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Catania. Truffa del “falso finanziere” e estorsione a una famiglia: minorenne collocato in comunità

14 Maggio 2026

I Carabinieri della stazione di Calatabiano (CT), su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Catania, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del collocamento in comunità, emessa dal G.I.P. del Tribunale per i Minorenni di Catania, nei confronti di un 17enne catanese, in quanto gravemente indiziato, seppure in una fase che non ha ancora consentito l’intervento della difesa e l’instaurazione del contradditorio davanti al giudice e ferma restando la presunzione di innocenza valevole fino a condanna definitiva, di avere posto in essere, in concorso con due soggetti maggiorenni, una truffa, utilizzando la tecnica criminale del “falso finanziere” ed estorsione.
Il provvedimento restrittivo compendia gli esiti di un’attività di indagine svolta dai Carabinieri della locale Stazione, a partire dalla denuncia sporta nell’ottobre 2025 dalle vittime, padre e figlia di 54 e 23 anni.

L’uomo, contattato sulla sua utenza mobile, mentre si trovava a casa, è stato contattato da un altro cellulare. L’interlocutore, presentandosi come Ufficiale della Guardia di Finanza, lo avrebbe informato che la targa della sua autovettura risultava coinvolta in una rapina e lo sollecitava a raggiungere il Comando della Guardia di Finanza di Taormina per chiarire la sua posizione. La predetta telefonata, partita da Napoli, sarebbe stata effettuata da un 22enne, uno dei due indagati con un ruolo attivo nella truffa, da un cellulare con scheda sim a lui intestata.
Il 54enne, uscito repentinamente di casa, passava a prendere la moglie ed insieme si recavano in scooter a Taormina senza dire nulla alla figlia che, rimasta a casa da sola, sarebbe stata subito contattata prima sul numero di casa e poi sul suo cellulare da un uomo che, qualificatosi quale appartenente alla G.d.F., la intimidiva raccontandole di un coinvolgimento del padre in una rapina. Contestualmente avrebbe intimato alla giovane di preparare dei monili in oro e tutto il contante presente in casa che avrebbe dovuto consegnare ad un addetto incaricato dal Tribunale il quale si sarebbe presentato alla porta dell’abitazione. La giovane, impaurita ed indotta in errore, poco dopo consegnava la somma di 600 euro e oggetti preziosi per il valore di 1.500 euro.

Più tardi le vittime scoprivano di essere stati truffate, allorquando il 54enne arrivato con la moglie al comando della Guardia di Finanza di Taormina, mentre era ancora al telefono col telefonista-complice (22enne) apprendeva che nessuno da quel comando, lo aveva mai convocato.
La condotta contra legem di tutti gli indagati, supportata dalle dichiarazioni rese dalle persone offese, veniva – altresì – acclarata dai filmati delle videoriprese estrapolate da due telecamere poste nelle immediate vicinanze dell’abitazione delle vittime e che, grazie al lavoro certosino degli inquirenti, hanno permesso di ricostruire tutte le fasi dell’estorsione come l’arrivo del minore a bordo dell’autovettura condotta dal complice (37enne), il quale dopo essere entrato in casa delle vittime ne usciva con in mano una busta contenente il denaro e i gioielli ricevuti pochi istanti prima ricevuti dalla giovane vittima, convinta a consegnarli per far sì che potessero essere valutati dagli agenti della Guardia di Finanza presso cui, ad attenderlo, vi erano i suoi genitori.

Oltre ad aver fatto luce sugli esecutori materiale di tale grave crimine, gli investigatori hanno posto in evidenza alle AA.GG. inquirenti, come tali fatti-reato vengano organizzati fra gruppi di malavitosi cooperanti fra loro anche dal di fuori dell’Isola.

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