla Corona”.
Giulio Pellizzari fra i big italiani al Giro
Dopo avere dominato il Tour de France (2022 e 2023) e conquistato la Vuelta a España nel 2025, il danese punta a entrare nel ristrettissimo club dei corridori capaci di vincere tutti e tre i Grandi Giri. Vingegaard arriva in una forma smagliante, forte dei successi stagionali alla Parigi-Nizza e alla Volta a Catalunya. La sua capacità di gestire le grandi salite e la freddezza nei momenti cruciali lo rendono l’uomo da battere, il punto di riferimento assoluto per ogni strategia di gara. Se Vingegaard è il re designato, l’Italia risponde con il suo talento più puro e atteso, Giulio Pellizzari.
Il giovane marchigiano della Red Bull Bora Hansgrohe non è più una promessa. Fresco vincitore del Tour of the Alps 2026, dove ha dato prova di una maturità tattica impressionante, Pellizzari si presenta al via come il principale antagonista del danese. Dopo il sesto posto dello scorso anno, quest’anno punta decisamente al podio. In un’edizione che vede la partecipazione dei corridori siciliani ridotta ai minimi termini, gli occhi di un’intera isola saranno puntati su un solo uomo, Damiano Caruso.
Damiano Caruso al nono Giro d’Italia in carriera
Il ragusano, classe 1987, affronterà quella che ha già annunciato essere la sua nona e ultima partecipazione alla corsa rosa. Con tapponi dolomitici che includono il ritorno del Passo Giau (Cima Coppi) e l’arrivo mozzafiato sul Piancavallo, il Giro 2026 è disegnato per chi non ha paura della fatica estrema. Vingegaard parte con i favori del pronostico, ma tra l’esuberanza di Pellizzari e l’ultima recita di Caruso, la strada verso Roma è pronta a scrivere una storia tutta nuova.
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