Il caso della fideiussione integrativa che ha riguardato il Catania continua a far discutere e arriva anche sulle pagine di “Sportitalia” attraverso l’editoriale di Michele Criscitiello, che analizza la vicenda soffermandosi sia sulle responsabilità del club rossazzurro che sulle complessità del sistema delle garanzie nel calcio italiano.
Il giornalista parte dalla protesta dei tifosi, giudicando eccessiva la manifestazione organizzata. «I tifosi in piazza per un “errore” del genere è un tantino esagerato. In piazza si va se stai retrocedendo, vedi il Bari dalla B alla C, se la squadra sta fallendo (a Catania è già successo) ma non se ti manca una fideiussione integrativa per tesserare i giocatori che hai appena preso, una settimana prima e non una settimana dopo».
Le responsabilità del Catania
Criscitiello non assolve però la società rossazzurra. Anzi, individua diverse criticità nella gestione degli ultimi anni. «Le colpe della società sono evidenti per varie ragioni», sottolinea, ricordando gli ingenti investimenti effettuati senza però raggiungere gli obiettivi prefissati.
Nel mirino finiscono anche le tempistiche e alcune scelte societarie: «Non bisogna arrivare all’ultimo momento, non devi spendere 40 milioni in 3 anni senza raggiungere mezzo obiettivo, non devi pavoneggiarti dei lavori a Torre del Grifo se poi li interrompi per mancanza di liquidità. Tutti errori che un grande club che vuole tornare in serie A quanto prima non può e non deve commettere».
Il ragionamento si estende quindi alla gestione complessiva del club: spendere molto non è sufficiente se agli investimenti non corrispondono risultati e una struttura organizzativa adeguata. «La famosa fideiussione il Catania la doveva presentare entro il 10 agosto, secondo slot disponibile per coprire tutti gli extra contratto dei calciatori appena presi. Dentro, ricordiamo, ci finiscono anche i contratti dei vari componenti dello staff tecnico. La prime fideiussione è di 350 mila euro ma serve a coprire solo un milione di euro di costo azienda dei tesserati, allenatori e calciatori. A Catania, tradotto, con un milione costo azienda non ci fai nulla perché negli anni ha buttato una marea di soldi con ingaggi folli a gente scarsa che superano i 100 mila netti e spesso sfiorano i 200 netti. Qui, però, entri nel caos fideiussione. Quella integrativa la devi presentare entro il 10 agosto. Poi hai un altro slot entro il 10 settembre».
Il problema delle regole e delle proprietà straniere
L’editoriale invita però anche a guardare la vicenda dal punto di vista delle proprietà straniere. Se i capitali esteri rappresentano una risorsa importante per il calcio italiano, sostiene Criscitiello, bisogna anche considerare le difficoltà che imprenditori stranieri possono incontrare davanti a un sistema di regole particolarmente complesso.
Il caso della fideiussione diventa così, nella sua analisi, un esempio delle difficoltà operative che possono emergere quando scadenze, procedure bancarie e regolamenti federali si intrecciano con i tempi del mercato. La garanzia iniziale, spiega Criscitiello, copre soltanto una determinata quota del costo aziendale dei tesserati. Quando il monte ingaggi supera quella soglia, entra in gioco la fideiussione integrativa, che deve essere presentata entro una seconda scadenza.
Agosto e la difficoltà di ottenere le garanzie
Uno degli aspetti evidenziati nell’editoriale riguarda proprio il periodo in cui cadono le scadenze. La richiesta di una fideiussione integrativa entro agosto può diventare particolarmente complicata, soprattutto considerando la ridotta operatività di banche e assicurazioni durante il periodo estivo.
Criscitiello sostiene quindi che il problema del Catania, più che nella disponibilità immediata di liquidità, possa essere stato legato alla gestione dell’operatività necessaria per ottenere la documentazione nei tempi previsti.
Esiste anche una possibile alternativa: anticipare il pagamento degli stipendi per ridurre temporaneamente il monte ingaggi e procedere con alcuni tesseramenti. Una soluzione, però, che il giornalista considera più una «scorciatoia» che una vera risposta strutturale al problema.
Nel mirino anche il sistema dei premi
Criscitiello dedica poi una parte importante della sua analisi al funzionamento delle fideiussioni, soffermandosi sui bonus previsti nei contratti dei calciatori. Alcuni premi possono contribuire ad aumentare il valore della garanzia richiesta, anche quando si tratta di obiettivi difficilmente raggiungibili. Una situazione che, a suo giudizio, meriterebbe una revisione regolamentare.
«Va bene tutelare gli stipendi ma i bonus premi che fanno cumulo in fideiussione è un tantino esagerato», osserva Criscitiello, sostenendo la necessità di distinguere meglio tra la parte fissa degli ingaggi e determinati incentivi contrattuali. «Se prendi un calciatore è gli dai 100 k ma poi gli metti i premi, seppur non facilmente raggiungibili, questi finiscono nella fideiussione. Probabilmente mai il calciatore raggiungerà quel premio ma intanto ti fa cumulo. Non finiscono in fideiussione i premi come gol, porta inviolata e promozione. Tutti gli altri si».
Salary cap e rosa a 23: misure condivise
L’editoriale non mette però in discussione l’intero impianto delle regole. Criscitiello considera condivisibili alcune battaglie della Lega di Serie C, come il limite della rosa a 23 giocatori e il salary cap.
Il punto è rendere il sistema più funzionale senza rinunciare alle necessarie garanzie economiche. «Vanno cambiate giusto un paio di cose per rendere i club più operativi», è la sintesi della sua posizione.
La vicenda Catania diventa dunque, nell’analisi di Criscitiello, l’occasione per una riflessione più ampia sul calcio italiano: da una parte le responsabilità delle società, chiamate a programmare e rispettare scadenze e procedure; dall’altra un sistema che potrebbe essere semplificato per evitare che gli aspetti burocratici finiscano per condizionare eccessivamente l’attività dei club.
Una posizione che riconosce gli errori commessi dal Catania ma invita anche a rivedere alcuni meccanismi regolamentari. Perché, conclude Criscitiello, l’obiettivo dovrebbe essere quello di garantire solidità economica e tutela dei tesserati senza trasformare la burocrazia in un ulteriore ostacolo alla gestione quotidiana delle società.
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L’articolo STAMPA NAZIONALE – Criscitiello: «Caso fideiussione, le colpe della società sono evidenti ma le regole vanno riviste» proviene da Tutto Calcio Catania.